 Mille, 1996 (courtesy Elia, Torino)
 Pi.Ci., 1996 cm. 170 x 150 (courtesy Ellequadro, Genova)
 Milano, 1997 (courtesy De Crescenzo e Viesti Roma)
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Fuoco. Sono poche le parole che, come questa, posseggono la capacità di evocare immediatamente storia e mito. Elemento sacro e magico, legato in modo atavico e indissolubile alla vita dell'uomo, il fuoco era considerato dagli antichi filosofi greci come la materia divina e incorruttibile di cui sono formati gli astri e le anime. Per Eraclito è il simbolo dell'eterno divenire, per gli Stoici è al contempo la scaturigine e l'annullamento di tutte le cose; e se nella mitologia Prometeo viene condannato ad una sofferenza eterna per averlo donato agli uomini, in Roma antica in suo onore viene istituito un apposito ordine sacerdotale, mentre nella tradizione cristiana esso è il simbolo della rivelazione divina. Consapevole della sua pregnanza segnica, Sabato Angiero sceglie di adoperare il fuoco per dar vita alle sue opere, intervenendo sulle pagine dei libri, alla ricerca di nuovi dialoghi tra materia e parole. La fiamma crea tratti neri e concentrici, apre varchi e fori nella forma regolare dei libri, svelando il sovrapporsi delle pagine, sulle quali è possibile, a volte, leggere frammenti di frasi. La carta cede al fuoco perché questo possa attraversarla, mostrando inaspettatamente il significato primigenio e remoto delle parole stampate su di essa.
Il libro, abusato simbolo di una cultura che spesso non riesce a dare risposte esaurienti e concrete rispetto alla realtà contingente, perde così la sua aurea di sacrale infallibilità, e ritorna ad essere un oggetto comune, per di più oramai inutilizzabile, sublimandosi in feticcio di inadeguatezza.
Ma è proprio questo desiderio di cancellare la scrittura, paradossalmente, a risvegliare con la violenza del gesto l'importanza della memoria e del ricordo, depositari naturali della storia dell'uomo. Dietro e dentro i solchi delle bruciature, dunque, non c'è la volontà di distruggere, ma il desiderio di conoscere e guardare al di là delle parole scritte sulla pagina bianca.
L'azione destruens/costruens del fuoco appare maggiormente evidente nella produzione più recente di Angiero: qui, infatti, la fiamma ha il compito di disegnare con un tratto forte, nitido e perfettamente leggibile le linee del volto degli autori dei libri, sui quali i ritratti stessi sono realizzati.
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