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| rivista scientifico-culturale d'arte contemporanea | anno VIII - n. 25 - inverno 1997/98 |
| Il Noumeno è la concretezza dell'atomo in autodivoro, lo spirito è materia sempre soglia di se stessa, il suo delirio metamorfico di Carlo Invernizzi | |
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...E lui faceva centro, una volta, quando sbancava
Per la loro costituzione fisico-chimica, il pensiero (mente) ed il corpo degli umani (cervello) sono biologicamente connessi in tuttuno [2]. Tale concezione oltrepassa la visione cartesiana della separazione tra res cogitans e res extensa e considera il corpomentepensiero degli umani parte intrinseca del divenire della Natura Naturans [3]. Il tuttuno di corpomentepensiero degli umani, durante milioni di anni di trasformazioni evolutive, è pervenuto alla consapevolezza della propria interiorità (autocoscienza fino a percepirsi cognitivamente in precario segmento di spaziotempo tra il nascere ed il morire. Dal cogliersi in tale finitezza - che è il processo della vita s'ingenera l'ansia noetica degli umani per l'incommensurabile realtà che li travalica, dentro e fuori di sé, fondandone la spiritualità di cui l'arte e la poesia sono l'acmevertigine. Né gli umani, finché sarà loro destino nascere e morire, potranno sfuggire alla tensione quantica che li agita in percepimento del tuttonulla che ne è il noumeno costituito dalla concretezza dell'atomo in autodivoro. Di contro a questa realistica concezione che considera l'umana coscienza creativamente irradicata in tensione quantica nell'incoglibile, sta quella meccanicistica-deterministica che scinde uomo e natura, inidonea a comprendere il tuttuno sistemico delle caotiche trame dell'esistente-vivente che origina secondo caso e necessità per le interconnessioni del probabile. I cultori di questa riduttiva visione fondata sugli astratti simulacri del vitale quali sono le informazioni - anziché sull'esperienza e le emozioni del vissuto produttivo delle idee dalle quali le informazioni derivano, proclamano anche "un'arte di fatto" spontaneista senza apporto di tensione conoscitiva. E' l'ideologia culturale tecnologico-massmedialistica che, perso il senso del sacro - da intendersi come venir meno della tensione cognitiva per l'incommensurabile - trova la propria legittimazione secondo i criteri di giudizio dei modelli virtualspottistici televisivi ed è ben più coercitiva delle delegittimate ideologie metafisiche e storiche per l'inconscia passività ed alienazione in cui induce. Il venir meno della tensione conoscitiva comporta, infatti, la strutturazione del corpomentepensiero degli individui in una superficiale identità istintiva ed egoistica che, da un lato, ne svigorisce l'energia immaginativa-creativa pensante e, dall'altro, fa privilegiare solo ciò che appare strumentale ad una esibizionistica autoaffermazione [4]. Simile impoverimento spirituale, estraniando dal cogliersi in sentimenti di universale compartecipazione, sminuisce anche la capacità di introspezione e di riflessione e distoglie da esperienze liberatorie sostanziali. Così l'arte e la poesia, non essendo più un ossessivo accadere di emozioni-visioni in disquarcio dell'incommensurabile, si sclerotizzano in un linguaggio ed in un dicibile svuotati di essenziale energia ideativa metaforica. E' il regno culturale degli umani standardizzati nel virtuale, disabitatori del proprio sé esperenziale, linearmente incoerenti, persino incapaci di avvertire la meccanicità del proprio contraddirsi, cui appare creativa ogni novità purchessia nell'inconsapevolezza che non sono le astratte informazioni ma le esperienze emotive del proprio vissuto a creare mondi ideativi conoscitivi con significanza vitalmente liberatoria. Da qui l'impossibilità di un sapido pensiero, il conseguente adagiarsi in un sentire omologante, l'istintivo esaltarsi nel minuto edonismo, la superficiale adesività, la passiva ricettività e l'esasperato desiderio di fruizioni banalmente ripetitive. Condizionati in questo atteggiarsi che contrasta lo stesso senso evolutivo verso la spiritualità che ha caratterizzato l'umanità durante milioni di anni, essi considerano l'esistente-vivente soltanto nella sua apparente manifestazione macroscopica, ritenendola peraltro estranea, ignari che solo la realtà che diviene cognitivamente anche parte intrinseca del proprio corpomentepensiero concorre a creare il particolare mondo di ciascuno. Nella sacralità conoscitiva affonda invece le proprie radici l'uomo che sapendo di essere intrinseca parte del divenire caotico della Natura Naturans e sentendosene coscientemente suo indivisibile segmento di spaziotempo tra il nascere ed il morire, ossessivamente si tende per captarne l'affiato che origina secondo caso e necessità [5]. Il suo percepirsi dentro il fiume del tuttonulla, sentendone il pulsare imprendibile, impotente a coglierne la concreta infinitezza che ne costituisce il noumeno, fonda liberatoriamente anche la consapevolezza del suo limite. Quel limite che sta alla base della poetica della Natura Naturans e ne supporta la particolare moralità e fecondità nel preservare le prerogative imprescindibili per il divenire del vivente sul pianeta terra che il progresso tecnologico sempre più prevarica con inconsulta brama di predominio. Le visioni ditale poetica, per l'intrinseca costituzione, si originano da un fondo biofilo nel loro stesso prodursi ed escludono pure la necessità di una politica ecologica. Infatti l'uomo integrato con forte coscienza nella Natura Naturans, percependosi empaticamente sua parte, non può che difenderla da ogni prevaricazione distruttiva con lo stesso ardore e slancio che pone nel preservare il proprio corpomentepensiero [6]. E pertanto la stessa condizione mentale di percepirsi in unitaria connessione col vitale universale che induce a prescegliere atteggiamenti e comportamenti in sintonia col vivente e ad astenersi dallo sconvolgerne i ritmici equilibri. In questo senso la poetica della Natura Naturans, nonché osteggiare il progresso scientifico-tecnologico, lo propugna nella prefigurazione di una coscienza degli umani capace di coglierne il limite per piegarlo conoscitivamente al rispetto del vivibile. E in tale aprirsi dell'umana coscienza nel desiderio di un'armoniosa sintonia col vitale naturante, implicitamente si attua anche la funzione sociale e civile dell'arte e della poesia che, in delirio quantico, scandiscono nella forma le tensioni del vortice per il permanere del senso. Una concezione poetica realistica, quindi, che dimensiona la portata epistemologica delle arroganti costruzioni con astratte pretese ontologiche e metafisiche, disvela la vacua passività obnubilatrice ed alienante degli inconsistenti artificialismi massmedialistici avulsi dall'esperienza del vissuto e rende manifesto che il progresso tecnologico è deleterio se mira solo a realizzare un esasperato predominio sul vivente incurante delle imprescindibili prerogative che ne consentono il vitale divenire.
[1] Andrea Zanzotto, Fosfeni, Arnoldo Mondadori Editore, p. 73. [2] Manifesto sottoscritto da Carlo Invernizzi, Gianni Asdrubali, Bruno Guerci e Nelio Sonego, pubblicato nel libro edito dalla Provincia di Perugia in occasione della mostra Tromboloide e Disquarciata tenutasi presso il centro Espositivo della Rocca Paolina dall'11.1.97 al 2.2.97, con testi di Giorgio Bonomi ed Elmar Zorn e interventi di Giovanna Bonasegale e Maria Vailati. [3] Carlo Invernizzi, Leggere Poesia Oggi, Serie "Scandagli", diretta da Maria Vailati, Documenti, Spazio Editrice, Milano, 1988, p. 158. [4] Carlo Invernizzi, La Natura di Morterone ultima espressione di una sacralità perduta, Lettera ad Enrico Bassani, "Giornale di Lecco", 8 settembre 1997. [5] Carlo Invernizzi, Fare Poesia, "Titolo" n. 19, p. 42. [6] Carmelo Arena, A Morterone fenomeni d'arte e di spiritualità, Intervista a Carlo Invernizzi, "il Paese", 11 aprile 1992; Enrico Bassani, La poetica della Natura Naturans, Intervista a Carlo Invernizzi, "Giornale di Lecco", 22 luglio 1996. | |
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