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| rivista scientifico-culturale d'arte contemporanea | anno IX - n. 27 - autunno 1998 |
| Harald Szeemann, l'eredità del pensiero. L'0scar al curator indipendente
di Lucrezia De Dominizio Durini | ||
Un primo ed inedito evento storico che mette in risalto la particolare distinzione di colui che oggi possiamo definire "un curatore indipendente". "Il termine produttore di mostre inventato da Szeemann prima di lasciare la carica di Direttore del Kunsthalle di Berna, richiede l'ideazione di mostre. Un esempio fu When attitudes become form, la mostra che lo lanciò nella sua carica professionale e, se vogliamo, di curatore (...)". Con queste parole, nell'Aula Magna, di fronte ad una moltitudine di studenti, professori, artisti, galleristi, direttori di Musei, arrivati da molti paesi del mondo, Norton Batkin apre il suo discorso di encomio per uno tra i più illustri curatori di mostre del X)( secolo. Questo è anche il potere dell'America, saper riconoscere il diritto dei valori umani e scientifici. Molti potrebbero chiedersi il perché di tale diritto e il perché quindi di tale evento. Il potere di un popolo è la capacità di saper creare ciò che gli altri andranno ad imitare. L'America possiede la virtù magica del bisogno del vedere ed è in questo il suo potere: benedire e plagiare. Un mondo di intoccabili che hanno la capacità di mobilitare le proprie risposte in vista di determinati obiettivi e di far valere, per primi, decisioni che sono vincolate a contesti e a fatti imperscrutabili, segnalati sempre in prima supervisione. L'Europa è il paese dei principi e dei sudditi. E' l'aiuto del patronato dei grandi amici. Nulla è definizione. Tutto è approssimazione. E quando, e se avviene, in ogni caso comunque, è schiavitù gerarchica. In questa strada del comando la regola, l'ambizione, l'esercizio del potere è strada spianata per una strategica legittimazione. In questa visione di percorsi, di frantumazioni geografiche, storiche e culturali come si pone, chi è Harald Szeemann? Un intellettuale anarchico che viaggia solitario nei Musei del mondo? Un curatore che si identifica come indipendente e cura mostre al di fuori dei sistemi abituali? Un amante dell'arte che produce atipiche manifestazioni di emblematica lettura culturale? Harald Szeemann è un uomo che ha dedicato e dedica l'intera sua esistenza solo e soltanto a quel mondo in cui il passato e il futuro coincidono nel costruire l'eredità del pensiero. Un pensiero che induce alla riflessione profonda, ove si incontrano le menti di alcuni uomini che rivelano il regno della visibilità, accessibile non più soltanto all'occhio, ma anche a quelI'attività che dà forma al visibile. Harald Szeemann, alla maniera del filosofo austriaco Ludwig Wittgenstein, considera la parola pensare come lo strumento che converge nella produzione di mostre quali arredo di problematiche, di dialoghi tra opere e artisti, tra luoghi, spazi, circostanze e tempi, tra sicurezza e garanzia, tra verità e realtà. In un mondo perduto ove il potere è strategia inquinata e il pensiero è represso dalle finalità individuali, Harry, come lo chiamano i suoi amici, è "il sé come somma del suo" (William James). Nel suo senso. più vasto possibile il sé di Szeemann è la somma di tutto quanto può essere chiamato suo. Non solo il suo essere, le potenzialità intellettive ed umane ma anche i suoi amici, la sua casa, la Una, la Ingeborg, i viaggi, le sue mostre, il suo fare. Tutte queste cose gli creano emozioni e insieme fondano la coscienza sociale di un uomo. E' l'incomparabile comportamento che rompe con l'effimero delle banalità della vita e va a toccare il mondo intenso della libertà. La libertà di Harry comincia dal sapere e si determina nell'autocoscienza che lievita sempre nelle tensioni dell'arte. Harald Szeemann iniziò ad organizzare manifestazioni artistiche nel 1957 con Painters poets / Poets painters. Il suo curriculum, che offre una selezione di mostre individuali, collettive, tematiche ed altre, da allora conta 95 manifestazioni tra cui quella di Etienne-Martin (1963-1988), Hundertwasser (1964), Giorgio Morandi (1965), Roy Lichtenstein (1968), James Ensor (1983), Mario Merz (1985, 1987, 1990), Cy Twombly (1987), Richard Serra (1990), Georg Baselitz (1990, 1991), Joseph Beuys (1993-94), Bruce Nauman (1995); le mostre intitolate White on White (1966), Friends (1969), Happening and Fluxus (1970), Zeitlos (1988), LightSeed (1990) ; Documenta V nel 1972 e il primo Aperto alla Biennale di Venezia del 1980; e ancora, Grand-Father (1974), Bachelor Machines (1975), Monte Verità / Mountain of Thruth (1978), e Austria im Rosennetz (1996). Egli ha inoltre organizzato le mostre dei poeti Hugo Ball, Alfred Jarry, Victor Hugo e Charles Baudelaire. Un amore a parte è per Monte Verità... e per Joseph Beuys. Alle ore 21.00 del famoso 5 maggio, in un affascinante spazio della 24th Street, in Chelsea, arredato in maniera sublime con rose bianche e giunchiglie profumate, le più alte personalità della cultura mondiale come Kathy Halbreich, Direttore del Walker Art Center di Minneapolis, Suzanne Ghez, Direttore del Renaissance Society di Chicago, Thomas Krens, Direttore del Guggenheim Museum di New York, Michael Govan, Direttore del Dia Art Foundation, Roberto Storr e Kirk Varnedoe, Curators del MOMA, gli artisti di New York Christo, Jeanne Claude e Serge Spitzer, l'ambasciatore svizzero Jeno Staehelin e per l'Italia il collezionista Panza di Biumo con moglie e tanti altri personaggi illustri davano omaggio all'atipico "Curatore Indipendente" che, come rari intellettuali dell'arte contemporanea, ha scelto la libertà come comportamento di pensiero. "Essere libero, evidentemente vuol dire -poter scegliere-. Ma non è anche -saper scegliere-?". | ||
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