TITOLO
rivista scientifico-culturale d'arte contemporaneaanno X - n. 29 - primavera/estate 1999

Costas Varotsos, concretezza d'infinito
di Daniela Del Moro
Opus 2903a
Globe, 1994
Museo d'Arte Moderna
e Contemporanea, Nizza

Opus 2903b
Il corridore, 1994
Piazza Hilton, Atene

Opus 2903c
La Morgia, 1997

Vivere l'arte come abitazione dell'immaginario dove poter spalancare gli occhi. Un immaginario dove si annullino o si equilibrino tutte le coordinate spazio-temporali per raggiungere e scuotere le "corde" delle emozioni.

"E' sempre in base alla trasparenza possibile della visione ambientale che chiamiamo anche ordine nello spazio, questo far posto è la realtà dell'utilizzabile nella sua spazialità" (M. Heidegger). Sono proprio i concetti di spazialità e temporalità i fondamenti che animano la filosofia artistica di Costas Varotsos.

Nato nel '55 ad Atene, forse attirato, come lui stesso racconta, "dallo spirito greco errante", decide di seguire gli studi in Italia dove si diploma all'Accademia di Belle Arti di Roma e frequenta la Facoltà di Architettura a Pescara. Dalla fine degli anni '70 inizia la sua produzione artistica che trova nella scultura il primo strumento di ricerca di nuovi equilibri. Nel 1982 I'artista decide il suo rientro in Grecia "assetato", come lui stesso ammette, di quella luce e di quei colori che si fondono solo nella natura mediterranea. Da questo momento prendono vita i suoi primi lavori di richiamo internazionale: Il Poeta del 1983 e Il Corridore del 1985, sono la sintesi materica, cromatica e ideologica della realtà comunicativa di Varotsos. Probabilmente le origini solari della sua terra hanno dato forza alla grande sensibilità dell'artista nei confronti dello strumento che caratterizza tutta la sua produzione artistica: il vetro. Tutti i suoi lavori sono fondati sull'esaltazione delle qualità di trasparenza, luminosità e levità del materiale: un materiale unico, antico e contemporaneo, mai definito, mai domato e comunque il solo in grado di realizzare la piena soddisfazione del concetto temporale dell'arte. Cosi come l'atto emblematico e radicale di Fontana evolve la via della costruzione al di fuori dello spazio d'elaborazione, così la presenza-assenza del vetro supera l'eterno condizionamento materico spazio-tempo.

Per Varotsos "il sentimento della costruzione" si sviluppa nelI'elaborata ricerca costruita attraverso la sovrapposizione di diversi piani monocromi di cristallo posti in relazione con lo spazio esterno, con il sentimento di una condizione dove lo sguardo acquista percezioni in modo sempre diverso: quello che Castellani definisce "dare alle opere concretezza d'infinito" così che l'atto del costruire dia significato all'adattare la superficie alle infinite possibilità di spazialità.

Nel progettare le sue sculture sempre di dimensioni eccezionali (8 metri: Il Poeta, Il Corridore e I Totem) Varotsos dichiara la sua intenzionalità di ritrovare la stratificazione storico-culturale del luogo: cercare quegli elementi formali e concettuali che possono unirsi al suo percorso individuale, creando quella fusione magica con il luogo d'azione. Cosi Il Poeta che ha la sua collocazione a Cipro sulle antiche mura di Nicosia, in un momento travagliato da violente azioni politiche, trasmette forza ed energia attraverso una "fisicità" stratificata con la natura stessa dell'ambiente.,

La ricerca di Varotsos oltrepassa anche il limite dell'assenza di materialità tipico del concettuale, per arrivare ad un compromesso di sintesi: energia, materia, natura, luogo, trasparenza. Una sintesi proposta in contrapposizione alla più generale concezione analitica dell'arte contemporanea: sintesi di frammenti, frammenti che si definiscono in forme e immagini senza contorni, fra stasi e movimento, dove la rappresentazione esplode in una poetica di rari equilibri.

Il Corridore, realizzata ad Atene, è una delle sculture più rappresentative della sintesi di equilibri in movimento (incontro e fuga), "un movimento" che vive concettualmente in opposizione all'altro "movimento" di memoria futurista-dadaista. In Duchamp come del resto in Balla o Boccioni, la stessa immagine di movimento si offre come fine a se stessa, fotogrammi in progressione di una virtuale e frammentata velocità. Ne II Corridore, ma probabilmente anche nel Totem, nel Globe o nelle successive "spirali", I'idea di velocità e movimento non rappresenta il fine, ma virtuale diventa il concetto di staticità, reale la presenza nello spazio di un materiale senza tempo: di forme esaltate nella non definizione del vetro. La trasparenza è il vero trait d'union, la vera identità artistica di uno scultore che progetta ogni evento con un impegno sempre fortemente influenzato dalle ricerche socioculturali in continua evoluzione: oltrepassa il vuoto esistenziale proprio di questo millennio, carente di riferimenti, di valori e di ideali, alla ricerca di nuovi orizzonti. Orizzonte come labile linea di demarcazione tra terra e cielo, unico fievole punto di riferimento a cui appigliarsi in un paesaggio così precario e sempre in procinto di immediato cambiamento. E gli Orizzonti sono alcuni fra i suoi ultimi lavori (1995-1998) realizzati ancora in una sovrapposizione di lastre di vetro, questa volta ordinate e racchiuse in una grande rotaia circolare: posti in un ordine infinito, come infinita è la forma circolare che li racchiude.

E se il tempo che è passato o la follia di una guerra hanno danneggiato o distrutto un orizzonte naturale come nel complesso montuoso della Morgia (Maiella), è lo stesso tempo attuale che con l'intervento dell'artista restituisce vita e spazialità all'ambiente. Nel 1998 Varotsos si impegna in un'opera unica, la realizzazione di un orizzonte virtuale: ridisegnando un contorno infinito fatto ancora di piani di vetro in sovrapposizione che diventano realtà e regalano una visione inevitabilmente sospesa tra immaginario e reale. La continuità degli orizzonti come dei non-luoghi, non definiti, ma fortemente proiettati verso la ricerca di una identità radicata nel proprio esistere: immersi nella dimensione spazio-temporale in quanto caratterizzati da uno stretto coinvolgimento dell'arte nella vita e nella realtà fisica del territorio urbano e naturale in perenne trasformazione.

Lo spazio, il tempo e l'eterno condizionamento della loro esistenza restano l'anima del "lavoro" di Varotsos che, dando vita a superfici di luci nuove e a forme esaltate da equilibri eternamente contemporanei, sempre legati dall'indistruttibile filo della cultura, unisce le opere attuali a quelle migliori del passato.


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