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| rivista scientifico-culturale d'arte contemporanea | anno IX - n. 27 - autunno 1998 |
| Molti bottoni per un'asola. Riflessioni sull'opera di Angela Lorenz
di Miranda MacPhail | ||
E' in questa ultima generazione di artisti che bisogna collocare la figura di Angela Lorenz. I suoi lavori derivano dal Concetto filtrato attraverso l'attenta osservazione delle usanze sociali e di oggetti quotidiani. Si tratta di un eccentrico rovesciamento dell'arte concettuale: la ricerca porta all'individuazione di una idea che guida la stesura dell'opera i cui esiti si esprimono piuttosto in molteplici possibilità offerte dal concetto-guida. Lorenz sceglie soluzioni inconsuete nel tentativo di comunicare su diversi livelli sia tattili che intellettuali. Questo approccio cumulativo è evidente in tutti i "libri" della Lorenz e trova una propria simbologia in un altro campo di interesse dell'artista: i bottoni. Dove esiste un'asola (il concetto-guida), questa può essere applicata a diversi tipi di bottoni (le realizzazioni) provenienti da campionari selezionati. Qualunque fenomeno può interessare l'artista, anche quelli che sembrano insignificanti come i tappeti sotto i nostri piedi o gli annunci mortuari. I soggetti trattati evidenziano alcuni interessi personali, come le tematiche riguardanti la percezione della donna, quelle del nomade e dei ceti deboli della società odierna, e ancora lo scambio e il riciclaggio di materiali. Un esempio paradigmatico dell'operazione dell'artista è da trovarsi nell'opera Binding Ties che riguarda lo sfruttamento economico del Terzo Mondo. Il contenitore mostrato appare come un portacravatta ma dentro scopriamo che l'oggetto è composto da una serie di cravatte "regimental" piegate a fisarmonica. Il testo scritto sull'oggetto stesso indaga, in termini ironici, lo scambio di materiali quali gomma, seta, cotone e rame. Se proviamo a rovesciare l'oggetto, questo diventa un copricapo indigeno e leggiamo nel colophon che gli stessi materiali di scambio sono stati implicati nella realizzazione dell'opera. Perfino la carta (della linea "Savile Row") è scelta per il suo legame al tema, giacché prende il proprio nome dalla via londinese dove si vestono i più importanti businessmen inglesi. Una volta individuato il tema e compiuti i necessari studi in campo socio-antropologico, l'artista arriva a compilare una serie di esempi che illustrano i risultati della ricerca ma non intendono imporre un'unica visione del mondo. Anzi l'effetto è quello delle scatole cinesi dove ogni esempio porta a nuove aperture. L'atto di mettere insieme dei frammenti capaci di farci intuire l'universale non può che ricordarci antiche Wunderkammern, laboratori scientifici e creazioni artistiche nel contempo, mentre, più vicino a noi, I'artista raccoglitore e schedatore di oggetti e comportamenti ci riporta allo spirito di ricerca di artisti differenti come Marcel Broodthaers, Alighiero e Boetti, Vincenzo Agnetti. All'interno dei lavori in esame la presenza del testo scritto dall'artista diviene parte integrante dell'oggetto-libro e può assumere varie forme: un saggio storico-scientifico (come in Bologna Sample), versi che ricordano le rime vittoriane destinate all'educazione dei bambini (Where's the Button? infatti riprende anche il nome di un gioco per i piccoli), accostamenti di parole per comporre poesie (Noticing Death). Già dai titoli, che formano quasi sempre giochi di parole, è presente un senso di ironia che informa lo sviluppo dell'opera. Contemporaneamente al testo scritto nasce l'approccio alla visualizzazione che non è da considerarsi una illustrazione, quanto piuttosto come un commento in parallelo allo stesso materiale. Le immagini possono includere acquerelli eseguiti a mano (Bologna Sample), assemblaggi di materiale riciclato (Pandora's Box, le installazioni con i bottoni), fotografie (Noticing Death) o stampe che si distinguono per una tecnica inventata appositamente per l'opera: nel Paper Plates-She's a Dish disegni di piatti rinascimentali vengono stampati su piatti di carta mediante lastre preparate con rilievi in spaghetti; nel Nomad's Chair un tappeto curdo dell'Ottocento è ricreato attraverso stampe realizzate con moquette. In tal modo materiali poveri e spesso considerati non-artistici, come la gomma da masticare, il lattice, la cera, il ghiaccio, gli stracci, diventano supporti per i suoi testi. Come spettatore di questo mondo, I'artista permette di avvicinarci per tappe. Già la scelta di creare un oggetto-libro evidenzia la volontà di controllare attentamente l'esperienza individuale dell'opera: il nostro percorso visivo è determinato dalle convenzioni della lettura (da sinistra a destra e dall'alto verso basso) e dall'evoluzione della struttura secondo un sistema di impaginazione. Sfilano davanti a noi un ventaglio di parole e di immagini, ma l'aspettativa creata da una "pagina" viene tradita da quella seguente. La Lorenz lavora sapientemente con il senso della scoperta e della sorpresa, il gioco ha un ruolo importante non solo nella redazione dei testi e delle immagini, ma anche nella struttura stessa del libro; in quasi tutte le opere esistono infatti molteplici soluzioni espositive. E' proprio questa riflessione che ha spinto l'artista a tentare una operazione nuova all'interno della sede dell'Associazione Culturale Grafio a Prato nei mesi scorsi. Invece delle solite teche riservate ai libri d'arte, si è confrontata con un ambiente più vasto dove ha potuto estrarre il contenuto dalle vetrine per proiettarlo sulle pareti. In una teca a parte i contenitori potevano essere osservati come commento a margine della stanza. In questo modo è stato possibile sperimentale il rapporto del testo e dell'immagine con uno spazio che non era quello del contenitore, una verifica importante sia per opere già esposte altrove (Noticing Death, Bologna Book, The Hat's Up to You, Paper Plates-She's a Dish, Binding Ties) sia per le nuove opere presentate (Where's the Button?, The Nomad's Chair). | ||
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