 Lav (1997) fotografia a colori
 Attacchi (1998) frame di videoproiezione (courtesy Franco Arte Contemporanea, Torino)
 Rondò senza testo (1998) 90 autoparlanti, canti
 Ozein (1997) t-shirts, termoforo (courtesy Franco Arte Contemporanea, Torino)
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Tra la dimensione dell'ordinario e quella dello straordinario vi è una realtà "a margine", che sfugge ai rigidi principi di sistematizzazione dell'esperienza. Normalità e anomalia, categorie culturalmente variabili, ordinano la percezione del reale in termini di abbassamento o esaltazione della soglia della nostra sensibilità. Ciò che non ricade in questo binomio si situa come scarto. Il lavoro di Sabrina Torelli attraversa queste zone a margine, rimosse dall'ordinario come dallo straordinario. "Tutto ciò che normalmente non viene registrato (...) che non è considerato importante" [1]. Due lavori, Atlante-frequenze picnolettiche e Attacchi, entrambi del '98, affrontano patologie di origine psichica in gran parte sconosciute: la picnolessia e la sindrome di Tourette. Atlante, il cui titolo allude alla prima vertebra cervicale, si presenta sotto forma di uno sleeping pillow, il cuscino che si avvolge intorno al collo per dormire da seduti. All'interno del cuscino un'emissione sonora alterna a intervalli irregolari un suono a frequenza fissa, usato per indurre al rilassamento in sede di terapia analitica, e la registrazione della testimonianza di un picnolettico. La picnolessia è una malattia che provoca improvvisi attacchi di sonno, una sorta di blind spot che irrompe brevemente nella realtà provocandone l'interruzione. L'arresto è breve e lo stato di coscienza subentra in modo repentino, creando una situazione di smarrimento e scollamento dalla realtà. La voce che racconta l'esperienza del risveglio, pone l'accento sulla volontà di neutralizzare l'effetto di questa "assenza", sforzandosi di ricollegare in un ordine logico frammenti di azioni bloccate. In modo simile anche la sindrome di Tourette si manifesta come perdita di controllo del proprio corpo. Si tratta di un disturbo neurologico di tipo iperfisiologico, definito anche "malattia disinibitoria", poiché comporta la liberazione, sotto forma di tic, di atteggiamenti e gesti normalmente inespressi. Nel lavoro Attacchi, Sabrina Torelli ha posto l'accento sulla "trasparenza" tra il dentro e il fuori, tra la dimensione interiore del corpo e il suo esplicitarsi in comportamento. Una struttura in rete di nylon, una sorta di involucro trasparente viene collegato con lacci sottili a sei parti del corpo, alle caviglie, ai polsi, alla vita e al collo. In questo modo ad ogni movimento, minimo o convulso, l'involucro reagisce deformandosi. Due telecamere, una interna e una esterna, riprendono l'azione e la sua traccia nello spazio. Se si riconsidera il binomio normale-anomalo, risulta evidente che la malattia, in quanto degenerazione della norma, dovrebbe ricadere nella seconda categoria. Nei casi descritti si verifica la situazione contraria, poiché, in entrambi, i sintomi si mimetizzano con la normalità. Ciò che Sabrina Torelli enfatizza attraverso l'operazione artistica sono gli aspetti indiziali della malattia, messaggi non codificati che irrompono nella normalità, implicando una rottura di senso, un disordine di tipo linguistico. Un lavoro sullo scarto quindi, in quanto luogo della messa in crisi di un modello psicologico, sociologico e culturale di percezione e catalogazione della realtà. Lo scarto può anche essere materiale, come quello prodotto dalla società consumistica nelle discariche differenziate, dove montagne di vetro colorato, declivi in plastica o in latta, doppiano il proprio coefficiente di artificialità in termini di mimesis del paesaggio naturale, e parallelamente di esibizione della propria seducente sostanza sintetica (Lav, 1997). L'artificio sfida la natura, partecipando degli stessi principi di necessità e bellezza. Le montagne di rifiuti in vetro non si offrono infatti solo allo sguardo, sono spazi praticabili, luoghi di un percorso che assume il carattere desueto di esplorazione, in quanto scoperta di un nuovo territorio dove il passaggio ne modifica la morfologia, diventa impronta. Questo aspetto è chiarito ne Le vie di Lav ('97), in cui il paesaggio è assunto a indice di un'esperienza fisica e mentale; le impronte visive e sonore dei vetri rotti alludono ad una frequentazione dello spazio che è anche appropriazione di una memoria; diversa da quella dei luoghi naturali o di vissuto collettivo. E una memoria legata agli oggetti in quanto involucri senza più contenuto, prodotti residuali di microstorie, di vicende e scelte minime, che nel contesto della discarica configurano paradossalmente il luogo di una nuova esperienza del paesaggio.
Le operazioni di Sabrina Torelli declinano il concetto di scarto in tutte le sue varianti: psichico, materiale e sensoriale. In quest'ultimo caso l'artista parla di "aspetti micropercettivi" [2], legati a organi considerati secondari rispetto alla vista. L'installazione titolata Ozein ('97; in greco "mandare odore") è una versione particolare del "ritratto di famiglia"; consiste in quattro magliette grigie che l'artista ha chiesto ai suoi famigliari di indossare durante il sonno per un mese. Quattro termofori collocati all'interno ricostituiscono artificialmente il calore e quindi l'odore del corpo. Assunto come organo percettivo prioritario, l'olfatto orienta la realtà secondo nuovi codici. L'odore diventa così principio d'identità, cui conseguono tipologie relazionali che infrangono i tabù sociali della prossimità fisica, dell'intimità. Non sentire il proprio odore significa non conoscere se stesso, recita Grenouille, protagonista del Profumo di Süskind, campione di un estetismo olfattivo al di là del bene e del male. Le magliette di Ozein parlano di un rapporto affettivo misurato materialmente e concettualmente sullo scarto, che di nuovo assume e predispone un ribaltamento di senso.
Tuttavia la dimensione ricorrente nel lavoro di Sabrina Torelli è legata al suono, da quello catturato in strada a quello emesso da lei stessa. Terzo orecchio ('97) fa riferimento a un progetto di delega. Un registratore posizionato sul davanzale della casa dell'artista ha raccolto per un periodo di tempo rumori dello spazio esterno. "Ero continuamente immersa in un fluido di frammenti di voci, parti di discorso, di parole (...). Un'invasione psicologica, un gioco ossessivo alla ricerca di sensi, di improbabili e fantastiche trame logiche (...). Ho incaricato un terzo orecchio di caricarsi la memoria" (Sabrina Torelli, 1997). Definito come disturbo, incursione della sfera pubblica nel privato, il rumore pervasivo della città costituisce al tempo stesso una tentazione voyeuristica, l'occasione per praticare una zona di confine tra il sé e il mondo esterno. Su un davanzale riprodotto su misura, vasi da pianta lasciano ricadere auricolari simili a esili steli verdi. Il "rumore di fondo", indistinto leitmotiv della quotidianità, rivela il suo meraviglioso potere affabulatorio, diventa luogo dello straordinario. Suono come rumore, ma anche come voce, che l'artista modula nelle operazioni Animalene ('97) e Onda su onda ('98), quest'ultima sotto forma di performance, secondo un registro inconsueto: un suono laringale, emesso attraverso una particolare positura e movimento del corpo. L'effetto è perturbante, mette in crisi la pertinenza del suono ad un essere umano, suggerisce fonti diverse. Animalene, che sintetizza a livello linguistico due opposti: anima e animale (incorporeo - corporeo, spirituale - irrazionale), sembra tradurre quanto Freud sostiene sul concetto di perturbante [3]. Fondato proprio sulla coincidenza tra contrari, heimlich e unheimlich, familiare e oscuro, rimanda ad un disagio provocato dal riemergere di ciò che ci è noto, ma che è stato rimosso. "(...) Bisogna saper offrire il proprio ascolto a qualcosa di molto profondo e rinchiuso", - scrive l'artista - a un aspetto originario dell'essere messo da parte, non più famigliare. L'operazione di Sabrina Torelli riporta dunque a una situazione di incertezza intellettuale, di messa in discussione delle categorie mentali, invitando "all'ascolto" delle cose a margine.
[1] Sabrina Torelli in catalogo della mostra personale alla Galleria Luigi Franco Arte Contemporanea, a cura di Giorgina Bertolino, novembre-dicembre'98, Torino.
[2] Ibidem.
[3] Sigmund Freud, Das Unheimliche, in S. Freud, Saggi sull'arte, la letteratura, il linguaggio, Torino, 1969.
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