TITOLO
rivista scientifico-culturale d'arte contemporaneaanno IX - n. 26 - primavera/estate 1998

Willi Kopf
di Lorenzo Mango
Opus 2612a
The Brilliant Laboratory 3, 1996
terracotta nera, rossa, bianca
cm. 320 x 240 x 4
(foto: Paolo Vandrasch)

Opus 2612b
Color-Board-Painting, 1998
truciolato mm. 19, 64 x 64 x 8,8
(foto: Paolo Vandrasch)

Opus 2612c
The orbital Twister, 1996
utensile, cm. 58 x 120 x 58
(foto: Paolo Vandrasch)

Opere esposte nel 1998 presso:
A arte Studio Invernizzi, Milano

ax L'immagine è quella d'un tappeto, d'una sfoglia di colore distesa per terra. Poi ci si accorge, mettendo a fuoco Io sguardo, che quella parvenza cela il gioco combinatorio di piccoli oggetti di terracotta che, alternandosi, disegnano una partitura ritmicamente composta di elementi modulari, di cui varia, secondo una rigorosa successione logica, solo il colore: il bianco e due gradi di marrone. E' The brilliant laboratory, una delle opere più intense e significative di Willi Kopf, artista austriaco che ha elaborato una personale e sofisticata versione del linguaggio minimale che sfiora i confini della concettualità. Nella sua visione dell'arte il rigore essenziale della forma si combina con la qualità dei materiali dando vita ad un tipo di immagine tanto rarefatta ed essenziale, sul piano mentale e progettuale, quanto penetrante su quello sensibile.

The brilliant laboratory rappresenta, per molti versi, l'opera in cui la doppia anima del lavoro di Kopf risalta con più chiara evidenza. Anzitutto è la materia: la terra che rappresenta il principio essenziale, l'origine stessa della forma. La quale di quella materia è diretta emanazione: la semplice pressione della mano, la stretta delle dita attorno alla molle sostanza della terra disegna un nucleo formale essenziale che si ripete all'infinito, infinitamente uguale eppure sempre diverso. Terzo elemento è la costruzione, la logica severa che regola la disposizione dei singoli elementi sul piano in rapporto tra di loro. Infine il colore, che non nasce da un'aggiunta esterna ma deriva dai tipi di terra usati. Un colore, quindi, necessitato dal materiale scelto. D'altronde tutto nell'opera di Kopf appare determinato da un principio di necessità interna e questo non solo nel caso di The brilliant laboratory ma, più in genere, in tutta la sua produzione. I Tool boxes, i Metal boxes, i Borderline drawings nascono, sul piano della identità cromatico-formale, dalla scelta iniziale dei materiali: siano attrezzi di lavoro o prodotti industriali, essi definiscono le condizioni di partenza dell'opera, il nucleo essenziale del modulo costruttivo. lì quale dipende dalla articolazione di quel segno germinale in una struttura minimale: il cubo, il quadrato. L'artista interviene su un "già dato" che è rappresentato dall'oggetto industriale prescelto. Non lo manipola quel materiale ma lo inserisce in una struttura che lo spiazza, decontestualizzandolo e ponendolo in una disposizione formale. Non c'è, in questa operatività, però, né una vocazione pop e, in fondo, neanche una disposizione concettuale esageratamente marcata, nel senso che il prodotto industriale è sottratto ad ogni influenza sociologica e, d'altro canto, che lo spiazzamento non è il fulcro dell'operatività estetica ma solo un suo riflesso secondo: inevitabile ma non ostentato. D'altronde The brilliant laboratory dimostra come il processo creativo di Kopf raggiunga il suo obiettivo anche in assenza del riferimento ad un oggetto preesistente. Ciò che sembra premere maggiormente l'artista, infatti, è la possibilità di giungere all'opera attraverso un lavoro di costruzione che mette in gioco lo stesso elemento / segno di partenza, senza prevedere alcun intervento di manipolazione.

Verrebbe da dire, allora, che in principio era la materia per Kopf, che l'opera, cioè, è come il risultato di una risonanza interna che dalla materia emana. Si tratta, però, di una materia dal tono e dalle caratteristiche particolari. Anzitutto non è qualcosa di primario, non è "materia prima", ma e qualcosa di già costruito, qualcosa che ha già una sua vita in quanto cosa, ma che, attraverso l'intervento dell'arte, torna ad uno stato di innocenza. In secondo luogo Kopf affronta le sue materie evidenziandone le insite potenzialità formali. Oltre che materie / cose le sue sono materie / forme. Si tratta, però, di una forma sfumata, quasi indifferente, che l'artista riesce a cogliere anche lì dove essa sembra destinata a rimanere muta. Immessa nel ritmo musicale della serialità modulare la materia/segno libera la sua intrinseca disposizione alla forma e la riflette sull'intera struttura dell'opera. La quale è il risultato di un gioco lucido e razionale che affronta il segno di materia iniziale e lo "parla" dentro un principio di costruttività analitico, creando così un oggetto non oggettuale, un gioco dell'immaginazione tanto rigoroso quanto libero che agisce nella periferia del senso, ai confini dell'immagine. In quella zona di frontiera la forma si chiude su se stessa, si nomina assoluta dando al suo oggetto l'evidenza sensibile di un piccolo totem.


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