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| rivista scientifico-culturale d'arte contemporanea | anno IX - n. 27 - autunno 1998 |
| Un incontro con Dadamaino
conversazione di Giorgio Bonomi con Dadamaino | ||
E' noto che tu, parallelamente alla ricerca artistica, portata avanti con grande coerenza e rigore, hai praticato in prima persona la politica, con impegno quotidiano - militante, si diceva una volta - almeno per alcuni anni, ma anche oggi, spesso, preferisci parlare di politica che di arte. Ovviamente per chi, come noi, ha una formazione materialistica e dialettica, l'arte e la politica non possono avere scissioni. Poiché, al primo sguardo, la tua ricerca artistica potrebbe sembrare più "formalistica" che "impegnata"' sarebbe interessante sapere come tu hai vissuto e vivi questo legame. Dadamaino: Non ci sono stati impedimenti per il semplice motivo che la politica mi ha fatto crescere, cioè mi ha fatto guardare i libri di filosofia, mi ha fatto studiare, mi ha fatto leggere libri che non avrei mai letto senza l'arte e senza i compagni di strada che ho trovato, come Manzoni e Castellani, che facevano lo stesso percorso. E poi erano tempi, il Sessantotto batteva alle porte, insomma cambiava il mondo, eravamo sull'orlo di cambiare il mondo, ma non ci siamo riusciti, questo è il guaio. Giorgio Bonomi: La politica, come l'arte, tratta dell'uomo, e l'uomo è tale perché vive in società. C'è, quindi, un legame che ci unisce tutti nel presente che viviamo e nel vissuto precedente, la storia. E la questione, parlando nel campo dell'arte, dei "maestri". Certamente Fontana è uno di questi, anche se il suo "sfondare la tela", eseguito con "freddezza chirurgica", tendeva al vuoto, cioè all'infinito; mentre nei Volumi, le tue "slabbrature" rappresentavano qualcosa di più "concreto", definito, appunto il "volume"; ma quali altri artisti, vicini o più lontani nel tempo, sono stati significativi per il tuo percorso? Dadamaino: Manzoni. Fontana certamente, ma anche Manzoni. Con lui siamo cresciuti insieme, abbiamo fatto le stesse esperienze e poi senza l'aiuto di Manzoni che faceva queste cose così avveniristiche non avrei magari avuto il coraggio di farle anch'io. Anche Yves Klein per esempio. Ecco, questi artisti, insomma Morellet, Piene, Mack, questo gruppo internazionale di artisti con cui eravamo perennemente in contatto. Giorgio Bonomi: Dai "maestri" ai "colleghi": tu hai "socializzato" il tuo fare artistico, prima con Azimuth - con Manzoni, Castellani e Luciano Fabro - e poi con Nuove Tendenze, allora come hai vissuto questa ricerca e questo confronto "collettivi", anche se poi, ovviamente ognuno portava avanti il suo lavoro con il suo linguaggio e con la sua poetica? E oggi, in cui la crisi di ogni progettualità e di ogni ideologia ci fa vivere in questa sorta di palude in cui si vorrebbero annullare le differenze, le contraddizioni, le opposizioni in nome del postmoderno, del pensiero debole, della complessità, pensi che l'atomizzazione dell'artista, la sua solitudine incidano in qualche modo sul suo lavoro? Dadamaino: Incidono certamente sul nostro lavoro perché praticamente viviamo in solitudine, questo è vero. D'altra parte io non vedo altra alternativa in questo momento che vivere in solitudine e con quei tre o quattro amici di sempre, Fabro, Castellani... Non ho niente da spartire con quegli artisti che fanno i giochetti. Giorgio Bonomi: Dunque, se le ideologie, quindi le filosofie, le teorie politiche, sociali, economiche, ma direi anche la letteratura e la poesia oggi non offrono grandi idee e progettualità, la scienza, invece, sembra avere uno sviluppo come non mai nel passato. E non parlo tanto di scienza applicata - la tecnologia - ma della scienza teorica - fisica, biologia, genetica, ecc. - Anche la tua arte, per tutto il periodo "programmato", era strettamente connessa con la scienza, cioè con i problemi della percezione, della verità e illusione, della luce, e così via. Di più: molte tue opere (Costellazioni, il movimento delle cose, Seit und Zeit) appaiono come ingrandimenti di cellule, di virus, di alberi genetici visti al microscopio, cioè come elementi organici - come tali, in fondo, potevano sembrare anche i primi Volumi - oppure come diagrammi di flussi di energia, di particelle atomiche. Ebbene, quanto è inconscio, nelle cose, o consapevole e voluto questo legame tra l'immagine del tuo lavoro e la scienza? Dadamaino: Certamente faccio conto della scienza perché viviamo in un mondo scientificizzato, abbiamo i computer, abbiamo tutte queste cose, viviamo in questo modo, però la guardo e, a parte che non sono in grado di valutarla, ne tengo conto. Anche se sulla scienza ottimale ho delle perplessità non da poco, per esempio sulla clonazione e su quelle forme che cambieranno la faccia della terra. Se vogliono, potrebbero fare sparire tutti i neri, per esempio, dalla faccia della terra... Giorgio Bonomi: Per finire, vorrei spostare, in un certo senso, il discorso dal vissuto e dal teorico alla poetica. Non possiamo dimenticare che le tue opere oltre ad indurre alla riflessione razionale producono emozioni. I tuoi segni ripetuti, quasi ossessivamente, ci immergono nel profondo fluire del tempo e dello spazio, nell'incessante, nel finito che si svolge all'infinito, insomma nell'uomo che vive la sua vita nella storia perenne. Alcune teorie dei tuoi segni mi rimandano, per analogia, al Quarto stato o a Fiumana umana di Pellizza da Volpedo, oppure questo continuo e tenace camminare del segno mi rammenta il "ben scavato vecchia talpa" di marxiana memoria, ma tutto questo avviene con la forza del sentimento, del coinvolgimento emotivo. Ti offendi se dico che le tue opere, oltre ad essere fortemente razionali, hanno un profondo senso lirico? Dadamaino: No, mi fa piacere. Il mio lavoro è fatto anche di trasporto verso l'umanità. Io voglio bene alle persone, soffro nel vederle schiacciate o affamate, morte. Giorgio Bonomi: Questa volta Dadamaino è stata concisa, quasi lapidaria. Ma lei è fatta così: parli giornate e serate insieme, poi di fronte al registratore quasi si chiude. Il lettore saprà ben cogliere, nelle sue brevi dichiarazioni, tutto lo spessore che c'è dietro l'opera e la personalità di questa grande artista. | ||
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