TITOLO
rivista scientifico-culturale d'arte contemporaneaanno X - n. 29 - primavera/estate 1999

Paola Babini. La seduzione dell'ordine spaziale
di Daniela Del Moro
Opus 2915a
Refluire di linee curve chiuse, 1998
(particolare)
ferro, vetri, pigmento.
Installazione a misura variabile

Opus 2915b
Infinito tono modulare, 1999
ferro, pigmento
Installazione a misura variabile

Nella storia universale della pittura c'è sempre stato uno spazio, grande come in quella orientale, o più ridotto come in quella classica occidentale, riservato ai fiori. Da sempre il fiore è una presenza misteriosa e forte che anima il rapporto dell'umanità con la natura e ne interpreta i sentimenti, facendosi tramite di linguaggi. Non è dunque casuale la ricerca di Paola Babini che proprio dallo studio pittorico della riproduzione in moduli di soggetti floreali inizia la sua ricerca, i cui contenuti vanno oltre e indagano sul profondo legame fra natura, colore, ombre e infinito.

I primi lavori di questa solare artista ravennate nascono, dunque, dallo studio analitico-figurativo di una riproduzione fotografica e rivisitano il concetto di soggettività dell'osservazione nel nuovo concetto di modularità dell'oggetto nelle gradazioni cromatiche: Rose su rose, Al di là del fine fra gli alberi (1990 e 1993) dal soggetto fiore al linguaggio innovativo di scultura, attraverso la "verticalizzazione" del materiale utilizzato e lo stratagemma pittorico delle ombre. Il linguaggio delle immagini che la Babini utilizza ancora fino al 1996-97, fortemente aderente ad un'osservazione appassionata della natura, non va disgiunto dalla continua ricerca che l'artista adopera nello studio di un'evoluzione pittorica che dal figurativo arriva alla realizzazione di opere come la serie dei Pertugio, dove, rinnovando il rapporto con lo spazio, la Babini allontana definitivamente il legame con il passato, la cui traccia permane solo nelle embrionali figure: adesso è prioritaria la ricerca cromatica, che opera sfruttando le infinite possibilità di materiali come rame e ottone. E la natura ancora una volta rimane protagonista, traslata dalla figurazione classica alla modificazione temporale-cromatica dei metalli utilizzati.

Questo distacco, ormai definito, dal figurativo porta l'artista a confrontarsi, oggi, con una realtà dove evidente risulta la teorizzazione di un percorso nella ricerca di una tridimensionalità che solo nella scultura trova massima soddisfazione. È negli ultimi lavori (dal 1997 al 1999) che l'artista dà nuova anima alla sua filosofia: colore, modulo, spazio, tempo. Concetti che in lavori come Pefluire di linee curve chiuse o Infinito tono modulare risultano definiti anche nell'apporto figurativo del cerchio, strumento dell'infinito ripetuto in moduli e radicato nella sua soggettività, rafforzato da un contorno di specchi a sottolineare un'assenza di temporalità.

Ma vero punto cardine della "vita" di queste opere è il "riciclaggio" che la Babini affronta con la ricerca e il recupero di vecchi materiali inutilizzati, ai quali ridà vita, vigore e nuova dignità: la rigenerazione come tema centrale del concetto di infinito indissolubilmente legato alla realtà del luogo e del movimento. L'artista esercita sulla scultura attuale i ritmi di una vita senza tempo, realizzando superfici sature di pigmento di colore (sempre presente la ricerca cromatica) con rigide barre di ferro, a formare telai geometrici con contorni dalle ondulature preesistenti, e chiudendo l'opera sull'immancabile filosofia dell'oggetto circolare: cerchi di ferro come fotogrammi di infinito movimento. Una costruzione che suggerisce la progressione armonica di una melodia in continua evoluzione.

Se è vero che "il tempo è la verità dello spazio" e "lo spazio è l'esteriorità reciproca indifferenziata dalla molteplicità di punti" (Hegel), Paola Babini esterna e teorizza nei suoi lavori questo percorso di ricerca costruttiva in una dimensione scarnificata ed essenziale, in uno spazio rigenerato su infinite soluzioni dove il tempo è solo sentimento.


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