TITOLO
rivista scientifico-culturale d'arte contemporaneaanno IX - n. 26 - primavera/estate 1998

Antropologia dell'arte
di Luciana Gandini
Opus 2602a
Bastone da danza,
Isole Salomone

Opus 2602b
Cimiero per copricapo da danza,
(Tywara), Mali

Opus 2602c
Casco della società Poro,
popolazione Senuto, Costa d'Avorio

Opus 2602d
Figura funeraria Malanggan,
Nuova Irlanda

"(...) la storia dell'arte diverrebbe sterile qualora non fosse di continuo arricchita da uno stretto contatto con lo studio dell'uomo (E. Gombrich, Arte e illusione)

"La civiltà di un popolo deve essere considerata in base ai sentimenti e non dal modo in cui gli individui mangiano e si vestono". (L. Gandini, Le mie considerazioni sull'arte)

In primo luogo citando Dan Sperber consideriamo che "l'antropologia culturale studia quelle manifestazioni collettive delle capacità mentali umane che sono le culture". Le rielaborazioni più raffinate di queste capacità si colgono nelle espressioni artistiche di tutti i popoli. L'antropologia dell'arte studia la creatività di quelle popolazioni che sono tuttora definite "primitive". Il termine interpretato dal punto di vista etimologico interessa quelle popolazioni che vivono ancora in stretto contatto con la propria origine, con la divinità, caricando l'atto creativo di un forte senso di sacralità. Ci si occupa, così, delle manifestazioni artistiche dell'Africa subsahariana, dell'Australia e dell'Oceania. In alcuni casi, come per la cultura di Nok (Nigeria, IV sec. a.C. - III sec. d.C.) o addirittura dei musei etnografici che raccolgono pezzi delle civiltà precolombiane, si sconfina nel mondo dell'archeologia. Inoltre sottolineo che sono molto sottili le linee di confine fra storia e antropologia dell'arte ed archeologia nell'approccio allo studio delle civiltà del Medio e dell'Estremo Oriente.

Se le tradizioni artistiche sono così diverse, la definizione di quello che è arte o non lo è, rappresenta un problema complesso. L'arte è un fenomeno difficile da definire, sia perché esistono dei valori ideali che spesso variano con le mode, sia perché è possibile dare molteplici definizioni valide di ciò che s'intende per nucleo dell'arte. Nel caso dell'artista l'opera d'arte è il mezzo fondamentale con cui egli si esprime ed in molte civiltà egli ha rivestito un ruolo del tutto particolare. Presso le popolazioni dei continenti sopracitati fino alla metà del nostro secolo vigeva la credenza che l'artista potesse assurgere al ruolo medianico nella relazione con il divino. Questo aspetto è comune a queste etnie, mentre variano i criteri estetici, in quanto un'opera d'arte compie una selezione degli elementi dell'esperienza, dell'immaginazione e dell'emozione e come tale viene percepita come espressione unica di quell'epoca e di quel paese. E chiaro che ogni tentativo di capire le immagini è destinato a fallire, se non conosciamo il tipo di vita di coloro che le ideano.

L'importanza del fatto che un oggetto artistico è l'espressione di immagini mentali è sottolineata con forza da Richard Wollheim nella sua Introduzione all'estetica (1968), e la religione svolge un ruolo essenziale nelle credenze di queste culture. In queste società l'artista è un costruttore di oggetti che, nel complesso, sono destinati a scopi materiali nella vita della famiglia e della comunità, pur dovendo essere anche fonte di piacere estetico, in quanto potrebbe rivelarsi la possibilità che uno spirito abiti quel manufatto. Tra i Lega dell'Africa l'arte è parte integrante delle prerogative e dei valori associati al potere. Gli aspetti artistici forniscono un'espressione concreta agli ideali della giusta forma di governo e la proprietà o la custodia degli oggetti sono conferite ad uomini che sono già stati ammessi ad un certo livello dell'associazione. Ancora una volta emerge il concetto di sacralità, in quanto presso queste popolazioni la politica è strettamente correlata alla religione. Nell'ambito del discorso antropologico dell'arte, assume un significato essenziale Io studio del sistema totemico. Gli oggetti scelti come totem funzionano come emblema del gruppo. Si tratta di uno stile basato essenzialmente su forme geometriche: cerchi, archi e linee rette.

I corpi stessi diventano portatori di simbologie: le occasioni sociali durante le quali le decorazioni corporali vengono esibite comprendono i funerali, la guerra, le quotidiane attività produttive, il commercio, le feste di corteggiamento e gli scambi cerimoniali. I colori assumono dei precisi e diversi significati in base alle popolazioni prese in esame. Un altro oggetto molto studiato è la maschera usata durante le danze tribali ed in particolare quella indossata dallo sciamano. Talvolta gli stessi sciamani costruiscono le proprie maschere, ma più spesso assumono uno scultore esperto che esegue il lavoro per loro conto. Il modo in cui l'artista tratta il suo mezzo imprime inevitabilmente uno stile personale all'oggetto creato. A questo punto lo studio per noi figli di un'altra civiltà si complica, in quanto non essendo imbevuti degli stessi parametri culturali, non siamo in grado di percepire le differenze stilistiche più sottili. Perciò sottolineiamo che l'opposizione tra esperienza individuale e tradizione collettiva è erronea, anche se ha un lungo passato in antropologia. Il fatto che la creazione artistica sia finalizzata a scopi sociali e debba rispettare delle regole dettate dal clan non esclude un'impronta individuale. Di creatività, quindi, si può parlare per quelle comunità definite primitive dalle quali dovremmo imparare a fare tesoro delle esperienze di rispetto dei cicli naturali e di percezione del divino negli atti quotidiani, che esse ci mostrano.

In seguito al mio percorso di studio, sono sempre più convinta che la dicitura di "Antropologia dell'arte" sia ormai obsoleta; si dovrebbe parlare di storia dell'arte e non extraeuropea, perché si partirebbe sempre da un bieco eurocentrismo. Però, come può cadere in disuso l'utilizzo di questa terminologia in Italia dove finora ci si è preoccupati così poco di sapere che cosa s'intende per Antropologia dell'arte e dove non esiste uno studio sistematico di queste arti, ma tutt'al più qualche sparuta cattedra di "Storia dell'arte dei paesi extraeuropei" presso le facoltà di Lettere e Filosofia di poche università italiane?


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