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| rivista scientifico-culturale d'arte contemporanea | anno IX - n. 28 - inverno 1998/99 |
| Zefir o la coda dell'occhio di Fabrizio Corneli
di Alessandra Melandri | ||
L'anamorfosi, le leggi dell'ottica e della fisica, il calcolo matematico sono gli "strumenti" abituali che egli adotta per giungere alla realizzazione dell'opera d'arte. Forse, piuttosto che di immagini, si potrebbe parlare di apparizioni incorporee ed evanescenti. E' l'alternarsi di luce ed ombra, infatti, che genera la visione, che disegna i profili della sue figure. Nella personale del 1994 allo Studio G7, Corneli presentava delle grandi opere da parete, le Sognatrici, composte da esili lamelle applicate al muro che illuminate dal basso proiettavano delle ombre che davano vita a stilizzati volti femminili. All'epoca era forse più semplice capire come si generava l'immagine, mentre nella recente mostra, sempre allo Studio G7, I'intuizione non è sufficiente per svelare il mistero della realizzazione. In questo momento Corneli sembra voler assumere decisamente le vesti dello scultore. Ciò che ci appare inizialmente, difatti, è una serie di rilievi bianchi che emergono da pannelli di legno. Si tratta di veri e propri bassorilievi in candida polvere di marmo, ma privi di alcuna immagine riconoscibile. Questa è la situazione visiva che ci si presenta quando sono accese le luci d'ambiente della sala espositiva. Ma l'opera, in realtà' è concepita per vivere in due differenti situazioni percettive. E parte integrante di essa una piccola lampada alogena che proietta un fascio luminoso direzionato dal basso verso l'alto e tangente al pannello. Quando questa fonte luminosa è accesa il bassorilievo astratto dà vita ad una immagine, ed ecco che appaiono, nei diversi pannelli, degli elfi, piccoli esseri alati creati dalla mitologia germanica, dei volti femminili, un gufo, un pipistrello, la scritta Zefir. Un mondo fiabesco, onirico e giocoso improvvisamente si dispiega davanti ai nostri occhi e dalla magia nasce il racconto. Senza la luce questo mondo non esiste, ciò che si vede sono delle sculture astratte, che sembrano avere una superficie morbida e vellutata. Zefir o la coda dell'occhio è il titolo allusivo dell'esposizione che, se vogliamo, presenta un aspetto narrativo anche nella disposizione delle opere. Nella prima sala ci accoglie, infatti, un'opera realizzata secondo una tecnica da tempo sperimentata dall'artista. Una sottile lastra di rame variamente ripiegata contiene una lampada. Il fascio luminoso passa attraverso una traforatura e crea un'immagine sulla parete, fatta di luce e di ombra. È un fanciullo orientale, col capo cinto da un turbante, seduto accanto ad una finestra, tutto assorto nella lettura di un libro, come ad annunciarci che siamo entrati nella favola. Di notevole interesse anche altri lavori ottenuti con un semplice foglio di carta bianca in rilievo ed una alogena, pensati dall'artista come multipli delle altre opere esposte, ma non per questo meno efficaci negli effetti plastici e luministici. Fabrizio Corneli, come dimostra questo recente ciclo di opere, porta avanti con puntualità un discorso estremamente personale, dando vita a nuove creazioni e sperimentando, di volta in volta, nuovi materiali, riuscendo sempre a far convivere mirabilmente rigore scientifico ed espressione artistica, tecnologia e bellezza. | ||
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