 Formaspazio (1998) acrilico su tela, cm. 190 x 450 installazione presso A Arte Studio Invernizzi, Milano
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Ciò che immediatamente si percepisce, osservando le ultime opere di Querci, è una fortissima energia, una potenza ed una sintesi espressiva portate ad una completa estremizzazione. La sua pittura è radicale, rigorosa, essenziale. Querci ha seguito un percorso evolutivo che, dopo gli inizi informali e le suggestioni della pittura espressionista nordica, lo hanno condotto ad un "fare arte" che si avvale di un sistema di vera e propria riduzione linguistica. Lo stile personalissimo è giocato su immagini costruite, pensate, e contemporaneamente semplici immagini che tendono ai valori assoluti della forma, e sono volte alla ricerca della perfezione raggiungibile attraverso un equilibrio di tensioni. Rispetto alle opere degli anni Ottanta, il linguaggio pittorico è certamente più articolato, i blocchi di colore bianco e nero sono più nettamente costituiti, e vivono sospesi in una dimensione atemporale. La scelta cromatica è ridotta al minimo, quasi all'azzeramento: Querci infatti predilige i noncolori, il bianco ed il nero che creano un impatto visivo assoluto, duro ma coinvolgente, sconcertante ed affascinante. La luce, insieme allo spazio, diviene cardine primo della sua pittura. Il bianco genera nuova luce dal contrasto con il nero, la luminosità è percepibilissima, coinvolgente; I'equilibrio tra i due blocchi cromatici non termina nel perimetro della tela: ciò che si struttura in superficie prosegue oltre, coinvolgendo nel rapporto anche le pareti di supporto. Una volta stabilito ciò che è figura e ciò che è sfondo, le forme si penetrano tra loro in campiture timbriche non nette e fisse, anzi, nel loro formarsi sulla superficie della tela si attraversano, si dilatano, si assorbono, come a voler far uscire l'immagine fusa nella pura forma. Forma che, nonostante un chiaro azzeramento volumetrico, non si rivela assolutamente legata alla sola bidimensionalità, ma anzi, si mostra agli occhi dell'osservatore attraverso varchi, passaggi, attraversamenti che si espandono e si dilatano. NelI'esposizione recente allo Studio Invernizzi questo è chiaramente visibile, qui la tela non è più singola opera, ma viene accostata e messa in rapporto con altre, a creare l'inizio di un movimento, di un dialogo, di uno spazio generatore di altro spazio. Quella di Querci è una pittura di "necessità", enfaticamente aniconica, dove i blocchi incombenti sono la consapevolezza della nostra storia. Profondamente sentita è l'esigenza di arrivare all'essenza delle cose, di superare la sterile apparenza, di compiere la trasformazione in pittore-esploratore delle possibilità del creare e, secondo le sue parole, fare in modo che "I'infinito dell'espressione lasci aperta tra l'opera e lo spettatore l'interpretazione".
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