TITOLO
rivista scientifico-culturale d'arte contemporaneaanno X - n. 29 - primavera/estate 1999

Il Caos di Ruggero Maggi
di Antonella Micaletti
Opus 2906a
Arte a peso. Il peso delle parole, 1997

Opus 2906b
Cruda finzione, 1997

Opus 2906c
Il peccatore casuale, 1994

L'arte mette in circolazione valori simbolici ma spesso decide anche il loro destino ultimo, il loro ruolo definitivo all'interno dell'opera d'arte. Sicuramente è quello che avviene nei lavori di Ruggero Maggi, in cui sia gli elementi materiali che quelli concettuali sono sempre sottoposti a questo monito, che diventa il filo che costruisce un forte legame di coerenza attraversando l'eterogeneità delle scelte formali. Non si può parlare di impegno nel senso più storicizzato del termine, anche se è nel cuore degli anni '70 che nasce e si definisce la sua ricerca, ma sicuramente di un'attenzione costante e vigile rispetto alla possibile funzione morale dell'arte, ovviamente in termini totalmente rinnovati. Attraverso l'opera l'autore richiama lo spettatore ad un'attenzione sempre rinnovata rispetto alla realtà, soprattutto alla vigile rielaborazione dei valori simbolici nei quali ogni azione è immersa, compresa la stessa esperienza artistica, per far si che possano essere messi in discussione: attraverso l'opera l'autore evoca il caos. Nell'installazione Cruda finzione del 1997, una serie di piatti contenenti cibi diversi sono stati presentati infestati di piccoli topi neri. Il pubblico era invitato a assaggiare, ma scopriva presto che le aspettative fruitive, spesso standardizzate, non coincidono con la realtà delle cose: infatti i topi erano l'unico elemento commestibile, poiché fatti di dolci gelatine, mentre i piatti erano di vetro e gesso e i due panini di ceramica ed hanno dunque mangiato dei piccoli topi neri.

L'opera d'arte diviene ogni volta occasione di attivazione di una logica intuitiva e globalizzante, che mette in relazione elementi minimi in modo inusuale e per questo liberatorio. Il legame con il pensiero scientifico e in particolare con il concetto di caos costituisce il motore di questo continuo processo. La riflessione ormai ventennale sul concetto di caos in arte assume nella ricerca di Ruggero Maggi il significato di un appello alla disobbedienza, un monito alla attenzione vigile e costante nei confronti dei poteri occulti attribuiti dalle convenzioni comunicative alla parola e all'immagine, contro cui l'arte ha gli strumenti privilegiati per contrapporre una vitale e salvifica logica creativa. Il rapporto con la scienza diviene il veicolo privilegiato per recuperare una componente propria alle avanguardie storiche, quella utopica, per cui alla elaborazione di una nuova forma può corrispondere una nuova società. In particolare, I'attenzione per la teoria del caos corrisponde alla necessità di avvicinare ancora di più l'arte ad una percezione meno idealizzata possibile della realtà che, per ammissione sempre più ampia dell'ambito scientifico, è rappresentabile non solo attraverso la razionalizzazione generale degli eventi, ma anche attraverso la constatazione dell'esistenza di un determinismo caotico.

Nel catalogo della prima mostra che ha raccolto gli artisti italiani che lavorano intorno a questo tema, Caos Italiano, organizzata nel 1998 dal Milan Art Center, Sandro Felletti ha scritto: "La geometria frattale tende a sostituire ai vecchi simboli della geometria euclidea, formati da elementi estremamente idealizzati, e pertanto del tutto eccezionali, delle configurazioni naturali, con nuovi simboli che sono ottenibili mediante relazioni logico-matematiche (algoritmi) che, raffigurando il discontinuo, permettono immagini più aderenti al reale". Ruggero Maggi esplicita sull'argomento: "Per capire la realtà che ci circonda è necessario cominciare a pensare ad essa come a qualcosa che non sia solo casuale. Le nuvole non sono sfere, ama dire Benoit Mandelbrot pioniere dello studio del caos. Le montagne non sono coni, il fulmine non si propaga in maniera lineare. Con ordine, anche se con un ordine incredibilmente complicato, il caos dirige diligentemente tutte le operazioni alla base della vita riducendo il globale tessuto connettivo della natura in un unico, per quanto intricato sia, sistema frattale".

La conoscenza della realtà non verrebbe, in questo contesto, riformulata attraverso simbologie nuove che sostituiscano quelle derivate dalla geometria euclidea, ma arricchita da una combinazione più complessa. Se anche al caos, però, è riconosciuta una logica programmatica, essa trova soprattutto nell'arte il terreno più fertile per rilevare la valenza filosofica del mutamento di prospettiva del pensiero. "Il caos va oltre la conformazione prettamente fisica della vita ed invade il terreno della stessa coscienza umana, per regolare in una successione di eventi solo apparentemente casuali, la nostra intera esistenza. Credo che la vita possa perciò ritenersi un elemento frattale molto complesso in espansione sia su un piano prettamente fisico che metafisico, sia temporale che spaziale" (R. Maggi).

Lo spostamento del concetto di caos dal piano scientifico a quello filosofico si è strutturato attraverso un passaggio dai lavori più "tecnologici" a quelli più installativi e ambientali degli ultimi anni. La trasformazione della scelta linguistica corrisponde ad un'evoluzione della riflessione sul tema, che piuttosto che cercare una rappresentazione del caos attraverso ologrammi, applicazioni di calcoli matematici, opere in movimento, cerca oggi una sua incarnazione intuitiva nei materiali poveri e casuali, per lo più trovati e riutilizzati dalla quotidianità.

Nel lavoro Cravatta di pietre del 1998, che ha misure variabili adattandosi all'ambiente in cui viene installato, pezzi di copertoni trovati sull'autostrada durante un viaggio tra Milano e Bari sono stati recuperati e contrassegnati con il numero corrispondente al chilometro di ritrovamento. I pezzi più grossi, lasciati cadere dalla parete con tutta l'energia sprigionata dalla forza di gravità accerchiano un elemento centrale, una sorta di corona rituale, che sembra bloccare il movimento, I'energia, la "tecnologia" in una forma ancestrale e dall'evocazione primitiva.

Questa componente appare spesso nei lavori di Ruggero Maggi che, riconducendo la riflessione entro parametri quasi antropologici sottolinea lo scarto da un'attenzione alla tecnologia troppo strumentale, in cui il fine sia io stesso mezzo, e la riporta alla sua dimensione conoscitiva. Lo slittamento operato tra la comunicazione scientifica dei contenuti e l'espressività delle scelte formali dell'opera attiva l'approccio "caotico" alla realtà. Un significato, dunque, tutt'altro che sperimentale hanno strumenti come laser, luci di Wood, neon utilizzati nelle opere: un significato più simbolico, "spirituale" nell'accezione più laica che la parola può avere. In II peccatore casuale il raggio laser sottolinea la scoperta di una sorprendente casualità: acquistato un antico messale in un mercatino, Maggi scopre ribaltando il libro che qualcuno ha inciso con un segno molto forte il disegno di un pene e scritto una inquietante quanto ambigua frase: "Infanzia/ci/dà cul/tura manico/mio". Chiudendo il libro, la punta del pene coincide con il centro del cuore di Cristo. Con il laser, allora, I'artista ha sottolineato questa blasfema costruzione e presentato l'oggetto come proprio lavoro, visto che la congiuntura di elementi casuali ha attivato una catena logica strutturala in modo non lineare né compiuto ad una visione caotica ma produttiva di conoscenze nuove ed inattese. Il laser attiva una attenzione verso ciò che non è immediatamente percepibile, aprendo lo spettatore ad una dimensione di caos.

La scienza fa dunque da ponte verso prospettive conoscitive nuove e in particolare attiva spesso contenuti di spessore etico e di impegno sociale.

E il caso di S.O.S. salvate ogni spazio, un lavoro del 1996. Lo spazio vicino ad una delle più grandi discariche europee quella di Buscate, fuori Milano, viene invaso da lattine e altri rifiuti che l'artista immagina che "sgorghino" dal pozzo al centro del cortile, per un sottosuolo ormai troppo pieno, componendo la parola S.O.S. e facendo si che che la O sia costituita dal pozzo.

Proprio su questo Maggi fa cadere una grande croce al laser, che quasi intende bloccare l'inquinamento devastante dell'area. Gli strumenti tecnologici, così come lo stesso connubio con il mondo della scienza, si rivela così soprattutto un preciso modo per esplicitare le strutture che sostengono i rapporti tra gli elementi trovati nella realtà e quelli realizzati dall'artista. L'opera diventa un modello, un esempio di relazionalità secondo le ragioni del caos. È in questo senso che si può fare sovvertitrice di un ordine preesistente e attivazione di un'esperienza etica oltre che estetica.

"L'arte mette in circolazione valori simbolici, il denaro è un valore simbolico; l'arte mette in circolazione il denaro": era scritto nel comunicato che accompagnava un'altra operazione nell'Arte Fiera di Bologna, I Metanetwoker in spirit. Anche in questo caso, però, I'arte si è fatta occasione di circolazione libera e diffusa di denaro, poiché le opere venivano regalate da "esemplari" umani di tutte le razze che circolavano per gli spazi della fiera in tuta-bianca.

La circolazione di denaro, attivata dall'opera, libera la diffusione di valori simbolici dal processo di mercificazione sempre in atto e promuovono una compartecipazione diffusa della cultura e della relazionalità quale reale patrimonio dell'umanità. Come anche nel caso del lavoro L'arte a peso. Il peso delle parole del 1997 in cui sono stati presentati in Arte Fiera a Bologna dei pani ricoperti di punte somiglianti a spine che venivano venduti agli spettatori devolvendo il ricavato in beneficenza, mentre un tessuto a forma di pelle di leopardo ricordava sulla parete il problema della fame nel mondo.

Solo l'arte, attraverso i grandi quesiti sulla esistenza, oggi posti dall'ambito scientifico forse più che da quello filosofico, propone delle strategie di resistenza.


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