TITOLO
rivista scientifico-culturale d'arte contemporaneaanno X - n. 30 - autunno 1999

Arte e Vita
di Gerhard Johann Lischka
Opus 3006a
N. Lomashvili, 1998
Geogian partisan in Abchazia

Opus 3006b
D. Spoerri, Dolce vita, 1999
oggetti - assemblaggio

Se una persona ha più o meno gusto lo valutiamo dalle esteriorità, in un secondo momento facciamo riferimento a quello che più o meno le piace. Quello che fa piacere ad un individuo, come si esterna, questo gioco di scambio di oggettivazione e di consenso è il punto decisivo per poterle assegnare il ruolo esatto in una delle categorie del gusto. Ma in fin dei conti il senso del gusto che è uno dei cinque sensi, non è adatto a decidere riguardo lo spettro intero, si avvicina soltanto al mangiare e al bere e conseguentemente al senso dell'olfatto e del tatto, ma non comprende il senso della vista e dell'udito, sensi con i quali giudichiamo le esteriorità.

Considerando che riusciamo a distinguere mille odori, ma che abbiamo solo quattro settori del gusto: dolce, acido, amaro e salato, è chiaro che usiamo il gusto come concetto superiore per definire "l'uomo estetico" in carne ed ossa. Viene a crearsi così una diversificazione del concetto del gusto, data dalla interpretazione soggettiva ed oggettiva che si svolge attraverso il processo della mediazione.

Gusto significa unire soggetto ed oggetto in un mezzo intermediario, diventando insieme al nostro corpo un mezzo della società che differenzia la sua forma attraverso una molteplicità di mezzi e conseguentemente cambia gli stessi mezzi d'intermediazione. Possiamo definire il gusto in vari modi: stile, distinzione, consapevolezza e vediamo chiaramente che ci sono due livelli ed un elemento che li collega: la mediazione. I due livelli sono sempre divisi uno dall'altro, ma comunque uniti vengono percepiti soggettivamente e utilizzati oggettivamente. Si tratta della vita e della sua descrizione, di un'operazione e della sua osservazione, di lingua e meta-lingua, si tratta anche di vita ed arte. Forse nessun'altra parola come la parola arte viene oggi usata tanto per distinguere qualcosa, renderlo più importante e prezioso. Questa tendenza trova il suo zenith nell'arte di vivere, porta con le sue innumerevoli variazioni all'inflazione del termine: artigianato, ginnastica artistica, tocco artistico, arte culinaria, ecc. Con questa espressione si intende un elevato grado del sapere e del creare, ma contemporaneamente questa espressione degrada l'arte a "settore elitario" staccato dalla vita che trova il suo adorato "oggetto", il suo magico riferimento nell'opera d'arte.

Se tutto diventa arte, non ci sono differenze tra arte e vita. Così la vita senza meta-livelli è semplicemente vita. Questa tendenza di vedere la vita come un concentrato di esperienze senza avversità è diventato l'argomento guida dello stile di vita. Se riusciamo ad affrontare nel modo giusto la vita, se la si vede come un parco di divertimenti, dove si prova piacere, se indossiamo le firme giuste e si adatta il corpo alle norme estetiche del momento, e si obbedisce alle mode, allora si è veramente "in". Non dobbiamo neanche far fatica a cercare le indicazioni per entrare a far parte di questo mondo, perché loro ci hanno già trovato. Sono già in noi. Hanno messo radici grazie alla onnipresenza della pubblicità che a causa della sua eterna bellezza si rinnova costantemente. Ma tutto ciò non è altro che un luccicante fantoccio, dato che tante novità non possono realmente esistere. Il tutto è una falsa magia, un artefatto.

Il filo sottile sul quale ci muoviamo per distinguere l'arte dallo stile di vita sta nella parola artista. Se usiamo la parola artista in inglese, il significato è l'artista inteso nell'accezione a noi nota. Se invece usiamo la parola artista in tedesco, può per esempio assumere il significato del trapezista nell'arte circense. Ma la differenza fra artist (inglese) e Artist (tedesco) è esattamente il punto dove arte e arte di vivere si incontrano e si dividono. Per un momento si pensa che questa è vera arte, la vera bravura, ed è il momento in cui l'artista ci mostra il meglio di sé. Siamo totalmente esterrefatti; non avremmo mai pensato fosse possibile offrirci un simile spettacolo.

Ma tutto svanisce e la prossima volta si prova lo stesso effetto. Il tutto è paragonabile ad un nuovo record sportivo: quello che ci offrono è veramente bello. L'ultimo sforzo di volontà, si fa appello all'ultima energia rimasta, il traguardo è stato spostato più in là, il miglior tempo è stato battuto. Naturalmente si tratta di una situazione che toglie il respiro, di un'esplosione momentanea. Ma è simile ad un fuoco d'artificio: quando è finito è finito. All'attimo fuggente dell'operare artistico nei diversi campi (arte culinaria, arte circense) si oppone l'intenso attimo dell'arte. Questo accade quando quell'effetto, che nell'operare artistico rimane effimero, si trasforma in un "involucro mentale" e si fissa nella nostra coscienza. Questo effetto perdurante potrà cozzare contro una certa resistenza, ma comunque rimarrà impresso per lungo tempo come un'esperienza qualitativa. L'effetto artistico in senso lato è perfetto per affascinare i mass media. L'efficacia è istantanea, ma scompare esattamente con la stessa rapidità con la quale è comparsa. La pubblicità, la moda, e la breve vita dell'informazione dei media ricorre con successo a questa tecnica.

Sempre e dappertutto succede qualcosa e questo fatto può servire a fornire materiale informativo. Ci sarà sempre qualcosa da raccontare; è una continua inondazione di informazioni. Nell'arte invece l'oggetto dell'informazione non viene presentato e successivamente sostituito, ma c'è un confronto, uno scambio di idee che non incide solo la superficie, ma penetra nello spessore. Un argomento non è soltanto un'informazione, me una tesi che testimonia in un modo fondato e convincente lo stato dell'umano. Con il postmoderno inizia un rovesciamento del modo d'azione dei media. Se fino a quel momento eravamo coloro i quali guardavano verso i media ora i media li guardiamo in faccia. Questo processo fa parlare della mediaticizzazione, dello strapotere dell'informazione. Questo "essere osservati" sta per l'universale ed ininterrotta presenza dei mass media Raramente troviamo nei mass media forme che porterebbero è cambiare la nostra visuale sul mondo. Proprio qui inizia l'arte dei media, una tesi che ci fa diventare osservatori di una interpretazione che non ci sottovaluta mentalmente. Se poi un media assume una forma consistente o riesce a polarizzare la nostra attenzione per un tempo limitato non ha nessuna importanza. E' importante la recezione che si traduce in produzione di consapevolezza della qualità. Questo accade sotto il segno di una comunicazione che si espande dialogicamente e polilogicamente. Il gioco alternato tra arte e vita diventa più che esplicito dall'action painting in poi. Non abbiamo più a che fare con la solita situazione, nella quale vita e arte sono due entità separate; apparentemente si confondono. Il risultato dell'azione è l'arte. Questo fatto è già stato reso palese in teatro (sul palcoscenico), nel film (davanti alla telecamera e sullo schermo) ed ora sul relitto della pittura (sulla tela). L'azione si tramuta in arte (del momento) e si sbarazza dell'obbligo di dover creare un oggetto per chiamarsi tale. Dopo eventi, happenings, azionismo e performances come azione diretta limitata nel tempo e spazialmente accentuata, creata da artiste o artisti davanti ad un pubblico, seguono installazioni interattive che supportare (spesso) da computer scoprono l'opera d'arte in azione.

Con l'interazione siamo approdati ad una ulteriore tappa dello sviluppo delle arti, dove la separazione tra colui che produce e colui che recepisce non è più dimostrabile. Attraverso l'accento oltremodo esplicito posto sull'interazione si è tentati a ritenere che la vita è diventata arte. Ma non è esatto. È l'arte che al momento influenza la vita. L'arte trasmette la sua obbiettiva energia. Questo "involucro di qualità" rilascia energia nella memoria e si riversa per tutta la durata della vita in convulsioni mentali ed erotiche: senso come soprasenso, come esperienza sensoriale nello spirito.

Se la linea di demarcazione tra arte e vita appare netta per l'oggetto dell'arte, è invisibile per il soggetto. Questo può forse indurci a pensare che la vita potrebbe essere arte. Si attesta lo stato di oggetto al soggetto. Ma solo quest'ultimo decide della condizione del soggetto. Se vorrà essere oggetto lo esprimerà soltanto la passione erotica che come parallelo all'arte rappresenta l'immedesimazione esteriore verso l'immedesimazione interiore nella recezione dell'arte e della produzione artistica mentale.

Se accettiamo questo quadro dell'unità dualistica dell'oggettivazione esteriore ed interiore dobbiamo constatare che nel processo di mediazione ci definiamo partecipanti ad una procedura o semplicemente mediatori. Stiamo sempre in mezzo: o veniamo trascinati via dalla corrente della vita, o troviamo un sostegno passeggero in un'estasi che ci porta a noi stessi attraverso un'oggettivazione della fruizione dell'arte. Questa oggettivazione presenta delle somiglianze con le tecniche magiche e con la devozione religiosa. Soltanto che nel nostro mondo senza magia e senza Dio queste somiglianze sono state soppiantate dall'arte.

L'interazione in se stessa non è ancora arte, ma tecnica all'interno della quale si forma l'arte e si sviluppa la recezione dell'arte. L'esteriorizazione dell'arte viene interiorizzata dallo spettatore. È il caso della conferenza, dove colui che ascolta dona tutta la sua attenzione alle parole del relatore. Segue il suo ragionamento lo esamina e lo analizza per sa. Al posto della comunicazione diretta con i vecchi, semplici mezzi, l'arte interattiva ci mette a disposizione le tecnologie più avanzate, con le quali possiamo seguire diversi procedimenti e diverse azioni. La miglior arte interattiva ci fa partecipare, mutandoci in autore o in artista. Il gesto individuale si inserisce in una creazione di gruppo. Prendiamo l'esempio del collettivo o dell'ipertesto. L'elettronica come tecnologia istantanea è la partner ideale per strutture dinamiche che accentuano il momentaneo.

In base alle innovazioni tecniche ed al fascino a loro inerente, si potrebbe pensare che ognuno che è collegato ed agisce grazie a queste faccia arte. Questo sarebbe una ulteriore variante all'arte di vivere, espressione con la quale definiamo varie specie: la specie bohémienne e dandy, donne di facili costumi e cicisbei. Ma come potrebbe essere arte un soggettivo modo di vivere? L'arte può essere chiamata tale soltanto se viene riconosciuta come tale in un obiettivo sistema dell'arte, cioè attraverso un procedimento che dura nel tempo e viene tenuto in vita da artisti ed artiste, critici, galleristi, curatori e conservatori. Naturalmente l'arte è un sistema aperto, ma solo nel senso che è l'unico vero spazio che la nostra società ha voluto come valvola di sfogo. E dato che ognuno di noi può essere un interlocutore della società, questo spazio è si individuale, ma nei limiti dei media a disposizione si presta alla mediaticizzazione.

Nella nostra società del piacere il bene del singolo viene posto in primo piano come bene supremo. Ma soltanto quando prende come esempio i clichés del sistema politico, i programmi di benessere ed i modelli di massa. E se qualcuno è capace di adattarsi in pieno a questi stereotipi verrà accettato da tutti. La definizione giusta quale sarà? Arte del Vivere o stile di vita? O forse il vero padrone dell'arte di vivere è colui che riesce a farsi una vita comoda in maniera astuta sforzandosi al minimo? E questo cosa ha a che fare con l'arte? L'arte di vivere è un modo di dire, un riconoscimento per il talento di affrontare la vita. Nelle situazioni più critiche l'arte di vivere diventa arte del sopravvivere.

Ma ci devono essere punti di contatto tra arte e vita. Dove sono se ci rifiutiamo di considerare l'arte di vivere una forma d'arte? Penso che sia l'arte che stimola la voglia di vita e la motivazione erotica. E' dall'arte che partono le forze che ci fanno vivere momenti d'integrazione positiva in una comunità posta all'interno di una società pluralistica, dialogicamente e polilogicamente. Il rituale arte si svolge nella vita artistica, nel vissuto e in luoghi che le sono deputati. Soltanto grazie alla nostra disponibilità a confrontarci con la nuova e diversa visuale del mondo, seguiamo le nuove definizioni della qualità date dal cambiamento dei tempi.

Se accanto alla forza di gravità terrena, alla fiducia in Dio e alle riserve individuali di forza c'è un posto al di là della ipnosi di massa, allora questo posto l'ha creato l'arte. Nell'arte è contenuta la dolce vita, anche se non è l'Arcadia. La dolce vita è altra cosa. Non è il darsi importanza tra le celebrità, non è il vantarsi facendo ricorso a status symbols, non è il comparire in uno show e non è neanche la danza intorno al vello d'oro. L'arte ci incoraggia a vedere le cose nel flusso e a capire, forse, ma sicuramente a apprezzare opere che hanno sopravvissuto i tempi e che derivano da un altro contesto culturale, reinterpretandole come messaggi sensuali di tempi passati. Riusciremo a fare ciò, se non ci faremo cullare dalle onde della comunicazione di massa ma tuffandoci di tanto in tanto nelle profonde acque dell'arte. Nuove idee ci inonderanno e, tornando a galla, respireremo aria fresca per la vita quotidiana.
(traduzione di Simonetta Gigli)


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