TITOLO
rivista scientifico-culturale d'arte contemporaneaanno IX - n. 27 - autunno 1998

Ketty Tagliatti
di Daniela Liccardo
Opus 2710a
Galleria Studio G7, Bologna
(veduta parziale della mostra)

Opus 2710b
In poltrona (1998)
grafite, mordente e cucitura su tela
cm. 160 x 90

Molto interessante, alla Galleria G7 nei mesi scorsi, la personale di Ketty Tagliatti, caratterizzata da tele di diverse dimensioni che raffigurano lo stesso identico soggetto: una poltrona. La ricerca dell'artista, infatti, da anni procede lungo un itinerario mentale che vede al centro - punto focale dell'indagine - questo oggetto d'uso comune, vecchio e rovinato.

La complessità delle operazioni, anche strettamente tecniche, a cui l'artista sottopone l'immagine della poltrona sottintendono una poetica ideale che s'identifica nettamente con la realizzazione dell'opera.

La poltrona, infatti, viene recuperata sia graficamente attraverso la sua riproduzione formale, sia concettualmente attraverso l'iterazione dell'immagine all'interno delle opere, realizzata in maniera di volta in volta differente.

Tagliatti, ad esempio, si serve di materiali naturali, elaborati con tecniche artigianali molto complesse, ed interviene su una base apparentemente semplice e riconoscibile, innestandovi un tessuto di differenze sottili che ne modificano ogni singola parte.

L'opera viene spesso lavata, ridipinta, disegnata e poi rilavata via, immersa nel colore, bordata in filo seguendo i contorni dell'immagine.

La manualità è così scrupolosa, la sapienza tecnica è così elevata che di tutti questi procedimenti lo spettatore non percepisce che un lieve, sottile mutamento d'immagine che non lascia trapelare la pesantezza del lavoro, ma la "leggerezza dell'essere" nei suoi impercettibili cambiamenti di spirito.

Il valore della poltrona, infatti, che Tagliatti inserisce nel quadro non è determinato dalla volontà di riprodurre il reale nella maniera il più possibile veritiera, ma dalla capacità dell'artista di individuare quei dettagli, apparentemente piccoli e insignificanti, che determinano le variazioni.

La poltrona assurge cioè ad epicentro di un ventaglio di situazioni emotive e mentali, per cui non viene inserita in uno sfondo, ma è sfondo e superficie al tempo stesso, in quanto la realtà esterna ed interna dell'artista, da un lato, e della sua creazione, dall'altro, si compenetrano.

La policromia, ad esempio, si limita a poche velature proprio per evidenziare la fusione fra il segno e la materia, così come la sovrapposizione delle carte, delle colle e degli acquerelli è bilanciata in modo da permettere a ciascun elemento di inserirsi naturalmente nell'altro.

"Riflessione ed azione" - è stato detto - "procedono dunque insieme", dando vita ad un processo sinergico, libero da vincoli strutturali imposti, siano essi di tipo stilistico o concettuale.


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