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| rivista scientifico-culturale d'arte contemporanea | anno X - n. 29 - primavera/estate 1999 |
| Alessandra Filiberti. Linotipie ciclopiche
di Silvio Wolf | ||
Dialogo a tre voci attorno alla scomparsa del tempo
Voci (in ordine di apparizione) Ciclope: il cane, l'immagine, la ragion d'essere
I. La stanza del figlio Ciclope: Anche nel sonno mi sei padrona: ma perché vivo i tuoi sogni? Alessandra: Tu sei ciò che resta. Sei l'ultima immagine. Tu sei la prole e l'amore. L'archetipo, la mia solitudine. Ciclope: E s'io non esistessi, se fossi d'un altro, chi sogneresti? Alessandra: In tua assenza l'enigma del tempo sarebbe per me insostenibile. E grazie a te che posso avere un rapporto illimitato col tempo. Tutto è passato. Il presente si assottiglia all'infinito. Il futuro non c'è. Io non posso sognare fuori dal tempo. Ciclope: E che libertà mi rimane ora, fuori dal corpo? Son prigioniero d'un luogo immateriale, preda del colore, negativo alla luce, ectoplasma nello spazio. Sono l'io errante senza più un corpo, I'impronta della tua memoria. Non ho più né un prima, né un dopo. Mi ripeto infinite volte. Procedo a scatti, scarto, m'incrocio, sono in balia del presente. Tutto ciò che m'accade potrebbe non essere. Là dove sono diretto non c'è luogo che accolga. Mi moltiplico al buio, mi espongo, son preda dei tuoi fotogrammi ormai privi del tempo. Alessandra: Tu sei e sei stato. Sarai e non sarai. Sei tu il padrone del tempo, dell'ora e del mai. Tu sei immagine, assenza infinita, il possibile altrove. Sei l'altro da me. Tu hai e non hai. Tu vieni, tu vai. Tu puoi non volere. Tu esisti e non sei. Ciclope: Allora a chi devo la vita, chi non son più? Non mi hai dato scelta: son l'ombra, I'immagine, I'oggetto che scambi, che passi di mano. Io sono l'inizio e la fine. Ripeto il mio gesto per farti sognare e in cambio ricevo un nome e una fede. Cosi ti rendo Alessandra e tu mi permetti di essere. E il gioco continua sui muri di casa, di notte, attraverso le voci, nei nomi che chiami. In camera oscura mi fai e mi scomponi. Dei tuoi fotogrammi sono immobile icona. Sono in un film di parole, della sintassi sono il verbo e il soggetto. Mi nomini, esisto, appaio e scompaio, frequento l'altrove, rientro nei sogni per cibare il tuo io. Son l'aura e son l'occhio. Son tutto ciò che non sei. Non riesco e non posso più fare a meno di te. Alessandra: Ne vado fiera. Sappi dunque che non ho mai visto una mia fotografia in positivo! II. La stanza del gioco Silvio: La regola esiste. Tu sei la soluzione e l'enigma. La camera oscura del gioco del tempo. Il presente assoluto. Ogni possibile altrove. Quel che non è stato potrebbe forse essere. Preparati al viaggio. Ecco dunque lo schema che spalanca le porte all'infinito possibile. Disponi le colonne magiche in un labirinto dal finale a chiave. - Poi guida i gemelli attraverso le tarsie cifrate fino a raggiungere lo scambio di frasi. - Ora attraverso il doppio percorso e l'incrocio obbligato percorri con estrema attenzione le cornici concentriche. - Qui giunto dovrai trasferire il casellario sillabico attraverso gli incroci. - Percorri lo schema libero, poi quello facilitato ed infine l'ultimo a righe concatenate - Non temere se il rebus stereoscopico potrà condurti al cospetto dell'edipo enciclopedico. - In una cascata a maggioranza di dioli scoprirai il punto di contatto. - Ora sei tu il centro: componi con cura le frasi autodefinite. - Scelte le riduzioni, negato lo schema potrai infine dare accesso al crittogramma cifrato. - Ecco compiersi la metamorfosi. Il tempo è scomparso, I'infinito presente. La madre è la figlia. III. La stanza del tempo Alessandra: Il sonno non ha più bisogno di me. Silvio: Guarda, gli hai offerto il tempo che l'ha reso possibile, l'esperienza sensibile che mai non ha avuto. Se non ti fossi bagnata nel mondo non ti avrebbe potuto parlare. Alessandra: Ma è un atto di fede. Silvio: Tu l'hai nominato. Alessandra: La forma è svanita, ho concepito nel sonno. Silvio: La parola è radice del mondo. Il gioco è infinito, I'anima il sogno. | ||
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