TITOLO
rivista scientifico-culturale d'arte contemporaneaanno IX - n. 28 - inverno 1998/99

Transformation
di Lorenzo Michelli
Opus 2819a
T. Florschuetz (sullo sfondo)
P. Ravalico Scerri (a destra)

Opus 2819b
M Sillani Djerrahian

Opus 2819c
(da sinistra) P. Ravalico Scerri,
A. Riello, R. Kriesche

Opus 2819d
M. Dopitovà

Nell'agosto di quest'anno presso il Teatro Miela di Trieste si è svolta la mostra Transformation, promossa dal Gruppo '78 e curata da Maria Campitelli, terza tappa di una ricognizione dall'affascinante titolo Natura Naturans iniziata, sempre a Trieste, nel '96, con una grande mostra di 81 artisti che diversamente affrontavano il tema della modificazione della natura in rapporto con l'evolversi della cultura contemporanea. Se nel primo caso gli artisti avevano lavorato rapportandosi con luoghi museali, comunque non deputati all'arte contemporanea, in questo caso il contenitore prescelto per l'iniziativa è stato un teatro, che per l'occasione è stato completamente stravolto e modificato nella sua stessa struttura. L'ambientazione delle opere, ben calibrata e di forte resa drammatica, ben si legava sia con le caratteristiche intrinseche del luogo, colorato e architettonicamente stravagante, che con il taglio critico dell'iniziativa, che trasmetteva immediatamente una certa inquietudine.

In questo scorcio di secolo infatti tutte le sperimentazioni che si agganciano ad un'analisi del quotidiano e delle relazioni che costruiscono il sociale, possiedono un certo sapore problematico, che si avviluppa sia alla complessità della situazione attuale, politica, etica ed economica, che a quella più propriamente artistica. L'estrema libertà dei mezzi e dei contenuti da affrontare rendono infatti l'artista partecipe di una realtà indeterminata che si avvolge di un alone di mistero e di curiosità soprattutto quando lo stesso riflette l'attualità più flagrante, I'hic et nunc. Il privilegio del computer e dell'informazione per tutti, della trasformazione dell'uomo a partire dal suo costituirsi, delle nicchie d'identità mutanti, l'omologazione delle culture e l'abbattimento delle diversità, sono tra i temi più frequentati nel panorama artistico internazionale con cui quest'esposizione si pone in dialettico rapporto.

La polisemia delle operazioni speculativo-economiche mascherate dall'ipocrisia sono state messe in luce da Ottomar Kiefer con la sua installazione di girasoli colorati e mobili, da cui fuoriuscivano delle canzonette ilari che contrastavano con la seriosità affettata di un'effige e della voce di Clinton che ripeteva ad intermittenza un discorso fatto durante un viaggio in Cina, Paolo Ravalico Scerri nel suo intervento video ha puntato sui travestimento raffrontandolo con la costituzione italiana per verificare se la stessa effettivamente garantisce la libera espressività personale; Milena Dopitová ha presentato delle fotografie di cicatrici che man mano scomparivano, effettuando del blow up su piccole zone di corpo che conservano la meraviglia dell'intero essere umano; Erwin Wurm andava a realizzare le sue "sculture da un minuto", anti-classiche ed ironiche, firmando dei goffi tentativi di mantenere precarie posture mentre Mario Sillani Djerrahian, con fotografie, costruiva stelle e case carsiche, allontanandosi però da una falsa concretezza materica e privilegiando la noetica; Thomas Florschuetz, anch'egli con fotografie, di primo acchito violente, preferiva invece orientare il suo messaggio sulla falsa percezione delle cose; le foto infatti ritraevano parti di corpo su cui erano proiettate dolci immagini di fiori, e, ingannandoci, parlavano della concezione post-human, ormai accettata e normalizzata. Annibel Cunoldi ha trattato il tema dell'ambivalenza delle ideologie e della loro inconsistenza nei tempo. Peter Friedl, nel suo video, ha scardinato l'atmosfera affettata delle vernici, facendo intervenire bambini che meglio degli adulti giocavano con dei costumi animaleschi mentre Antonio Riello, tra gabbie dai colori pastello e perversi tavoli dorati, ha focalizzato, con effetto-contrasto, stereotipi e luoghi troppo comuni. Infine di Richard Kriesche era esposta una enorme gigantografia che ritraeva il rettore dell'Università di Graz virtualizzato perché composto da una serie di pixel il cui numero era esattamente quello degli studenti che durante il suo incarico avevano frequentato l'ateneo.

Queste le proposte per Transformation, deciso e forte tentativo di riflessione, con i mezzi dell'arte contemporanea, sull'indeterminatezza e sulla fluttuazione dell'oggi.


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