TITOLO
rivista scientifico-culturale d'arte contemporaneaanno X - n. 30 - autunno 1999

Le frontiere dell'arte
di Tiziana Conti
Opus 3010a
Zhang Peili, 1996 (video)
Uncertain Pleasure

Opus 3010b
Opus 3010c
P. Rist, 1999
Macchina delle Bolle di Fumo

Opus 3010d
V. Vesic, 1996 (video)
Lavami e sarò bianco più che neve

La Biennale di H. Szeemann si connota nel segno dell'assenza di "irregimentazione", di una caotica leggerezza proiettata verso espressioni artistiche che, come sostiene lo stesso curatore, promettono "un salto nel nuovo, senza restare dentro gli stessi schemi, senza dividere l'esposizione in capitoli".

Mi sembra che questa rassegna possa costituire un punto di partenza stimolante per una riflessione sull'arte del nuovo millennio. Nessuna pretesa di compattezza, nessuna idea di ordine rigido stabilito a priori, quanto piuttosto un moto perpetuo che non è avaro di sorprese: questo è senz'altro l'elemento caratterizzante del panorama artistico degli anni '90, che si propone anche in futuro. A differenza degli anni '70, quando il concetto era l'elemento primario, ora si sono accentuate tendenze progettuali, volte al recupero dell'irrazionale, del particolare, del frammentario, a decostruire e decodificare. Si può parlare di equilibri trasversali, che si costituiscono sull'apertura a nuovi linguaggi, sull'idea di opera come orizzonte stocastico. Non ha più senso far riferimento al concetto di stabilità, in quanto tutto avviene all'insegna della trasformazione.

Da un lato si evidenzia una linea decisamente critica nei confronti dell'assetto di una società dove gli eccessi del posttecnologico e del post-industriale hanno portato a esiti abnormi, tanto che l'apparenza è diventata l'unica regola di vita. Di qui è nata un'arte aggressiva, spesso sensazionalistica, anarchica, che ha eletto la trasgressione a norma. Penso, ad esempio, ai lavori caustici e provocatori di Robert Gligorov, Dario Ghibaudo, Enrica Borghi, Maurizio Cattelan, nel panorama della giovane arte italiana o, sulla scena internazionale, alla presa di posizione di artisti come Katharina Fritsch, Laurie Simmons, Jenny Holzer, Pia Stadtbäumer. Su un altro piano si configura invece una linea progettuale che rifiuta l'idea di global village, rimuove il pathos e i giudizi dichiaratamente assiologici, scegliendo la via ironico-ludica o quella poetica. La ricerca risulta, per così dire, "appartata" rispetto alle mode. Qualche esempio: Andrea Busto, Stefano Loria, Roberto Floreani, Luca Pancrazzi, Pia Fries, Barbara Bloom, James Turrell.

Nel contesto di un'arte che si muove tra poli diversi, il linguaggio della pittura sembra essere quello che più di ogni altro palesa un bisogno di riadeguazione anche epistemologica. Citazione, realismi, memorie, influenze mediali, recupero della fantasia, pittura digitale, persino pittura che esce dai limiti del quadro per cercare un dialogo vivo con la spazialità. Sono, queste, alcune delle tendenze attuali, dei molteplici sembianti di questa espressione artistica che, tuttavia, molto spesso risulta vistosamente condizionata da "modelli": Gerhard Richter e Sean Scully, per citare due nomi noti.

Le arti visive dominanti la scena della Biennale sono installazione, fotografia e videoarte. L'installazione ha dimostrato in tutto il decennio una notevole forza espressiva, si è esibita con grande vitalità (anche se talora l'abitudine di contaminare e assemblare materiali di scarto di utilizzo quotidiano risulta abusata ed enfatica). E'opportuno osservare che nel tempo si è fatto più problematico il confronto tra oggetto e spazio, volto ad esaltare le relazioni percettive e a proporre il problema della reificazione. L'uso di materiali disparati implica altresì il recupero di una intenzionalità fabbricativa da parte dell'artista, coinvolto in un rapporto interlocutorio con la plasticità.

Fotografia e videoarte dal canto loro si sono implementate notevolmente negli anni '90. La prima si è poco alla volta affrancata dai limiti del suo ruolo esemplare di documento della realtà per trovare vie più complesse di espressione interattiva con altri linguaggi. Le immagini massmediali costituiscono un terreno di indagine idoneo a soffermarsi sulle marginalità, con |attenzione particolare ai rapporti tra dettagli e globalità. La fotografia americana continua a essere caratterizzata (come già avveniva nel lavoro dei "precursori", quali Mike e Doug Starn, |Jeff Wall, Barbara Ess, Sandy Skoglund) da un approccio forte, radicale; tende a porre in evidenza l'ambiguità della comunicazione, il corpo ridotto a feticcio o, ancor peggio, a un assemblaggio di parti manipolabili sulla base dell'ingegneria biogenetica. La fotografia europea, invece, è individuata da una tendenza più concettuale, attenta a "fissare" gli aspetti estranianti impliciti nella falsa normalità del quotidiano. Basti pensare ad |artisti come Jürgen Klauke, Günther Förg, Peter Fischli, David Weiss, orientati verso l'indagine del paesaggio anonimo del postindustriale. Esiste poi un ruolo forte della fotografia contemporanea, con una esplicita connotazione "ideologica": si veda in questo senso il rapido imporsi di artisti quali Shirin Neshat e Zwelethu Mthethwa.

Anche il panorama nazionale dimostra che questo medium ha fatto un notevole salto di qualità tecnica e concettuale. L'analisi dell'anonimità esistenziale emerge nelle immagini fredde di Alessandra Tesi e di Luisa Lambri, dove il tempo appare congelato e la presenza dell'uomo rimossa; il corpo e la sua quotidianità si evidenziano nel lavoro di Balletti e Mercandelli e di Stefano Scheda, la dimensione fagocitante della metropoli dalla quale ci può salvare solo un'utopia positiva e, di contro, l'asetticità urbana, si palesano rispettivamente nelle immagini di Botto & Bruno e di Paola De Pietri; perfino il linguaggio del segno può diventare oggetto di indagine, come dimostra Angelo Candiano.

Per quel che riguarda il video, Szeemann afferma che "le giovani generazioni amano esprimersi con le immagini in movimento anche se non si può nascondere che a volte la videoarte rischia di sconfinare e tornare ad essere solo cinema". E' certo comunque che i risultati raggiunti in questo campo da taluni artisti sono davvero esaltanti. Penso, ad esempio, a Mariko Mori, Pipilotti Rist, Paul McCarthy, Bill Viola, Dougias Gordon, Grazia Toderi, nella cui ricerca la qualità puramente tecnica si fonde con una attenta e ironica focalizzazione delle problematiche contemporanee. Ed è proprio l'ampia gamma di possibilità che il video offre a proporlo perentoriamente come l'arte per eccellenza del nuovo millennio.


Sommario Precedente | Successivo

© Edizioni Art Studiomail