| TITOLO | |
| rivista scientifico-culturale d'arte contemporanea | anno IX - n. 26 - primavera/estate 1998 |
| Editoriale
di Giorgio Bonomi | ||
Delle mostre di segno positivo ne indichiamo due: quella di Beverly Pepper a Forte Belvedere di Firenze, in cui una amplissima rassegna di sue opere ci mostra quanta forza, quanta capacità di misurarsi con il luogo e con lo spazio abbia l'artista americana che, da anni in Italia, a parte alcuni episodi, meritava questo riconoscimento. L'altra mostra è quella curata da Marco Meneguzzo al PAC di Milano, Due o tre cose che so di loro...: è un alto esempio di mostra di informazione, cioè non legata ad una tematica particolare, in cui sono rappresentati gli artisti giovani presenti sulla scena milanese negli anni Ottanta. A parte due o tre artisti, gli altri non ci hanno mai convinto né interessato, ritenendo la loro ricerca futile o una mera rimasticatura di ricerche del passato, tuttavia la mostra ci ha permesso di (ri)vedere uniti insieme quelli che di fatto - come sempre con qualche presenza in più o in meno - in quegli anni erano vezzeggiati e promossi dal sistema dell'arte milanese. Un panorama esteticamente sconsolante, per chi scrive, ma utilissimo sul piano dell'informazione e della documentazione. Inoltre il catalogo è uno strumento prezioso proprio per una riflessione storica e non banalmente letteraria, come accade con molti cataloghi. Di segno negativo le mostre in alcuni dei principali musei italiani: Rivoli sembra essersi trasformato in una sorta di agenzia periferica del sistema imperialistico dell'arte americana; Bologna, dopo le discusse ma interessanti rassegne sull'arte italiana recente, ci presenta come grande avvenimenti un artista bravino, ma certo non di eccezionale qualità, quale è Sarmento, per cui ci domandiamo dato che, come da tempo ribadiamo, i musei pubblici hanno il dovere di valorizzare l'arte italiana, oltre quello di documentare le migliori esperienze straniere - quando gli Uncini, i Pinelli, i Mochetti o, se si preferisce, i Pirri, gli Arienti, avranno mostre personali negli spazi pubblici italiani? Una notizia dell'ultima ora ci rallegra: Concetto Pozzati è stato nominato Direttore della Casa del Mantegna di Mantova. Conosciamo e stimiamo Pozzati non solo come artista ma proprio come uomo di grande e raffinata cultura, siamo sicuri che da Mantova verranno segnali forti di ripresa e di proposta. E veniamo all'editoria. Abbiamo sempre detto che alla giovane critica italiana manca la produzione editoriale seria e scientifica, per cui il ricambio generazionale non è impedito tanto dal potere assoluto dei "vecchi", quanto dall'inconsistenza culturale di tanti che si agitano nella critica d'arte. Così molti cominciano a raccogliere i saggi e gli articoli, precedentemente pubblicati in riviste e cataloghi, con lusinghieri risultati: pensiamo a Demetrio Paparoni con Il corpo parlante dell'arte e Il corpo vedente dell'arte; a Santa Fizzarotti con Il luogo amato dell'arte. Sul piano metodologico e scientifico è uscito un libro di Enrico Crispolti, Come studiare l'arte contemporanea, che tutti coloro che fanno professione di critica dovrebbero leggere. Crispolti ci propone una sorta di fondazione della critica d'arte contemporanea, richiamando la necessità di capacità storiografiche e di analisi scientifica. Di Crispolti, anche se talvolta abbiamo polemizzato con lui, abbiamo grande stima, e ci sembra di grande importanza questo suo lavoro - anche noi, con "Titolo", conduciamo da anni una battaglia simile non solo per l'autorevolezza del personaggio ma anche perché i "vecchi" della critica o si sono rivolti ad altri studi o si limitano a contemplare narcisisticamente i fasti giovanili cercando pateticamente - e a volte con ampie capriole di riviverli, mentre i "giovani, salvo rare eccezioni, o non studiano (scrivono) o si gingillano con libretti tanto superficiali e insulsi quanto avvezzi al peggior accademismo nel censurare nomi e nel valorizzare opportunisticamente quelli utili. Tipico esempio di questo pressappochismo presuntuoso è il recente Nuova arte italiana del duo Beatrice-Perrella. Per non finire con l'amaro in bocca, vogliamo segnalare un libricino squisito di Giorgio De Marchis Dell'abitare, edito da Sellerio, in cui l'autore, descrivendo apparentemente in forma "leggera" il luogo tipico dell'abitare, ci coinvolge in una riflessione profonda, architettonica, artistica, sociologica, degna degli scritti del grande Loos. | ||
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