TITOLO
rivista scientifico-culturale d'arte contemporaneaanno IX - n. 27 - autunno 1998

Ciriaco Campus
di Anna Cochetti
Opus 2713a
Artigiani '96
Rileggere il percorso artistico di Ciriaco Campus all'altezza della sua più recente personale - Artigiani 96, alla Galleria "franco riccardo artivisive" di Napoli, a cura di Patrizia Ferri, con un testo in catalogo di Emma Ercoli e una conversazione della Ferri con l'artista - significa ritrovare la coerenza di una ricerca che, nell'arco di un trentennio, si è venuta articolando per cicli omogenei, fondati tutti sulla permanenza di un "tema-chiave", che si configura come la struttura profonda di un "discorso" organizzato per sequenze, altrimenti connotate con le proprietà dello spostamento e della variazione, a partire, comunque, dall'assunzione prioritaria della dimensione etico-estetica quale campo d'appartenenza della ricerca artistica.

Centrale, nel lavoro di Campus, è l'indagine intorno alla funzione e alle modalità "sociali" della comunicazione, al cui interno si attuano una serie di "verifiche": verifica - attraverso il procedimento della "rappresentazione" e della "messa in scena" - della "efficacia" comunicativa; verifica delle categorie vero/falso e/o reale/apparente nei processi comunicativi; verifica dei "ruoli" agiti nella comunicazione; verifica della "autenticità" del soggetto-attore.

La sequenza "rappresentazione/messa in scena/comunicazione" lega i cicli dei Teatrini degli anni '70 al ciclo degli Oggetti/Strumenti degli anni '80, alle installazioni (Lab. 107) ed alle performances (Messa in scena del lavoro di un artista) degli anni '90, fino ad Artigiani '96 e alle ricerche in corso Food for all e By life (1997/98). Articolando al tempo stesso gli spostamenti progressivi del contenuto referenziale da una realtà che è postulata inizialmente come "metafisica", alla realtà "effettuale" indagata come "materia", come "energia", come "parola", infine alla realtà "mediatica", in necessaria connessione con gli spostamenti nelle scelte del linguaggio della comunicazione estetica, dal disegno, alla scultura, all'installazione, alla performance, alla fotografia. E mantenendo quale costante il valore di "simbolo" attribuito ad ognuno degli elementi "rappresentati" e "messi in scena".

A partire da Lab. 107, in rapida accentuazione in Messa in scena del lavoro di un artista, si fanno dominanti l'analisi e il disvelamento - attuati attraverso la provocazione di un procedimento apparentemente mimetico - degli statuti, degli scopi e dei meccanismi delle pratiche comunicative a destinatario di massa nell'attuale società dell'informazione-spettacolo e della comunicazione pubblicitaria. Fino all'uso della fotografia, nello specifico della fotografia pubblicitaria di moda - da cui si attingono, per tradurli in connotazioni di senso diverso, lessico, grammatica, sintassi e procedimenti retorici - al fine di dare statuto di "realtà" e di "verità" alle "figure" degli artigiani.

Elemento tematico forte è, dunque, per Ciriaco Campus, la persistenza della riflessione sulla "verità", da intendersi come percezione e consapevolezza di esistenza e ruolo, di un soggetto-uomo: riflessione che di nuovo, peraltro, riconduce all'ambiguità fondamentale della comunicazione mediatica e pubblicitaria. Laddove - se nello spostamento da "manichino" a "soggetto fotografico" il soggetto-uomo sembra acquisire le qualità del reale, come individuo connotato da caratteri fisici e socioeconomici "documentati" - tuttavia, attraverso la sequenza "manichino/artista/artigiano/immagine fotografica", termine iniziale e termine finale si riverberano l'uno sull'altro, di fatto affermando la loro coincidenza. Cosi come coincidenti sono "artista" e "artigiano" - collocati in posizione nodale nel processo di autoanalisi sulla figura e sul ruolo dell' "attore" della comunicazione - su cui viene operando un significativo processo di slittamento/confronto/agnizione.


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