 Gleichnis 1-9, 1997 ceramica, 6 x ø 22
 Mostra alla Galleria Varart Firenze, marzo-maggio 1998
 Icona T16 tecnica mista su tela, 200 x 180
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La pittura e, recentissima, la ceramica sono due pratiche espressive, due "lingue" che si coniugano perfettamente all'interno dell'opera di Tommaso Durante, svolgendosi in entrambi i casi tanto l'elemento aereo quanto quello terrestre ed acqueo, insistendo, ribadendo in dichiarata forma un concetto fondamentale per la contemporaneità, su cui da molteplici fronti si serrano le attenzioni (nella seconda metà del secolo, e per certo soprattutto oggi): l'energia, il suo nucleo centrale, più nascosto e originario, tale da scoperchiare il vaso di Pandora sui quesiti che scuotono, segnano drammaticamente dall'interno sia la civiltà occidentale che i modi che questa si dà nella ricerca di un senso, dalle arti alla ricerca scientifica. La scelta netta che Durante compie nei confronti del colore nero mi pare raccolga la sfida che già Francesco Arcangeli aveva lanciato con il suo sottolineare il concetto di "ultimi naturalisti", che oggi diviene in Durante frequentazione di uno spazio tutto in fieri, se vogliamo totale per quanto di rivelazione, e però anche di senso della struttura: questo stabilisce le condizioni per una sua esplorazione o anche una ipotesi di misurazione interiore, come abbiamo potuto osservare nella personale, Il rumore del mondo, che la galleria Varart di Firenze gli ha di recente dedicato. Laddove si frequentano spazi insondabili, laddove, insomma, i bianchi che intervengono, e si amalgamano con il fondo, segnano tali spazi assoluti per ripetute deflagrazioni che, certo, danno corpo e sostanza al racconto visivo, ma assolvono anche - in chiave finemente analitica - specifiche esigenze formali, di ordine linguistico e stretta attinenza così ai materiali che al supporto.
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