TITOLO
rivista scientifico-culturale d'arte contemporaneaanno VIII - n. 24 - autunno 1997

La gran risata di Alberto burri e la timida studentessa
conversazione di Alessandra Lazzaris con Alberto Burri
Opus 2406a
Alberto Burri

Opus 2406b
Alberto Burri ed altri
di fronte al modello
del Grande Cretto di Gibellina

Pubblichiamo una conversazione telefonica inedita, avvenuta nel 1989 tra Alessandra Lazzaris, giovane diplomanda all'Accademia di Belle Arti di Bologna, e Alberto Burri, perché ci sembra emblematica per almeno due questioni: la prima perché, dietro l'immediata ritrosia del Maestro di Città di Castello, si può notare una sostanziale disponibilità e gentilezza che sfatano certe leggende su di lui; la seconda perché, sebbene con poche e rudi parole, e qualche benevola risata - certamente rivolta non alla giovane studentessa ma a certo sistema dell'arte che Burri detestava - l'Artista dice cose di grande interesse circa il problema del restauro dell'arte contemporanea, che oggi rischia di trabordare da problema scientifico a problema meramente speculativo ed economico.
Ci piace, in questa sede, segnalare un'altra tesi di diploma, discussa da Veronica Ajò all'Accademia di Belle Arti di Perugia nel 1995, dal titolo Burri e il suo pensiero, nella quale, oltre alle osservazioni e ai giudizi della scrivente, sono raccolte, in modo pressoché completo, tutte le rare interviste rilasciate da Burri. E un ottimo strumento per attingere direttamente il pensiero dell'artista e si può consultare presso l'Accademia di Belle Arti di Perugia e presso ia Fondazione Burri di Città di Castello.
Giorgio Bonomi


Nel 1989 frequentavo l'ultimo anno all'Accademia di Belle Arti di Bologna. Adriano Baccilieri, allora mio docente di Storia dell'arte, mi propose di fare una tesi sul restauro di opere d'arte contemporanea, come problema di ricognizione culturale.
L'argomento mi parve molto interessante e attuale, soprattutto dopo che insieme sviluppammo l'idea di affrontare il tema sulla base di una serie di interviste o conversazioni con artisti, critici e restauratori.
Il taglio che decisi di dare a questo tipo di ricerca, doveva assumere una connotazione prettamente culturale e ideologica, evidenziando il tatto che la differenza sostanziale tra l'arte del passato e quella contemporanea determina il formularsi di innumerevoli quesiti che non possono più riguardare solo l'aspetto tecnico e metodologico del restauro. Dopo una prima analisi di quelle che potevano essere le problematiche che in questo tipo di percorso avrei potuto incontrare, pensai a quali potevano essere gli artisti da contattare (o cercare di contattare).
Mi sarebbe piaciuto conoscere l'opinione di uno dei grandi della pittura italiana del nostro secolo, pur conscia delle difficoltà pratiche che avrei potuto incontrare.
Pensai ad Alberto Burri come a uno dei "mostri sacri" e personaggio secondo me sicuramente irraggiungibile.
Ne parlai con Baccilieri e insieme cercammo di valutare quale poteva essere la strada migliore per arrivare a lui.
Nel frattempo incontrai Piero Gilardi, Francesco Somaini, Concetto Pozzati e Piero Dorazio, i quali si dimostrarono tutti interessati al problema e disponibili ad esprimere le loro opinioni, che riscontrai più tardi ovviamente molto diverse tra loro proprio perché dettate dalle diverse etimologie culturali di ognuno.

Un giorno, sfogliando Art Diary, notai con stupore pubblicato il numero di telefono di Burri a Città di Castello.
D'istinto alzai il ricevitore e composi il numero aspettando di sentire la solita voce di una segretaria o peggio una segreteria telefonica.
Rimasi molto sorpresa e intimidita quando mi rispose una voce maschile anziana e un po' rauca.
Mi presentai e chiesi se era possibile avere un appuntamento con il Maestro ...

- Sono io - ... rispose la voce.
- ...
- ... Sono una studentessa dell'Accademia di Belle Arti di Bologna, sto preparando una tesi sul restauro di opere d'arte contemporanea ...
- (grande risata prolungata) ... e che cosa vuole da me?
- Vorrei sapere che cosa ne pensa ...
- (grande risata) ... il restauro è restauro, che cosa vuole che pensi? O si restaura o non si restaura ... E poi i miei lavori non si rompono mai; e se si rompono si restaurano (grande risata). Non capisco perché ci si pongono dei problemi che non esistono
- Ma il problema del restauro del contemporaneo è un problema esistente e serio ...
- (risata) ... ma quale problema?! Non mi faccia ridere! Perché dovremmo porci adesso un problema che forse avremo fra cento anni?
- Opere di vent'anni fa hanno già dei problemi di restauro...
- Non è vero! I miei quadri non si rompono mai
- Ma esistono dei lavori di arte contemporanea legati ad un processo di deterioramento che nascono per morire, in questo caso come mi comporto?
- Non restauro! (grande risata)
- ...Ci sono dei problemi che non si possono risolvere così facilmente, a volte anche filosofici...
- (risata) Ma non mi faccia ridere! Che cosa c'entra la filosofia con il restauro?!
- Mi pare di capire che secondo lei il problema non esiste
- Ma certamente che non esiste!
- E se io volessi approfondire questa discussione con lei non telefonicamente?
- Non ci penso nemmeno! Non ho niente da dire! (grande risata)
- Mi fa piacere che lei si diverta... comunque sulla mia tesi scriverò esattamente quello che lei mi ha detto, anche le sue risate
- Per me lei può scrivere quello che vuole! (risata).


Di fronte a tutto ciò, la mia reazione iniziale fu quella di non tenere assolutamente in considerazione queste parole che naturalmente negavano tutto ciò che avevo fatto fino a quel momento.
Secondo Alberto Burri dunque il restauro come problema non esiste o meglio esiste solo nel momento in cui ci si trova di fronte alla pratica del restauro; egli nega l'aspetto culturale.
Eppure più tardi, mi sono trovata spesso a chiedermi se, sotto certi aspetti, potesse avere ragione e non credo sia molto azzardato effettivamente pensare che, se un pittore come Alberto Burri, che è stato ed è tuttora uno dei massimi artisti degli ultimi cinquant'anni, afferma con tale sicurezza che il problema del restauro non esiste, sicuramente non è un'affermazione da escludere completamente.


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