TITOLO
rivista scientifico-culturale d'arte contemporaneaanno X - n. 30 - autunno 1999

IbridAzioni e InterZone sulle rive del Po
di Luisa Perlo
Opus 3013a
S. Moral, 1999
Dolore, performance
I Murazzi sono le grandi strutture in muratura che costeggiano il Po, a Torino, scendendo dalla centrale Piazza Vittorio. Con il declino della navigazione fluviale, i vecchi magazzini per le imbarcazioni al loro interno sono stati progressivamente trasformati in locali notturni. Oggi i Murazzi non sono solo il fulcro del loisir torinese, ma un vero e proprio crocevia di culture, non esente negli anni da tensioni sociali ed etniche, con tragici risvolti. Entrare ai Murazzi è come varcare una frontiera, e non solo perché vengono periodicamente militarizzati. Da tempo si parla di una loro riqualificazione, chiamando in causa la cultura come un'ecumenica panacea.

L'associazione Zenit, animata da Roberto Marucci, opera dal 1994 ai Murazzi in questa direzione. Pensando in primo luogo, più che a "bonificare" l'area, a creare spazi per quell'arte contemporanea che a Torino, nonostante musei e fondazioni, è sempre il fanalino di coda. Mostre di giovani artisti, conferenze e workshop si sono avvicendati ogni estate. Dopo una pausa di riflessione in trasferta, Zenit ha quest'anno ripreso in mano le redini delle Arcate 18/20/22, tentando per la prima volta un'interazione con il genius loci, all'interno del programma multidisciplinare Murazzi+, inserito negli istituzionali Giorni d'estate.

Estremamente efficace è stata la programmazione delle due rassegne curate, a partire dai primi di luglio, da Dario Salani e Olga Gambari. La prima, IbridAzioni era dedicata alle performance, con uno sguardo retrospettivo alla body art. InterZone contemplava invece interventi e installazioni ambientali. Alla formula tradizionale della mostra è stata preferita quella del singolo evento, più agile e adatta alla fisionomia del luogo. Ha inaugurato IbridAzioni Sükran Moral, che da dieci anni si divide tra la Turchia e l'ltalia, con una toccante performance alla quale hanno preso parte alcuni tra i potenziali visitatori. Dolore mirava a conferire una dimensione collettiva e universale alla sensazione soggettiva. Usando come spunto i postumi di un'operazione chirurgica particolarmente sofferta, l'artista ha costruito una metaforica mise en scene: circondata da una folla di alter ego maschili e femminili, sedeva a terra con la testa fasciata e indossando una vestaglia per uso chirurgico. L'unico movimento dei corpi, all'unisono, era un dondolamento ipnotico modulato sulle note distorte di una litania che aumentava di volume fino a rendere la visione intollerabile. La performance era seguita dalla proiezione di un video in cui si vede l'artista in un bagno turco maschile. Una delle sue prove, ambigua e a tratti sensuale, in cui la rottura di un divieto con l'esposizione ad un rischio reale, serve a evidenziare contraddizioni culturali e sociali. Il secondo appuntamento aveva come protagonista Giovanna Ricotta, che attinge all'immaginario massificato della moda, stigmatizzandone le storture, a partire dall'ossessione per la cura del corpo. Scheda Madre + Unità 1 mostrava due figure private degli organi genitali distese a terra e collegate, attraverso un "cordone ombelicale", ad una macchina dalla quale fuoriusciva una vischiosa sostanza blu, gel per capelli contrabbandato per nutrimento vitale. Dalla "durezza" dei primi due appuntamenti si è passati, con il Larvamento amoroso di Rokkodrillo di Francesco Impellizzeri, a una serata decisamente più ludica. Con la serie di personaggi en travesti Impellizzeri ironizza sul mondo dell'arte, distribuendo saggi e improbabili consigli. Il Rokkodrillo nasce nel 1996 come omaggio a Pino Pascali. Metà uomo e metà coccodrillo, emette dall'interno di un bozzolo inquietanti suoni gutturali che si sciolgono nelle note di un'antica canzone siciliana d'amor perduto, per esplodere in un frenetico rock and roll in stile anni '60 demenziale. Da non perdere era il programma di video e filmati curato da Raffaella Morra e Davide Bramante, dal titolo Act Up: Action & Motion. Soprattutto per la presenza di alcuni preziosi documenti relativi a esperienze storiche che il più delle volte conosciamo solo riprodotte in fotografia. Diverso è vedere dal vivo Gina Pane che si soffoca nel latte in Azione melanconica o Günter Brus nella sua ultima performance del 1970, Prova di resistenza, che tra autosoffocamenti, tagli e suture, si è rivelata estrema ai limiti della sopportazione, soprattutto del pubblico, facendo sembrare le azioni polimorfe e perverse di Paul Mc Carthy con il suo Pipenose condito con cioccolata, maionese e ketchup un innocuo e infantile divertissement. Più disteso il ciclo InterZone in cui abbiamo visto la sessualità poliandrica della giovanissima napoletana Rosy Rox creare le basi per una teratologia amorosa. La accompagnava un'amica più celebre, Betty Bee, prodottasi in un'estemporanea traversata fluviale per ritoccare una sirena metallica affiorante dalle acque: Mediterranea, la sua prima prova di scultura. Video non narrativi nella serata, curata da Titolo, dedicata al progetto Stream TV nato in Francia nel 1998, da un'idea dell'artista Marcus Kreiss e del critico Olivier Reneau, per individuare canali di diffusione per video d'arte basati su sequenze di immagini prive di dialoghi o di sonoro prestabilito, in condizioni ambientali dove la proiezione faccia parte integrante di uno spazio sociale. Il progetto è stato presentato in occasione di una Stream TV Video Lounge, una proiezione accompagnata da musica selezionata da DJ, come già era accaduto al Nitsa Club di Barcellona, al ICA di Londra, al Void Bar di New York, al Centro Local Access di Parigi. La serata ha permesso, tra l'altro, di mostrare autori francesi, tedeschi e statunitensi mai visti a Torino. Unica presenza italiana, la torinese DJ Lamù, alias Francesca Perillo. Dopo la pausa di agosto è stata la volta di Luisa Rabbia, con Se solo se, un'installazione ambientale realizzata con la proiezione incrociata di una serie di diapositive che, parlando della creazione e della distruzione della vita, animavano le sue strutture antropomorfe in silicone. Un intervento progettato in relazione alle specificità del sito: "per Torino una culla di cultura, di sentimenti, di tensioni, di vita... Ai Murazzi nascono e muoiono anche, purtroppo, energie, ma è per me il cuore vitale della nostra città". Le 50.000 barchette di carta che hanno invaso le arcate erano di Satoshi Hirose, giapponese trapiantato a Milano, e miravano a evidenziare, più che le differenze, le similitudini culturali interpretando il luogo, la sua antica e la sua attuale destinazione, in chiave metaforica. Le conclusioni spettavano, a metà settembre, al suggestivo Attraversamento della grande acqua di Maurizio Vetrugno, impegnato a catturare le nuvole con un particolare bastone da rabdomante, secondo i principi Feng Shui, rivisitati in una chiave sperimentale e contemporanea, priva delle classiche connotazioni della pratica orientale.


Sommario Precedente | Successivo

© Edizioni Art Studiomail