TITOLO
rivista scientifico-culturale d'arte contemporaneaanno X - n. 30 - autunno 1999

Grazie a Dio, l'arte contemporanea fa ancora scandalo
di G.B.
Opus 3015a
Pecoraro - Meotta - Maiorano

Opus 3015b
Varotsos

Opus 3015c
De Meo

Opus 3015d
Babini

Peccato. Non basta la sensibilità di un manager dell'industria dei rifiuti e del riciclaggio, Roberto Baronio, che, all'interno di una grande manifestazione di settore (Netturbiadi 1999), ha voluto un angolo per l'arte contemporanea, né la capacità di un giovane critico, Daniela Del Moro, che ha chiamato dodici artisti ad esporre sul corso principale (il salotto buono) di Riccione lavori che in modo più o meno realistico testimoniassero come il materiale umile possa assurgere a materiale per l'opera d'arte: InfinitaMente è il titolo di questa iniziativa che si è tenuta nella prima metà del settembre scorso.

Il ferro di Mainolfi e di Habicher, il vetro di Varotsos, la plastica di De Meo, il legno della Ciampi, le lattine pressate del - per l'occasione - gruppo Maiorano-Pecoraro-Peotta, le vecchie mappe e la seta della Ursulet, i materiali e oggetti vari di Innocente e della Fanti, i reperti industriali della Babini, la carta di Buttaro, la plastica e l'acqua della Piergallini erano i materiali che davano forma alle opere esposte. Un percorso curioso, stimolante, sicuramente dissacrante, ma atto a far pensare, a far riflettere e ad indurre alla comprensione.

Tutto ciò, dicevamo, non è bastato, infatti subito i commercianti della via - salvo alcuni più colti e più sensibili o, per lo meno, più disponibili e tolleranti - fin dal momento dell'allestimento, tronfi con le loro magliette armani e coca-cola in mano, hanno cominciato a fare ironia, a protestare, a inveire. Ciò ha creato il terreno di coltura per il vandalismo di alcuni di quei giovanotti sciocchi, tanto coccolati dalla riviera adriatica, con le sue discoteche, pizzerie, straniere mezze nude, sale giochi, che da subito hanno cominciato a danneggiare e, in alcuni casi, a distruggere le opere. Dopo alcuni giorni l'organizzazione è stata costretta a togliere i lavori d'arte.

E' una pagina vergognosa per una zona già gravida di ignoranza e di kitsch. Ma la situazione è anche patetica e ridicola se l'insegna di una bottega di quella strada è disegnata con gli stessi caratteri delle parole libere dei Futuristi; anche loro bersagliati dagli insulti, all'inizio del secolo, dei benpensanti!

Resta il fatto che - non importa per quanto tempo - si è potuta vedere una bella mostra che, benché "costretta" ad una tematica precisa, ha saputo adempiere a quanto richiesto in modo non didascalico, ma simbolicamente e metaforicamente. Resta il fatto che finalmente l'arte - al contrario di molta di quella attuale omologata al perbenismo del cattivo gusto e della cultura effimera - ha adempiuto al suo compito, quello di fare "scandalo" per far crescere le persone. Resta anche un bel catalogo. E i bottegai e i vandali di Riccione restino pure tra le loro quindici file di ombrelloni, di fronte a quel mare giallomelma e godano della distruzione dei lavori degli artisti: questi, se non tutti almeno alcuni, e, comunque, la loro disciplina resteranno nella storia, quelli finiranno nei depuratori, ma non per sfociare in acque limpide, bensì in quelle giallo-melma ove per una vita hanno sguazzato.

Poiché non ci piacciono le generalizzazioni, né le notti in cui tutti i gatti sono bigi, va registrato l'apprezzamento di molti cittadini di Riccione, quello di alcuni negozianti, in special modo quelli aderenti al Consorzio d'area viale Ceccarini, che si sono premurati di assistere gli artisti, ed anche la sensibilità delle autorità locali, a cominciare dal Sindaco e dall'Assessore alla cultura: riconoscimento, questo, necessario e non certo formale.


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