TITOLO
rivista scientifico-culturale d'arte contemporaneaanno IX - n. 27 - autunno 1998

Annotazioni sui lavori più recenti di Albano Morandi
di Peter Weiermair
Opus 2704a
Officium (particolare - 1996)
materiali vari, misura ambiente

Opus 2704b
Per Euclide (1996)
materiali vari, installazione
di tre oggetti, cm. 20,5 x 17 ognuno

Opus 2704c
Architettura evidente (1996)
collage e cera su legno,
cm. 12 x 18 x 3,5

Opus 2704d
Architettura italiana (1996)
acquerello e cera su carta
di quaderno e scatola,
cm. 20 x 17 x 6,5

La storia dell'arte del Novecento si avvicina alla sua fine. Flaminio Gualdoni ha stilato per Morandi un albero genealogico che va da Klee a Cornell a Tuttle, ed a me piace soprattutto il rapporto con Tuttle, appena più vecchio di lui. Non ci sono corrispondenze concettuali subito evidenti; al contrario. La posizione di Tuttle va intesa come reazione a tutto ciò che è grande, monumentale, rumoroso nell'arte americana dagli anni Sessanta in poi. Morandi invece si riferisce ad una continua tradizione intimistica europea.

L'Arte povera come musica da camera. L'atteggiamento di Albano Morandi favorisce la miniatura, l'osservazione spiritosa. Il singolo segno. Cosi egli difende i toni sommessi contro la forma grande, lo sfumato contro l'Hard edge. La nostra attenzione, attratta ogni giorno da centinaia d'impressioni visive, nel caso di Morandi non viene quindi catturata da formati clamorosi ed installazioni speculative, ma da materiali che l'artista, dopo averli trovati per caso, ha modificato dando loro una nuova forma.

Morandi è il miniaturista fra gli artisti contemporanei italiani. Allo stesso tempo ricercatore e lettore di tracce, non soccombe mai al fascino di quello che trova, ma lo integra nelle sue composizioni. Trash (questo è il titolo di una sua mostra del gennaio 1996), rifiuti raccolti, cose trovate per caso: li riunisce in piccole composizioni preziose ottenendo, grazie ad una copertura di cera, un gioco rifratto, attenuato di colori e materiali. Al poeta Morandi interessa più di ogni altra cosa quel materiale che ha importanza per i poeti: la carta. Per lui la carta nella forma profana di buste strappate o di quaderni trovati che racchiudono la propria storia è così importante come quella delle carte preziose prodotte a mano la cui struttura lo affascina esteticamente. La carta è tanto familiare per lui sia nelle due dimensioni quanto in senso tridimensionale nelle più recenti sculture a scatola. La scatola è un contenitore che però rimane vuoto e paradossalmente ribalta il suo contenuto all'esterno. La scatola diventa scultura nonché cornice del quadro che come tale pende dalla parete. Messe in fila sulla parete le varie scatole appaiono come parti di una grande collezione di farfalle preparate, foglie secche, pietre dal disegno strano che suscitano la nostra attenzione ed il nostro desiderio d'interpretazione. Così com'è viaggiatore e girovago, Morandi è continuamente, e non solo durante i viaggi, un collezionista. Un collezionista di segni e tracce, sempre in giro per indagare sul senso e sul significato. I titoli delle opere hanno un'importanza fondamentale per Albano Morandi. Il rapporto fra titolo e opera sfida l'osservatore alla ricerca del senso poetico.

Volendo fare i confronti nel catalogo delle forme poetiche, si può dire che le opere di Morandi hanno la qualità degli Haiku. Il suo lavoro Grande Kamikaze ci affascina, perché la forma bianca della nuvola, formatasi come dopo una caduta, unisce in sé bellezza e terrore mettendo in moto la nostra fantasia proprio per l'intreccio semantico-semiotico, per il rapporto tra forma, materiale e segno, come in una buona poesia, senza che questo processo di riflessione visiva trovi una sua provvisoria conclusione.

(Traduzione dal tedesco di Marianne Wienert Ricci)


Testo tratto dalla monografia Albano Morandi. Opere 1994/1997,
Edizioni Peccolo, Livorno, 1998

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