 L. Novak
 K. Trinkewitz
|
Il Palazzo dei Sette di Orvieto, inizia la sua attività espositiva con un progetto davvero ambizioso: la mostra L'oro di Praga - Poesie visive, è infatti soltanto il primo degli appuntamenti (marzo-giugno) che comprendono tutto un ciclo di manifestazioni artistiche ben più ampio. Così il 1999 viene interamente dedicato alla magia di Praga, luogo mitico della cultura novecentesca, ed infatti a seguire questa prima esposizione, dal prossimo giugno verrà trasmessa una rassegna cinematografica che non solo avrà Praga come scenario, ma parallelamente offrirà una scelta del nuovo cinema ceco. Tra luglio e agosto ci sarà l'inaugurazione di Praga magica, una Wunderkammer contemporanea con opere di alcuni tra i maggiori protagonisti dell'arte contemporanea, ed infine da settembre a novembre per Avanguardie contemporanee verranno presentati i lavori di 12 artiste ceche che hanno esordito soltanto negli anni '90.
Questa prima mostra, come si è detto, rivela le esperienze di poesia visuale, di contaminazione tra scultura e parola, tra musica e immagine, attraverso il lavoro di quattro poeti/artisti cechi ancora in attività e tutti esordienti negli anni Cinquanta. Si tratta di Vaclav Havel, Jiri Kolar, Ladislav Novak e Karel Trinkewitz, di cui al Palazzo dei Sette sono esposti oltre 200 lavori, provenienti da collezioni italiane, ceche e francesi.
Havel è stato uno dei grandi protagonisti dell'avanguardia praghese, tra i principali animatori del movimento Charta 77 (che richiedeva il rispetto dei diritti umani e delle libertà civili in Cecoslovacchia), è drammaturgo, poeta, e attuale Presidente della Repubblica Ceca. Ad Orvieto presenta 30 grandi lavori inediti e tutti realizzati appositamente per questa manifestazione. L'artista traduce in lingua italiana, e su ampie dimensioni, gli Anticodici: poesie visuali realizzate agli inizi degli anni Sessanta, caratterizzate da un tagliente umorismo nero e circolate clandestinamente nella vecchia Cecoslovacchia e solo frammentariamente in Europa. Il nome Anticodici deriva dall'impiego dei tipogrammi nel contesto dell'allora teoria dei codici, fra i quali il codice dei manoscritti staliniani, scoperti da Roland Barthes in "Le Degré Zero". Kolar invece propone 75 opere di cui 50 sono collage realizzati tra gli anni Cinquanta e Sessanta, in gran parte inediti, oltre ad un nucleo di lavori più recenti. La sua opera rivela una profonda ambiguità delle immagini, una liquefazione dei margini del significato e del significante, espressi attraverso il canale privilegiato della tecnica del collage. In questo modo Kolar raccoglie l'eredità di questo procedimento dei "fare arte", così amato dai surrealisti, e lo immette in un contesto culturale fortemente influenzato dalla gelida critica anti-burocratica di Kafka. Novak è originale poeta ed artista figurativo, fa parte dei fondatori della poesia concreta e visuale ceca degli anni Cinquanta, di cui è tra i più noti protagonisti internazionali. Utilizza mezzi espressivi particolari, spesso assai inconsueti (ad esempio l'Alchimage, che permette di sciogliere chimicamente la stampa originale, per arrivare ad effetti magici, immagini suggestive o all'opposto di estrema banalità, da cui emergono tensioni tra significati incomparabili o azioni che si svolgono in epoche diverse. O ancora il froissage, che nasce dalI'atto di sgualcire la carta nel proprio palmo). E poi ancora il "collagista folle di Praga" (soprannominato così da Sarenco, curatore insieme ad Enrico Mascelloni dell'esposizione): Trinkewitz, che espone ad Orvieto oggetti-collage di considerevoli dimensioni e dal grande impatto visuale. Appositamente per l'occasione l'artista ha realizzato un Aereo-Omaggio a D'Annunzio, di dimensioni monumentali, posto per l'atrio del Palazzo dei Sette.
|