TITOLO
rivista scientifico-culturale d'arte contemporaneaanno VIII - n. 25 - inverno 1997/98

Considerazioni inattuali per Giuseppe Marianello
di Tiziana Conti
Opus 2510a
Passaggi segreti, 1997
bronzo, cm. 158 x 75 x 12
foto di E. Riccio
(courtesy Luigi Franco, Torino)

Opus 2510b
Passaggi segreti, 1997
bronzo, cm. 373 x 250 x 60
foto di E. Riccio
(courtesy Luigi Franco, Torino)

Opus 2510c
Passaggi segreti, 1997
bronzo, foto di E. Riccio
(courtesy Luigi Franco, Torino)

Che cosa può soltanto essere la conoscenza?
Interpretazione, non spiegazione.

F. Nietzsche  

Più di un motivo mi induce ad iniziare con una citazione dai Frammenti postumi di Nietzsche le mie riflessioni sulla ricerca di Giuseppe Maraniello. Nietzsche rifugge qualsiasi ordine postulato, cerca l'irrazionale, l'originario, identifica il senso dell'esistenza nell'opposizione, irrinunciabile. Considera inattuale quanto appare dichiaratamente in contrasto con la tendenza anonima e omologata del suo tempo. Va ancora sottolineata la sua idea di arte: un traboccamento di immagini e desideri.

In questo senso colgo analogie con il lavoro di Maraniello. La vita non può seguire una direzione univoca, non deve essere impoverita, quanto piuttosto infinitizzata, divaricata nelle sue inquietudini, nelle sue ambivalenze, nell'irresolubilità. L'arte ne è specchio. Non può dunque sussistere l'irrigimentazione degli ambiti delle arti visive. Sin dall'inizio Maraniello ha rimosso i limiti, dialogando con la propria dimensione esistenziale attraverso un linguaggio aperto, segnato da incisive e ardite commistioni di pittura e scultura, duttili, vitali nella loro prolificità, nel tendere verso una crescita che si mantiene costantemente in bilico.

Sotto l'orlo del linguaggio si apre l'abisso dello spaesamento contemporaneo cui si può far fronte solo attingendo alle risorse dell'imagerie. Ecco che l'inattualità nietzschiana appare in tutta la sua portata profetica. In una società qual è la nostra, dominata dai simulacri, daIl'autoreferenzialità, dall'iperattivismo, è necessario opporre alla contemplazione statica l'inafferrabilità del divenire. Direi che la metafora del viaggio è essenziale per interpretare la poetica di Maraniello. Il suo è un viaggio a ritroso, alla ricerca di origini antropologiche e culturali; è un pre-testo, un protrettico che gli permette di raccogliere esperienze, di sedimentare tracce, frammenti di vita, di filtrare le memorie così da generare immagini produttive di altre immagini.

Ogni momento del viaggio esprime la libertà di ripercorrere una storia infinita, riassaporando l'istinto, la maraviglia, il caos, il mistero, il lato oscuro della vita. Ulisse, una figura alla quale l'artista ha dedicato un ciclo di lavori verso la fine degli anni '80 ne diventa il suggello. La sua intraprendenza esplorativa non si lascia mai ammaliare dalla seduzione del gorgo, metonimia dell'insondabile. Quel che conta è ciò in cui il viaggiatore si imbatte, ciò con cui è posto a confronto. Maraniello trova obliquità, passaggi trasversali, lateralità, che, all'apparenza insignificanti, costituiscono il vero intreccio della vita e ne connotano l'essenza.

Non esiste più un centro - riduttivo nella sua esemplarità - né sussistono modelli assiologici controllati. Piuttosto si individuano tragitti sfuggenti, decentrati, intervalli nei quali la coscienza avverte, per ripetere parole di Henri Bergson, "la compenetrazione e la concentrazione in una punta che si inserisce nel futuro intaccandolo senza tregua".

Questo universo è il dominio dell'immaginazione e dell'intuizione. Ritengo che ambedue gli elementi siano fondamentali nel lavoro dell'artista. In particolare l'intuizione: una sim-patia intellettuale attraverso la quale diviene possibile entrare nell'oggetto per ritrovarvi quanto esso ha di unico e, di conseguenza, di inesprimibile. Il simbolo, quindi. Esso permea l'opera: le figurine minute, sfuggenti, mobili, spesso ermafrodite, sono il parto di una "sapienza poetica" che sospinge verso l'origine per il tramite del desiderio. Parallelamente i disegni infantili del figlio costituiscono un cifrario magicamente autentico, decantato da qualsiasi sovrastruttura razionale.

L'intuizione consente a Maraniello ora di aggirare, ora di abbracciare la realtà per analogie o contrasti, tanto da coglierne gli stati mutevoli. Si spiega in questo modo la compresenza di elementi antitetici nelle sue opere. Il grandioso e il fragile, ad esempio, l'esplicito e il non dicibile, la tensione verso l'assoluto, sintomo di una fuga dalle costrizioni e, di converso, la ri-caduta verso terra, la disgregazione. Il fascino sprigionato da queste ambiguità è molto forte. L'opera le tesaurizza e attraverso il simbolo identifica la vita nel fiume eracliteo, uno stato di conflittualità permanente, l'unico in grado di consentire la liberazione dall'immobilismo.

L'intero lavoro dell'artista allora assume il carattere di un frammento che germoglia continuamente, assecondando lo slancio vitale. Nel tempo. Come nell'ultimo Quartetto di T.S. Eliot, Little Gidding, la temporalità è eternamente presente e i simboli sono rivisitati infinite volte in un processo circolare dove il diverso e l'equivalente si scambiano i ruoli.

Maraniello diventa, di conseguenza, un narratore nel senso inteso da Walter Benjamin, qualcosa di remoto che nella lontananza del tempo e dello spazio si oppone agli illusionismi e agli artifici della contemporaneità. I suoi lavori sono veri e propri ossimori scultorei. Penso, ad esempio, ad opere di fine anni '70 quali Ponte, Salto con l'asta, Tiro alla fune. L'idea di equilibrio precario, funambolico, sempre presente, si contrappone all'inerzia della fissità. Oppure a un'opera recente il Nido. Qui la dicotomia si instaura tra il concetto di dimora come rifugio sicuro e il rischio, embìematizzato dalla lancia sospesa che comunica un senso inquietante di smagamento. Sembra suggerire che noi non abitiamo il nostro esistere, disperso in un viluppo di situazioni incontrollate. Tuttavia proprio l'effimero ci dà la misura dell'esserci.

Anche i titoli delle mostre sottolineano gli antagonismi della vita. Vasi comunicanti (1993) indica l'osmosi dei contrasti, il fluire inarrestabile che rende complementari gli opposti. Come avviene dei resto per il colore. Koan (1995) allude allo stemperarsi dell'anima nell'universo. Passaggi segreti (1997) accenna ai meandri dell'inconscio, ai trabocchetti della memoria, a soglie instabili oltre le quali ci proietta una volontà incontenibile. Essa pretende che diventiamo testimoni della storia e ne depositiamo il senso nell'opera.

Quella di Maraniello mi sembra una poésie de finesse che penetra nei misteri dell'esistenza per uscirne subito, furtivamente, rapinosamente. Un richiamo alla convinzione che la forma procede attraverso un accrescimento costante del linguaggio: le traiettorie delle figure sono stigmate che rispecchiano in modo visibile il conato.

Se è vero che l'universo non è né misurabile né percorribile, esso tuttavia rappresenta io sforzo dell'intenzione.


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