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| rivista scientifico-culturale d'arte contemporanea | anno VIII - n. 24 - autunno 1997 |
| Esperienze romane, lo spazio/tempo della diversità
di Anna Cochetti | ||
Rimane infatti resistente, e non facile da ridurre, una condizione per così dire di "diversità" e "separatezza" dell'arte che si accentua tanto più quanto più ci si avvicina al contemporaneo, fino a generare, spesso, ancora incomprensione nel largo pubblico per le opere nate dalle sperimentazioni, nonostante che i materiali, i linguaggi e le tecniche, i risultati stessi della ricerca artistica contemporanea circuitino nell'universo comunicativo quotidiano, massmediatico e pubblicitario, banalizzandosi. Se è ancora vero, come affermava G. C. Argan (1979), che "la città è cultura, niente altro che cultura", ripensare la città, oggi - a partire dalla riflessione teorica e dalla ricerca di inediti punti di vista e di nuovi linguaggi proprie del fare arte, recuperando la funzione civile e sociale dell'agire degli artisti - può essere una strategia non solo utopica, accanto agli imprescindibili interventi strutturali, in una sorta di rifondazione del pensiero urbano e del rapporto che il singolo cittadino ha con la città, con la complessità delle stratificazioni, delle immagini e dei linguaggi, delle memorie, dei progetti e delle utopie che la città stessa ha prodotto, attraverso il tempo e nello spazio. In un'idea di "patrimonio artistico e culturale" - dall'archeologico al contemporaneo - dunque, non solo come risorsa economica, in cui l'arte possa svolgere il ruolo che le è proprio: suscitare interrogativi, emozioni, fantasie, procurare dubbi, stimolare conoscenza, muovere un immaginario collettivo narcotizzato dall'abuso di immagini stereotipe; scompaginare il presente, aprire scenari sul futuro della modernità, essere coscienza critica. Non è solo dunque la mancanza strutturale e permanente di spazi che spinge ad agire strumentalmente fuori dei luoghi codificati, a inventare gli "spazi della diversità"; quanto piuttosto la consapevolezza che "forse è necessario raggiungere il pubblico nei luoghi dove il pubblico c'è: al centro, dunque, della riflessione teorico e progettuale la città, con una costellazione di spazi aperti per funzioni diversificate per la fruizione del pubblico, come caffè, scuole, chiese, supermarket, librerie, parchi. "Diversi" anche, spesso, il tempo della durata e della fruizione: breve, o brevissimo. A fondamento, ad esempio, di eventi come LabicanoArcheocontemporaneo, Artedotti Romani e Giubil&Art, la convinzione che se il diffondersi di una coscienza ambientalista in strati sempre più ampi di società e di cittadini, e il parallelo innalzarsi della soglia d'attenzione al recupero dal degrado del tessuto urbano nonché alle problematiche connesse alla cosiddetta "qualità della vita", hanno contribuito alla creazione di qualcosa che può a ragione considerarsi una "cultura" in sicura espansione - per educare la società civile e, in primo luogo, i giovani alla conoscenza e alla fruizione consapevole dell'arte, "basterebbero" (oltre la scuola) interventi territoriali permanenti diffusi sull'intera area metropolitana. Funzionale a tale progetto teorico è il rapporto e l'interazione con situazioni "significative", promosse con istituzioni, associazioni e cittadini, laddove il recupero di spazi "diversi" già degradati è in via di completamento (Parco degli Acquedotti) o è stato avviato (Parco Labicano) o addirittura necessita ancora di diventare "coscienza comune" (Stazione FF.SS. di Farneto '90). Così, in LabicanoArcheocontemporaneo (28 maggio 1995 e 29 giugno 1996) il progetto su cui sono stati impegnati gli artisti ha inteso sottolineare il rapporto dell'arte contemporanea con un tessuto urbano periferico, eppure connesso al "centro storico" monumentale dalla continuità spazio-temporale delle persistenze archeologiche, anche se non "turistico-spettacolari", nonché dall'aspetto stesso del degrado con cui si è realizzata la "modernità', anch'esso tutto dentro la storia di Roma, delle modalità politico-economico sociali della sua urbanizzazione. Nella prima edizione di Artedotti Romani (29 settembre 1996) si è inteso far reagire la riflessione teorica e l'agire degli artisti col contesto specifico e peculiare di un Parco (Parco degli Acquedotti) tanto carico di suggestioni paesaggistiche e culturali, dalle memorie più remote alle immagini pasoliniane, quanto esemplare della battaglia politico-culturale per la sottrazione alla cementificazione, il recupero dal degrado e la costituzione di quella grande scommessa su Roma imperniata sul sistema dei parchi archeologici e delle aree verdi, dal Parco dei Fori al Parco dell'Appia Antica, alla Caffarella, fino al Parco dei Castelli, già condotta da un intellettuale della levatura e della lucidità quale Antonio Cederna. In Giubil&Art (13 ottobre 1996) la teoria di archi dell'Acquedotto Felice intitolato a quel Felice Peretti che come Papa Sisto V lasciò segni consistenti nel progetto e nell'impianto urbanistico della Roma tardocinquecentesca, e al tempo stesso segno archeologico forte della città antica che attraversa ciò che resta dell'Agro scampato al sacco edilizio della città recente costituisce la "spina" di un viaggio metaforico nella Città Giubilare attraverso la rete dei segni che la città stratifica e che l'arte esplora e disvela, intersecando provocatoriamente i percorsi di un dibattito non dogmatico su Giubileo e Città, in una sorta di "lavori in corso" lungo i crinali di una ricerca che agisce anche sul versante di ricostituzione memoriale e di riconoscimento delle molteplici identità, di persone, culture e luoghi, cancellati o negati. E sul tema de "il rifiuto come metafora del mondo" si confrontano gli artisti nella seconda edizione di Artedotti Romani (28 settembre 1997). In un luogo - come un'area verde archeologica naturalistica in cui i concetti di flusso e di stratificazione, di contiguità e di contaminazione si condensano, la complessità delle relazioni tra natura e storia, tra distruzione, persistenza e metamorfosi, che è al tempo stesso figura del Tempo e dell'agire degli uomini, è iscritta nelle opere "non-effimere" installate nel parco e nel Tempo breve della "durata" dell'evento. Lo "spazio della diversità" e, infatti, anche il "tempo della diversità", della sua "durata". L'intervento di alcune decine di artisti ogni volta "occupa" i luoghi per lo spazio di un solo giorno, inventando le modalità di un "evento" di durata "temporanea ma tendente alla "persistenza", che intende suscitare davanti ai cittadini di spezzoni periferici di metropoli l'ipotesi provocatoria di un Museo d'arte contemporanea en plein air, nel vivo del tessuto urbano, in un luogo dunque che è aperto e partecipato alla vita di relazione, dove le opere possano incontrare i cittadini, nell'invenzione di una "situazione" e di un "percorso" altri da quelli quotidiani. E ancora in un Parco, Villa Glori - e intorno ad una tematica forte come la "separatezza" che tiene al di là di una invalicabile barriera, pur all'interno di un contesto urbano quotidiano e familiare, gli ospiti della Casa Famiglia per malati di AIDS della Caritas - che si realizza la Manifestazione Varcare la soglia, il cui progetto patrocinato dall'Assessorato alla Cultura e dalla Caritas intende accompagnare il visitatore fino alle soglie del Giubileo, in un percorso che vede le sculture e le installazioni di Mauro Staccioli, Pino Castagna, Nunzio, Nino Caruso, Eliseo Mattiacci, Maurizio Mochetti, Janis Kounellis, Maria Dompè, Fabio Mauri disposte dall'ingresso del parco alla sommità della collina, fin "oltre la soglia" della Casa Famiglia. Ed è infine un luogo che della "diversità" può essere elevato a monumento, in quanto "stazione che non è" (Farneto '90, vestigia dello scempio dei Mondiali di Roma '90), che ha costituito la cifra specifica, e di valenza altamente simbolica, nel quale è stata collocata l'Operazione: Restore Love (12-14 settembre 1997), il cui nodo tematico-concettuale è ancora il confronto con la "diversità" dell'AIDS. - LabicanoArcheocontemporaneo 1.a, 28 maggio 1995; 2.a, 29 giugno 1996; Parco Labicano, Roma; Associazione Parco Labicano-Villa De Sanctis, Associazione Archeocontemporaneo, Uff. Cultura VI circoscrizione. - Artedotti Romani 1.a, 29 settembre 1996; 2.a, 28 settembre 1997. - Giubil&Art, 13 ottobre 1996, Parco degli Acquedotti, Roma; Associazione Legambiente 7 Acquedotti, WWF, Verdi per Roma, Assessorato all'Ambiente, Associazione Archeocontemporaneo. - Nell'arco delle Manifestazioni, a cura di chi scrive, sono intervenuti gli artisti: Claudio Adami, Lada Alekseychuk, Bruno Aller, Minou Amirsoleimani, Sabato Angiero, Alfredo Anzellini, Massimo Arduini, Oscar Baccilieri, Matteo Basilè, Francesca Benucci, Francesco Boccanera, Giuseppe Boresta, Franco Cenci, Antonia Ciampi, Carlo Cirillo, Maria Del Rosario Combariza, A. Pio Del Brocco, Michele De Luca, Adriano Di Giacomo, Graziano Di Giulio, Marcello Diotallevi, Marisa Facchinetti, Franco Fienga, Danilo Fiorucci, Salvo Fleres, Giovanni Fontana, Ines Fontenia, Elisabeth Frolet, Sherry Gaché, Haebel, I Giochi del Senso e/o Non-senso, Valter Gosti, Giovanni Gurioli, Ali Kichou, Uemon Ikeda, Tomoko Jindo, Andrea Lanini, Alessandra Lazzaris, Silvana Leonardi, Achim Locke, Luigi Manciocco, Ruggero Maggi, Cosetta Mastragostino, Francesco Melone, Monica Meyer, ltaru Mishiku, Patrizia Molinari, Silvana Palumbieri, Massimo Palumbo, Adriana Pignataro, Polisgramma Gruppo 12, Lucilla Ragni, Francesca Rossi De Gasperis, Laura Rosso, Massimo Ruiu, Jodi Dandford, Bernardo Scolnik, Paolo Sorgi, Nicala Spezzano, Ketty Tagliatti, Angela Tedesca, Franco Troiani, Oscar Turco, Laurence Ursulet, Giampiero Vinciguerra, Gaetano Zampogna. - Operazione: Restore Love, 12-14 settembre 1997, Farneto '90, Roma, promossa dall'Associazione Positifs, con il patrocinio dell'Assessorato alle Politiche Culturali, dei Ministero della Sanità, del C.N.R., delle FF.DD., curata da chi scrive e Bernardo Scolnik con Alemanno, Aller, Abaci, Amirsoleimani, Boccanera, Battistini, Cascioli, Ciampi, Di Giacomo, Facchinetti, Genovese, Kondo, Lanini, Leonardi, Maggi, Mayaud, Mauri, Melone, Pignataro, Rosso, Russo, Sarto, Sorgi, Troiani, Uberti. - Varcare la soglia, giugno-settembre 1997, Casa Famiglia di Villa Glori, Roma, a cura di Daniela Fonti, da un'idea di Maria Dompè; Assessorato alle Politiche Culturali e Caritas Diocesana. | ||
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