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| rivista scientifico-culturale d'arte contemporanea | anno IX - n. 28 - inverno 1998/99 |
| Marina Ballo Charmet, l'indeterminatezza del soggetto
di Giorgio Bonomi | ||
Il problema di fondo di Ballo Charmet è l'indeterminatezza del soggetto. Già in alcuni titoli - i suoi titoli sono sempre comprensivi di un ciclo di lavori - colgono questo senso, per esempio Il limite, Con la coda dell'occhio, Rumore di fondo, cioè non abbiamo determinazioni definite, categoriche, ma indicazioni di una situazione, di uno stato in movimento, di una condizione atmosferale. Le immagini, così, presentano scorci, dettagli di campi, di marciapiedi, di strade, di corpi, luoghi o persone indeterminati, senza tempo e senza spazio definiti, e perciò "universali". E' abbastanza facile cogliere in questa impostazione la "distruzione" del soggetto o, meglio, la complessa e intricata sua costituzione, operata prima dalla psicoanalisi e poi dal recente pensiero postmoderno che ha messo in crisi ogni possibilità di fondamento e di razionalità determinata. Ma da ciò la Ballo non si ferma alla contemplazione dei "pezzi" ottenuti dalla distruzione né opera beotamente nella decostruzione, al contrario ricomincia, con un lavoro sisifiano, un'opera di ricostruzione a partire dal fondo, dal particolare. Non che ci dia una nuova "narrazione" o un sistema organico, cosa oggi impossibile, ma ci indica la possibilità di un percorso, se non si vuole restare nella palude dell'indeterminato e del relativismo amorale e paralizzante ove tutto è lecito e possibile, senza scelta e senza responsabilità. Si comincia così a cogliere quello che è dato per scontato, quel prima della percezione cosciente, quella condizione prelogica e preverbale che è lì ed è la base stessa della consapevolezza e del pensare logico. E' l'ultimo ciclo fotografico, Rumore di fondo, quello che si pone come trait d'union tra la pratica fotografica e quella, immediatamente successiva, video. Qui "la coda dell'occhio" coglie, oltre ai manufatti inanimati - particolari interni ed esterni di abitazioni - aspetti di corpi umani - parti di braccia, di busti, di spalle, di ventri, di colli - e, in più, aggiunge simbolicamente l'elemento sonoro il rumore di fondo - udibile evidentemente solo con l'immaginazione. Le due opere più recenti Conversazione 1 e Conversazione 2, installazioni da cinque o più video, ci presentano quei particolari somatici in leggero movimento, quello provocato dal respiro che, a sua volta, diviene elemento sonoro reale, dato il mezzo usato. Non cambia il contenuto che l'artista vuole comunicarci - ed anche qui dimostra con quanto rigore e coerenza porta avanti la sua ricerca - mutano e si sviluppano soltanto le tecniche espressive e le possibilità di immagini. Potremmo dire che il potere evocativo ed emozionale delle immagini si rafforza con l'acquistare maggior nettezza, ove la maggior determinatezza del particolare provoca quell'indeterminatezza di cui si diceva senza necessità che sia dichiarata esplicitamente, come per esempio in un vecchio ciclo Il limite, in cui le fotografie di spiagge, di campagne, di paludi, erano marcatamente "senza limite" e avvolte in un'atmosfera rarefatta. Ora Ballo Charmet può usare anche il colore per le fotografie senza timori di ridondanza e il sonoro senza timore di essere didascalica. Colpisce come l'artista che presenta una filosofica certamente non rasserenante, tutta centrata sull'impossibilità dell'identità definita - non abbiamo mai immagini di volti o di indizi tali da poter riconoscere il soggetto, sia esso animato o inanimato - e sulla consapevolezza dell'impossibilità di usare "concretamente" le possibilità logiche e del discorso - al più possiamo cogliere il respiro e percepire non il movimento ma piccole variazioni dello stato di quiete, dovute non alla volontà consapevole bensì alla meccanicità dell'organismo - colpisce, si diceva, che questo pensiero non ci viene offerto come condizione di angoscia, di disperazione per la perdita dell'Essere o, che poi sarebbe lo stesso, come condizione liberatoria, come possibilità di licenza, come conquistata autonomia dal Padre e dall'Essere, ma ci viene offerta come "condizione umana", qui ed ora, non metafisicamente assoluta. Infatti se, da un lato, la ripetitività, di immagini e di sonoro, riporta al tempo pre-storico, a quello che non è scandito dal fare e dal divenire, da un prima e da un poi, bensì da un presente sempre identico, cioè al tempo interiore, da un altro lato i suoi personaggi - che appaiono vestiti con il loro abito quotidiano e, quindi, rompono con le mode odierne che, in tante foto e in tanti video, esibiscono banali e smodate nudità - non sono quelli dell'origine, non sono mere forme simboliche, o meglio sono forme simboliche dell'uomo storicamente determinato che le convenzioni storiche - nel significato di "civiltà" - vogliono ricoperto da un vestito. Certamente Ballo Charmet non dà prescrizioni, né di tipo morale né di tipo gnoseologico, solo - ma è già tanto - ci suggerisce i termini da cui poter riprendere un discorso più rassicurante, con la serenità di chi crede fortemente nei suoi assunti e con la benevolenza di chi può dirci qualcosa, senza mai - si badi bene - dimenticare che sta operando con strumenti estetici, per cui ogni pensiero riflessivo entra in gioco solo a partire dalla percezione dell'immagine che mai è succube del concetto, anzi appare sempre "pittorica", come un quadro classico di grande qualità formale ed espressiva. Infatti le sue immagini, prese singolarmente, possono leggersi come un "quadro": ritroviamo la composizione, I'alternarsi dei chiari e scuri, la luce che organizza gli spazi, il segno e il taglio che definiscono e suggeriscono, le prospettive con i loro primi piani e gli sfondi, I'armonia formale che è sempre altro della somma dei singoli elementi. Chi scrive si va sempre più convincendo della validità profetica del vecchio Hegel che affermava il superamento delI'arte nella filosofia, cioè della conoscenza intuitiva nella conoscenza concettuale: tutta l'arte del '900 è essenzialmente la riprova di quella teoria, ma dopo la grande stagione delle avanguardie, I'arte più recente sembra offrirci solo cattiva arte e ancor peggiore filosofia. L'opera di Ballo Charmet, di fronte alla quale non nascondiamo di aver provato profonda emozione e grande interesse, pare offrirci una situazione nuova che, per un verso, sembra confermare lo Hegel e, per un altro, smentirlo: infatti ci troviamo di fronte ad un lavoro in cui è proprio la qualità estetica che ci convince di quella filosofica e non già il contrario. | ||
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