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| rivista scientifico-culturale d'arte contemporanea | anno IX - n. 28 - inverno 1998/99 |
| Una nuova Galleria Comunale d'Arte Contemporanea a Todi
intervista di Emma Gravagnuolo a Enrico Mascelloni | ||
Emma Gravagnuolo: Sapendo che dirigi la Rocca di Umbertide-Centro per l'Arte Contemporanea e che sei coinvolto in altri progetti museali in Italia centrale, cosa pensi di questo nuovo spazio, e quali saranno i criteri e le scelte future che lo caratterizzeranno? Enrico Mascelloni: Preciso subito che non sono il direttore del nuovo Museo d'Arte Contemporanea di Todi. Mi sono invece occupato delle sue fasi organizzative, tecniche ed artistiche allestendo la mostra inaugurale, quella che, come ogni mostra inaugurale di un nuovo museo che si rispetti, ne specifica in qualche modo l'identità, il taglio, le ambizioni. Questa mostra oltre alla sua identità artistica, ne ha anche una che potremmo chiamare logistica. È quella che mi interessa qui specificare in quanto, esponendo quadri, sculture, oggetti ed installazioni ormai storiche, ho anche verificato la risposta degli spazi del "Nido dell'Aquila" alle caratteristiche sorprendenti e multiformi dell'arte contemporanea. Mi pare che il risultato, sul piano dell'impatto visuale, sia persino superiore alle attese. Aggiungo, peraltro, che gli spazi del "Nido dell'Aquila" sono talmente articolati e differenziati che anche una mostra complessa come questa non ne ha esaurite le potenzialità. Non sono per esempio state utilizzate le due grandi terrazze all'aperto che si aprono su uno dei panorami più suggestivi del mondo. Né è stato usato, in quanto ancora in restauro, il Teatro, che è pensabile non soltanto come spazio di azioni appunto teatrali, performative o come luogo di convegni, ma anche come spazio da allestire e da gestire in maniera inusuale e sorprendente. Emma Gravagnuolo: La base dell'attività della Galleria sarà la collaborazione tra l'imprenditoria privata locale e l'Amministrazione comunale. Come ritieni questa collaborazione tra pubblico e privato? Enrico Mascelloni: Il rapporto pubblico/privato, in particolare nell'arte, è uno dei terreni in cui si sprecano i luoghi comuni, le banalità, le velleità più demenziali. Non c'è praticamente nessuno che, progettando una mostra o un museo, non blateri qualcosa a casaccio su termini pomposi come "sponsor", "target", "ritorno in immagine". A Todi, invece delle chiacchiere si è concretamente sperimentato un rapporto di collaborazione tra un'impresa attiva nell'elettronica avanzata come la Eles, il cui proprietario ama l'arte contemporanea, ed un'Amministrazione comunale i cui punti di riferimento, come il sindaco e l'assessore alla cultura, amano egualmente l'arte contemporanea. Questo è il motivo per cui Todi, invece di buttare un po' di soldi per un qualche progetto legato alla televisione o alla moda, ha deciso di investire la propria immagine ed i proprio soldi, spendendo peraltro assai meno, su di un museo d'arte contemporanea. Emma Gravagnuolo: Ho trovato molto interessante l'aver accostato due collezioni cronologicamente vicine ma di stile e scelte completamente differenti. Il pubblico può avere così una visione più completa, esaustiva del periodo storico esaminato. Cosa pensi di queste due collezioni? Enrico Mascelloni: Luciano Lanfranchi e Francesco Conz, sono due tra i maggiori collezionisti europei d'arte contemporanea. La mostra, mette insieme, se così si può dire, "il diavolo e l'acqua santa". Cioè le tipologie ormai consacrate dell'informale internazionale insieme alle risultanze assai meno consacrate, ma non per questo meno intense, di movimenti come Fluxus, la poesia visiva, I'azionismo viennese. Comunque sia, e comunque si voglia identificare il suddetto diavolo e la suddetta acqua santa, ogni opera in mostra è un capolavoro sia nel contesto della propria epoca che all'interno della produzione dell'artista in questione. Emma Gravagnuolo: Sapendo che ti occupi delle avanguardie più oltranziste e radicali, come dada, il situazionismo, il lettrismo, e la poesia visiva, alcuni pensano che anche Todi come la Rocca di Umbertide, diventerà un palcoscenico di queste tendenze. Enrico Mascelloni: Niente affatto, sebbene non sia in grado di precisare quali saranno i futuri programmi del museo. Per il momento è stata confermata la direzione scientifica di una commissione della quale faccio parte insieme a Piero Dorazio e a Graziano Marini. Quindi i programmi del museo saranno conseguentemente assai variegati. Posso soltanto aspettarmi ed augurarmi che tali programmi, qualunque essi siano, abbiano ben poco a che fare con i polli d'allevamento dell'arte contemporanea, e con tutte quelle tendenze storiche, come il minimal, I'arte concettuale o I'arte povera, che per essere tenute in vita, abbisognano di almeno una mostra al giorno in qualcuno tra i musei che fanno parte della cordata. In Italia ci sono già troppe situazioni di bassa macelleria provinciale come Prato, Rivoli, Bologna, ecc. perché anche qui si faccia l'ennesima ed inutile mostra di Sol LeWitt o di Pistoletto. | ||
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