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| rivista scientifico-culturale d'arte contemporanea | anno X - n. 29 - primavera/estate 1999 |
| Gligorov come Gligorov
di Fiammetta Strigoli | ||
Gligorov, percorrendo un linguaggio dal forte impatto visivo, afferma una poetica che spesso ritorna sulle tracce della propria storia esistenziale e questo permette di cogliere in ogni sua opera una grande sensibilità per tutto ciò che si sviluppa intorno al concetto di interscambio tra ciò che appartiene alI'Uomo, natura naturata, e ciò che appartiene invece alla Natura. Volendo rintracciare una centralità nel suo universo creativo, primariamente emerge l'idea che la realtà sia pervasa dal principio della trasformazione, del mutamento, della metamorfosi. Gligorov non ha falsi pudori, dichiara una volontà predatrice nel creare connessioni tra i suoi lavori e il cinema, la pubblicità, la memoria artistica ed anche rispetto al lavoro di artisti suoi contemporanei. Le sue performances, i suoi video, le sue fotografie sono un proliferare di immagini che trovano naturale amplificazione nei mass media, più che nel circoscritto mondo dell'arte. I personaggi di Gligorov non appartengono al mito non sono stereotipi, piuttosto sono icone di un mondo postumano: partendo dall'assunto che l'uomo è artificio della natura. Icone che talvolta disorientano nella loro paradossale realtà anche perché realizzate con un'accresciuta risonanza pittorica, sia che si tratti di un autoritratto in video o fotografico, sia di una scultura. Gligorov intesse una storia di relazione tra la fisicità umana, nel suo complesso di materia organica, e l'elemento inequivocabilmente naturale, poiché egli sente di avere, e di saper mantenere, con esso, un forte legame, ecco la ragione del ricorrente uso di simbologie assolute che rimandano alla grande triade: la Terra, I'Uomo, il Cielo. Prospettiva fuorviante guardare al suo lavoro come appartenente agli sconfinamenti della body-art storica, egli usa il proprio corpo in senso olografico, e quando si mette nei panni di un pollo o di un pesce non ne veste la pelle per amplificare una denuncia di ordine politico o ideologico, ma intende semplicemente incarnare una nuova identità, I'identità di un altro essere vivente, I'animale "inferiore", di cui egli ha coscienza e rispetto: emblematico è Dog kiss, del '97, la fotografia del bacio in bocca col cane. L'altra ambiguità potrebbe emergere sul versante dell'uso della tecnologia, infatti la domanda che inevitabilmente viene da porci è sulla quantità di vero e di falso che sta nelle immagini che egli propone: in realtà il vero supera l'elaborazione digitale, il computer è relegato al ruolo di pennello e di tavolozza, poiché, e potrà apparire bizzarro, Gligorov parte dalla ricerca pittorica, ed è proprio l'esperienza della pittura che accompagna costantemente ogni suo lavoro. Un lavoro che, come egli stesso lo definisce, è tra il surreale, il metafisico e il teatrale. | ||
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