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| rivista scientifico-culturale d'arte contemporanea | anno IX - n. 28 - inverno 1998/99 |
| Riccardo Guarnieri, architetture dell'assoluto
di Giandomenico Semeraro | ||
Così è, ad esempio, per la luce, vero fulcro esplosivo per via di molteplici attenzioni, fra di loro anche le più contrastanti, e che caratterizza profondamente, a partire dai primissimi anni '70, I'opera di Riccardo Guarneri, uno dei riconosciuti protagonisti - se vogliamo far uso delle categorie succitate della linea aniconica. "Il risultato tende, o deve tendere, all'assoluto, alla "luce", un assoluto che, nella sua imperfezione, è comunque assoluto e comunque luce". Suonano chiarissime le sue parole, che ancor più - come doveroso - di fronte alle opere sono estremamente precise. Da un lato la luce, certo, ma allo stesso tempo la consapevolezza, per essa, di quanto debba esser ricercata, quindi costruita, nel senso di una necessità esplorativa ed umanistica invece che tesa alla rivelazione definitiva. Se allora sarà corretto parlare di costruzione pittorica, allora, a maggior ragione, dovremo sottolineare quanto fortemente architettonico sarà l'impianto formale, in cui si rivela la dialettica fra pieni e vuoti, fra apparizione e scomparsa, scrittura aerea e tessuto poetico legato al fare e al metodo, fra essi fortemente legati. Già anni fa, acuta interprete, Lara Vinca Masini sottolineava che "(...) il segno (...) ha spessori diversi come ne ha un 'segno-gesto', dal momento in cui la mano inizia l'atto di percorrere la tela, fino alla sua progressiva accelerazione, che coincide con un successivo alleggerimento del segno stesso. Ma, a differenza del segno libero, del 'segno-gesto', questo di oggi di Guarneri procede senza accelerazioni, è tutto meditato e osservato al microscopio, è l'idea platonica del gesto (...)". La ricerca di Guarneri, pur mantenendo l'originaria tensione analitica si è progressivamente (da subito, direi) accesa nell'umore e nelle articolazioni della superficie, sviluppandosi progressivamente per via di necessità che lo hanno condotto ad enucleare "(...) un nuovo modo di vedere allargando/aumentando il campo della percezione (...)", così come egli stesso si è espresso. La forma costruita risulta a tutti gli effetti partitura, scrittura formale in senso sia ampio che specifico, in cui assumono valore emblematico così la connotazione - I'impianto - strutturale e lineare che, a riscaldarne la vitalità, proprio i brani scrittorii immaginifici quali campiture, ovvero umanizzazione di un universo visivo altrimenti inossidabile dal tempo, e in cui chi osserva si trova insieme all'artista a fondare ogni volta, ad ogni opera, ipotesi di autonoma identità, oggi fortemente in crisi nel mondo occidentale, centrale nel dibattito contemporaneo, tale da investire prepotentemente i diversi aspetti del sapere. Prima e più complessa, a mio parere più profonda fra gli altri, la ricerca artistica. In tal senso si dovrà sottolineare una volta di più come nella ricerca di Guarneri si dispieghi un'esperienza di detto universo (così artistico che intellettuale) fortemente tesa, per quanto in apparenza sospesa nei toni, in una condizione di continua "esplorazione" degli spazi, delle architetture della luce e rende finalmente visibili - azzardando: praticabili - i suoi spessori impalpabili, i loro trascoloramenti pittorici che, invece di essere dissolti da essa luce, le danno anzi corpo, durata, misura, ritmo. Altro che platonica: l'idea - mentale, raffinatissima - si sostanzia nell'esperienza dei sensi, e anzi trova in essi ulteriore strumento di verità, nei termini di innalzamento della soglia percettiva, di ampliamento della coscienza ovvero di una sempre rinnovata consapevolezza per quanto attiene alla sensibilità e al pensiero, quindi alla positiva disponibilità di dialogo - convivenza - dell'uomo con l'uomo. | ||
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