TITOLO
rivista scientifico-culturale d'arte contemporaneaanno IX - n. 27 - autunno 1998

Molti bottoni per un'asola. Riflessioni sull'opera di Angela Lorenz
di Miranda MacPhail
Opus 2714a
The Nomad's chair (1998)
stampa in rilievo,
cucitura con filo di lana,
cm. 50 x130
Ponendo l'intelletto al centro dell'operazione artistica i primi esponenti del Minimalismo e della Conceptual Art hanno influito profondamente sulle generazioni successive le quali, pur accettando il concettualismo come punto di partenza, hanno però abbandonato il rigore iniziale per condurre l'indagine verso l'esperienza personale. Si trattava di far riacquistare all'individuo una dignità intesa come strumento di intelletto, di percezione e spirito, come portatrice di una pur parziale verità. E ancora oggi è in atto la tendenza a indirizzare le ricerche verso la riscoperta del comportamento istintuale dell'uomo.

E' in questa ultima generazione di artisti che bisogna collocare la figura di Angela Lorenz. I suoi lavori derivano dal Concetto filtrato attraverso l'attenta osservazione delle usanze sociali e di oggetti quotidiani. Si tratta di un eccentrico rovesciamento dell'arte concettuale: la ricerca porta all'individuazione di una idea che guida la stesura dell'opera i cui esiti si esprimono piuttosto in molteplici possibilità offerte dal concetto-guida. Lorenz sceglie soluzioni inconsuete nel tentativo di comunicare su diversi livelli sia tattili che intellettuali. Questo approccio cumulativo è evidente in tutti i "libri" della Lorenz e trova una propria simbologia in un altro campo di interesse dell'artista: i bottoni. Dove esiste un'asola (il concetto-guida), questa può essere applicata a diversi tipi di bottoni (le realizzazioni) provenienti da campionari selezionati.

Qualunque fenomeno può interessare l'artista, anche quelli che sembrano insignificanti come i tappeti sotto i nostri piedi o gli annunci mortuari. I soggetti trattati evidenziano alcuni interessi personali, come le tematiche riguardanti la percezione della donna, quelle del nomade e dei ceti deboli della società odierna, e ancora lo scambio e il riciclaggio di materiali. Un esempio paradigmatico dell'operazione dell'artista è da trovarsi nell'opera Binding Ties che riguarda lo sfruttamento economico del Terzo Mondo. Il contenitore mostrato appare come un portacravatta ma dentro scopriamo che l'oggetto è composto da una serie di cravatte "regimental" piegate a fisarmonica. Il testo scritto sull'oggetto stesso indaga, in termini ironici, lo scambio di materiali quali gomma, seta, cotone e rame. Se proviamo a rovesciare l'oggetto, questo diventa un copricapo indigeno e leggiamo nel colophon che gli stessi materiali di scambio sono stati implicati nella realizzazione dell'opera. Perfino la carta (della linea "Savile Row") è scelta per il suo legame al tema, giacché prende il proprio nome dalla via londinese dove si vestono i più importanti businessmen inglesi.

Una volta individuato il tema e compiuti i necessari studi in campo socio-antropologico, l'artista arriva a compilare una serie di esempi che illustrano i risultati della ricerca ma non intendono imporre un'unica visione del mondo. Anzi l'effetto è quello delle scatole cinesi dove ogni esempio porta a nuove aperture. L'atto di mettere insieme dei frammenti capaci di farci intuire l'universale non può che ricordarci antiche Wunderkammern, laboratori scientifici e creazioni artistiche nel contempo, mentre, più vicino a noi, I'artista raccoglitore e schedatore di oggetti e comportamenti ci riporta allo spirito di ricerca di artisti differenti come Marcel Broodthaers, Alighiero e Boetti, Vincenzo Agnetti. All'interno dei lavori in esame la presenza del testo scritto dall'artista diviene parte integrante dell'oggetto-libro e può assumere varie forme: un saggio storico-scientifico (come in Bologna Sample), versi che ricordano le rime vittoriane destinate all'educazione dei bambini (Where's the Button? infatti riprende anche il nome di un gioco per i piccoli), accostamenti di parole per comporre poesie (Noticing Death). Già dai titoli, che formano quasi sempre giochi di parole, è presente un senso di ironia che informa lo sviluppo dell'opera.

Contemporaneamente al testo scritto nasce l'approccio alla visualizzazione che non è da considerarsi una illustrazione, quanto piuttosto come un commento in parallelo allo stesso materiale. Le immagini possono includere acquerelli eseguiti a mano (Bologna Sample), assemblaggi di materiale riciclato (Pandora's Box, le installazioni con i bottoni), fotografie (Noticing Death) o stampe che si distinguono per una tecnica inventata appositamente per l'opera: nel Paper Plates-She's a Dish disegni di piatti rinascimentali vengono stampati su piatti di carta mediante lastre preparate con rilievi in spaghetti; nel Nomad's Chair un tappeto curdo dell'Ottocento è ricreato attraverso stampe realizzate con moquette. In tal modo materiali poveri e spesso considerati non-artistici, come la gomma da masticare, il lattice, la cera, il ghiaccio, gli stracci, diventano supporti per i suoi testi.

Come spettatore di questo mondo, I'artista permette di avvicinarci per tappe. Già la scelta di creare un oggetto-libro evidenzia la volontà di controllare attentamente l'esperienza individuale dell'opera: il nostro percorso visivo è determinato dalle convenzioni della lettura (da sinistra a destra e dall'alto verso basso) e dall'evoluzione della struttura secondo un sistema di impaginazione. Sfilano davanti a noi un ventaglio di parole e di immagini, ma l'aspettativa creata da una "pagina" viene tradita da quella seguente. La Lorenz lavora sapientemente con il senso della scoperta e della sorpresa, il gioco ha un ruolo importante non solo nella redazione dei testi e delle immagini, ma anche nella struttura stessa del libro; in quasi tutte le opere esistono infatti molteplici soluzioni espositive.

E' proprio questa riflessione che ha spinto l'artista a tentare una operazione nuova all'interno della sede dell'Associazione Culturale Grafio a Prato nei mesi scorsi. Invece delle solite teche riservate ai libri d'arte, si è confrontata con un ambiente più vasto dove ha potuto estrarre il contenuto dalle vetrine per proiettarlo sulle pareti. In una teca a parte i contenitori potevano essere osservati come commento a margine della stanza. In questo modo è stato possibile sperimentale il rapporto del testo e dell'immagine con uno spazio che non era quello del contenitore, una verifica importante sia per opere già esposte altrove (Noticing Death, Bologna Book, The Hat's Up to You, Paper Plates-She's a Dish, Binding Ties) sia per le nuove opere presentate (Where's the Button?, The Nomad's Chair).


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