TITOLO
rivista scientifico-culturale d'arte contemporaneaanno IX - n. 27 - autunno 1998

Ulrich Egger
di Alessandra Galvani
Opus 2706a
Navigando (1997),
acciaio e gesso, cm. 120 x 80 x 45
(courtesy Galleria Plurima, Udine)

Opus 2706b
Bagaglio della tradizione (1998),
acciaio e gesso, cm. 350 x 120 x 60
(courtesy Les Chances de l'Art,
Bolzano)

Opus 2706c
L'artista e Senza titolo (1998),
pittura su cartone e vetro,
cm. 100 x 100

Opus 2706d
Mediterraneo (1997),
acciaio e gesso, cm. 110 x 120 x 18
(collezione privata, Perugia)

Egger ha iniziato ad occuparsi di scultura sin dagli anni dell'Accademia di Belle Arti che ha frequentato a Firenze e presso cui si è diplomato nel 1985. Dal 1984 ad oggi ciò che lo ha interessato sono stati sostanzialmente due elementi: lo spazio e la materia. La ricerca quasi cartesiana, al limite tra Occidente ed Oriente, tra razionalismo e animismo, di coordinate mistico-razionali, è presente sin da una collettiva del 1988 al Museo Provinciale di Stenico, dedicata ad un oggetto sacro della tribù degli Aronda, popolo di aborigeni australiani: il palo Kauwa-Auwa. I primi lavori sono elementi in ferro protesi verso l'alto che si compongono in vario modo con lo spazio circostante, dando origine a giochi di equilibrio in cui le ombre ricoprono un ruolo primario nel raccordo tra parete e struttura. L'opus quadratum su cui è appoggiata l'installazione viene interrotto, nel suo susseguirsi verticale e orizzontale di grandi blocchi di pietra, dall'inserzione che, come una linea spezzata aperta, crea un ideale squarcio nel muro alla ricerca di uno spazio-altro. Questo totem si compone con un suo alter-ego aereo quanto concreto, un piccolo bastone pendente orizzontalmente dal soffitto per mezzo di fili che dialoga con la parete e la scultura, grazie alla sua ombra la quale, correndo parallela all'opus, taglia l'elemento ferreo e si interrompe a terra collegando muro, suolo e scultura. Lo sguardo dell'osservatore scivola ritmicamente sul ferro, si ferma a metà sull'inserto ligneo per trovare una naturale quiete alla base.

All'inizio degli anni Novanta Egger rilegge in maniera del tutto personale l'arte concettuale e minimalista, attraverso il ferro e l'acciaio con variazioni in legno e granito. Partendo sempre dal contesto naturale in cui vive, realizza strutture-a-domino che si contengono naturalmente le une con le altre senza soluzione di continuità. La natura calda del ferro riporta il pensiero alle antiche fucine medievali quando i segreti corporativi erano gelosamente tramandati di maestro in discepolo. In questa produzione la forma è come trattenuta, compressa, rarefatta: le estensioni del ferro, che molto spesso raggiungono i due metri di altezza, sono violate da squarci e da inserti di acciaio, materia che lo stesso artista reputa eterna e incorruttibile, quasi alla ricerca di quella quarta dimensione che dai cubisti a Fontana si riteneva di aver trovato. La ricerca estetica dell'artista nasce da moti interni e necessarie emozioni, più che da mero raziocinio; questo si sente e si percepisce poiché la materia espansa non è freddo ed immobile baluardo di percorsi post-moderni ormai canonizzati (Sol LeWitt, Bob Morris, Judd), ma è frutto di una esplosione di forme che hanno la loro logica risoluzione nel procedimento contrario, il ritorno, attraverso implosione, a piccole tessere di domino, cellule primigenie, stanze che contengono altre stanze, trattenute gelosamente da elementi verticali e orizzontali. Il ciclo di memoria hegeliana di composizione / rottura / ri-composizione ha avuto la sua espressione più matura nelle opere in mostra alla Galleria Ponte Pietra di Verona nel 1991. La necessità di rottura palesata da questi ultimi piccoli scrigni, luoghi privati di segreti e meditazioni dove il vuoto e il pieno si ricompongono fisicamente, ha ottenuto la sua giustificazione nei lavori che Egger ha realizato dal 1996 ad oggi. Le forme si sono ammorbidite, dolcemente allungate, il movimento, solo in potenza nei lavori precedenti, si è concretizzato coinvolgendo lo spettatore che deve interagire con l'opera toccandola, spostandola, cambiandone la posizione, per un piacere personale, intimo ed essenziale, al fine di sentire scorrere sotto le dita la forza magnetica delle colate di acciaio da cui sono nate le lastre. Il ferro è stato sostituito dal gesso, anche questo materiale morbido ed avvolgente: il suo dialogo con l'acciaio crea un dualismo caldo-freddo che si insinua nella pelle di chi tocca la scultura come in precedenza è entrato nel più profondo sentire dell'artista. La struttura si è aperta secondo moduli cavi che avvolgono i pensieri e riflettono i desideri di chi crea e di chi osserva. Questi desideri sono sempre contenuti in forme coniche e a spirale, il cui elegante erotismo è una sensazione fisica più che una sterile forma mentale. Le variazioni circolari di opere quali IPiacevole Itinerario (1996), Testimone della cultura (1996) e Navigando (1997), sono l'avvenuto equilibrio tra cielo e terra, pieno e vuoto, ying e yang, dove il gesto che forgia l'acciaio e modella il gesso continua nella materia concretizzandosi in essa come in un atto d'amore. Il vuoto è il luogo della fecondazione, in cui tutta la forza implosa delle opere precedenti trova la sua naturale espressione.

Quando il metallo si unisce con l'acqua e con le sue molteplici variazioni, la creatività di Egger arriva ad una immediata naturalezza espressiva. Nella Fontana in Piazza della Parrocchia a Merano, l'eternità dell'acciaio viene sconfitta dai mutevoli giochi dell'acqua che scorre in discesa verticale lungo un grande parallelepipedo, inerme gigante tra le spirali dell'elemento liquido.

Oltre a varie commissioni pubbliche come l'importante allestimento della Cappella del nuovo Ospedale di Merano, Ulrich Egger è anche pittore. La sua ricerca spaziale e formale si concretizza in cromie dai toni bassi e delicati, in squarci e geometrismi con alternanza di pieni e vuoti che modulano la tela secondo una grammatica indipendente dalle sculture ma che, come queste, cercano uno spazio ed un tempo - altri, assolutamente personali e soggettivamente necessari. Tra le ultime e più recenti importanti esposizioni ricordiamo la sua presenza alla Biennale di scultura di Carrara.


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