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| rivista scientifico-culturale d'arte contemporanea | anno X - n. 29 - primavera/estate 1999 |
| The Elsewhere di Sivio Wolf
di Giorgio Bonomi | ||
Silvio Wolf ha trasformato lo spazio in una scultura viva e senza tempo, pervasa da un'irradiazione di luce bianca e dalle voci di bambini. Secondo l'intenzione dell'artista "Il luogo è l'evento", intendendo l'uso della luce e delle voci "come pure forme di linguaggio visivo ed acustico, mezzi generatori d'ogni forma possibile d'immagine e suono". La grande vetrata di m. 30x5 è stata investita dall'irradiazione luminosa d'un potente impianto di retroilluminazione posto alI'esterno dell'edificio. Trasformata in una parete di luce bianca essa illuminava a giorno tutta la sala rendendone invisibile l'esterno, mentre il pavimento di legno rifletteva la luce come la superficie d'uno specchio d'acqua. Contemporaneamente un complesso sistema acustico nascosto pervadeva lo spazio con le voci d'una comunità di bambini che giocavano, gridavano e chiamavano. La luce all'interno dell'edificio è rimasta immutata per 12 ore al giorno, creando l'effetto d'una sospensione del tempo in cui era assente ogni forma di narrazione o di successione di eventi. Era un presente assoluto quello in cui i visitatori si trovavano immersi, circondati dall'immateriale presenza d'una comunità di bambini presenti e vitali. Le loro voci si mescolavano a quelle infantili offrendo una diversa percezione del tempo ed una nuova memoria del luogo. Essi erano liberi di muoversi nello spazio pubblico aperto e privo di costruzioni, soglie da attraversare o elementi fisici estranei allo spazio familiare, ma sottilmente pervaso da un mondo invisibile e altrove. L'opera di Silvio Wolf era rivolta dunque non solo al pubblico che visita lo spazio per le Arti visive, ma anche a tutti coloro che quotidianamente frequentano i programmi di musica, danza e letteratura nel complesso della Royal Festival Hall. Per accompagnare l'evento l'artista ha realizzato un CD Rom interattivo che consente di navigare attraverso l'installazione e di udirne i suoni da punti diversi. Questo strumento oltre ad essere il catalogo virtuale della mostra e a fornire informazioni sul luogo e sui precedenti lavori dell'artista, è un'opera d'arte per se stessa che suggerisce una visione dell'installazione diversa da quella percepibile fisicamente nello spazio. | ||
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