TITOLO
rivista scientifico-culturale d'arte contemporaneaanno X - n. 29 - primavera/estate 1999

Le sculture in strada di Alcide Fontanesi
di Daniela Liccardo
Opus 2916a
Senza titolo, 1998
acciaio brunito, cm. 270 x 159 x 32

Opus 2916b
L'artista nello studio

Tra le novità culturali e sociali dell'Amministrazione bolognese viene annoverato il "Progetto Bolognina" che consta di una mostra di sculture inserita nello spazio urbano, per rivalutarlo ed educare il pubblico di strada all'arte.

Alcide Fontanesi si è prestato a collaborare al progetto, allestendo un'esposizione delle sue splendide sculture di acciaio nel quartiere bolognese tra i palazzi, le chiese e i negozi.

Nell'intento, infatti, di rendere le sue sculture parte attiva del tessuto urbanistico circostante, Alcide ha compiuto un'operazione non molto diffusa in Italia, anche se piuttosto comune all'estero.

La gente del quartiere dapprima ha guardato con sospetto ciò che accadeva nei luoghi a lei cari e consueti, non comprendendo "se quelle strane cose erano nuove macchinette per i parcheggi o cos'altro", poi, abituato l'occhio e cominciata ad affinare di conseguenza la sensibilità, si è posta in modo nuovo verso le opere allestiste in loco e si è quasi affezionata ad esse, per cui ha chiesto al maestro di non portarle più via.

La soddisfazione di Alcide, a fronte della pazienza e della tenacia necessarie all'inizio dei lavori, è stata enorme perché "è facile coinvolgere ad apprezzare l'arte chi è già addentro a questo settore, ma - spiega - è difficile comunicare con il resto del mondo, con quella parte di persone cioè che non viene mai a vedere le mostre e che pensa di non amare e di non capire l'arte, solo perché i suoi occhi e il suo cuore non sono abituati a viverla quotidianamente come accade, invece per la pubblicità". Le opere di Fontanesi, infatti, sono concepite come interventi sul territorio, ma non alla maniera della Land Art, poiché egli non intende modificare il paesaggio, piuttosto come inserimento nello spazio, preferibilmente urbano, dal momento che il valore dell'arte per Alcide è anche sociale.

La potenza comunicativa, del resto, di ogni mezzo artistico è enorme quindi, come sostiene lo stesso maestro, il motivo per cui l'arte contemporanea è per lo più incompresa dalla gente comune va rintracciato nella sottovalutazione che gli stessi artisti hanno delle loro opere, le quali vengono generalmente relegate all'interno di spazi confezionati e consacrati che, sebbene vadano garantiti per la loro valenza scientifica e commerciale, non possono comunque essere considerati gli unici luoghi attraverso cui comunicare con il pubblico, soprattutto, per trarne spunti, confronti ed arricchimento creativo.

Nonostante, infatti, la sua non più giovane età, Alcide non ha mai smesso di mettersi in discussione, confrontandosi "con il mondo".

E' un uomo straordinario, ancora incredibilmente forte - proviamo ad immaginare il peso di opere in acciaio alte fino a 7 metri - e conoscitore delle tecniche così come dei materiali. Provenendo dalla pittura, le sue sculture hanno mantenuto intatto il linguaggio segnico dei lavori su tela: grandi superfici, intagliate le une nelle altre, sovrapposte, perforate... aperte.

Il vuoto, bilanciato con il pieno, è un elemento fondamentale dei suoi lavori a cui dona leggerezza e flessibilità, pur senza dare la benché minima sensazione di fragilità.

L'armonia interna, del resto, tra le varie parti dell'opera è determinata proprio dalla freschezza aerea oserei dire - dei piani che, in considerazione anche della lunga collaborazione dell'artista con colleghi che operano nel campo del design e/o con architetti, non hanno mai un puro e semplice valore estetico fine a se stesso, per intenderci - ma anche una valenza d'uso: d'arredo (la libreria), urbanistica, ecc.


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