TITOLO
rivista scientifico-culturale d'arte contemporaneaanno X - n. 29 - primavera/estate 1999

L'Oro di Praga. Poesie visive
di Emma Gravagnuolo
Opus 2912a
L. Novak

Opus 2912b
K. Trinkewitz

Il Palazzo dei Sette di Orvieto, inizia la sua attività espositiva con un progetto davvero ambizioso: la mostra L'oro di Praga - Poesie visive, è infatti soltanto il primo degli appuntamenti (marzo-giugno) che comprendono tutto un ciclo di manifestazioni artistiche ben più ampio. Così il 1999 viene interamente dedicato alla magia di Praga, luogo mitico della cultura novecentesca, ed infatti a seguire questa prima esposizione, dal prossimo giugno verrà trasmessa una rassegna cinematografica che non solo avrà Praga come scenario, ma parallelamente offrirà una scelta del nuovo cinema ceco. Tra luglio e agosto ci sarà l'inaugurazione di Praga magica, una Wunderkammer contemporanea con opere di alcuni tra i maggiori protagonisti dell'arte contemporanea, ed infine da settembre a novembre per Avanguardie contemporanee verranno presentati i lavori di 12 artiste ceche che hanno esordito soltanto negli anni '90.

Questa prima mostra, come si è detto, rivela le esperienze di poesia visuale, di contaminazione tra scultura e parola, tra musica e immagine, attraverso il lavoro di quattro poeti/artisti cechi ancora in attività e tutti esordienti negli anni Cinquanta. Si tratta di Vaclav Havel, Jiri Kolar, Ladislav Novak e Karel Trinkewitz, di cui al Palazzo dei Sette sono esposti oltre 200 lavori, provenienti da collezioni italiane, ceche e francesi.

Havel è stato uno dei grandi protagonisti dell'avanguardia praghese, tra i principali animatori del movimento Charta 77 (che richiedeva il rispetto dei diritti umani e delle libertà civili in Cecoslovacchia), è drammaturgo, poeta, e attuale Presidente della Repubblica Ceca. Ad Orvieto presenta 30 grandi lavori inediti e tutti realizzati appositamente per questa manifestazione. L'artista traduce in lingua italiana, e su ampie dimensioni, gli Anticodici: poesie visuali realizzate agli inizi degli anni Sessanta, caratterizzate da un tagliente umorismo nero e circolate clandestinamente nella vecchia Cecoslovacchia e solo frammentariamente in Europa. Il nome Anticodici deriva dall'impiego dei tipogrammi nel contesto dell'allora teoria dei codici, fra i quali il codice dei manoscritti staliniani, scoperti da Roland Barthes in "Le Degré Zero". Kolar invece propone 75 opere di cui 50 sono collage realizzati tra gli anni Cinquanta e Sessanta, in gran parte inediti, oltre ad un nucleo di lavori più recenti. La sua opera rivela una profonda ambiguità delle immagini, una liquefazione dei margini del significato e del significante, espressi attraverso il canale privilegiato della tecnica del collage. In questo modo Kolar raccoglie l'eredità di questo procedimento dei "fare arte", così amato dai surrealisti, e lo immette in un contesto culturale fortemente influenzato dalla gelida critica anti-burocratica di Kafka. Novak è originale poeta ed artista figurativo, fa parte dei fondatori della poesia concreta e visuale ceca degli anni Cinquanta, di cui è tra i più noti protagonisti internazionali. Utilizza mezzi espressivi particolari, spesso assai inconsueti (ad esempio l'Alchimage, che permette di sciogliere chimicamente la stampa originale, per arrivare ad effetti magici, immagini suggestive o all'opposto di estrema banalità, da cui emergono tensioni tra significati incomparabili o azioni che si svolgono in epoche diverse. O ancora il froissage, che nasce dalI'atto di sgualcire la carta nel proprio palmo). E poi ancora il "collagista folle di Praga" (soprannominato così da Sarenco, curatore insieme ad Enrico Mascelloni dell'esposizione): Trinkewitz, che espone ad Orvieto oggetti-collage di considerevoli dimensioni e dal grande impatto visuale. Appositamente per l'occasione l'artista ha realizzato un Aereo-Omaggio a D'Annunzio, di dimensioni monumentali, posto per l'atrio del Palazzo dei Sette.


Sommario Precedente | Successivo

© Edizioni Art Studiomail