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Monteluco

Il Monteluco (m. 800 c.a), la cui cima si raggiunge percorrendo un'incantevole strada (costruita durante la prima guerra mondiale, con l'utilizzo di prigionieri di guerra austriaci, in prosecuzione al primo tratto che giungeva sino all'innesto con il "Giro" del Ponte già realizzato agli inizi dell'Ottocento), domina ad est la città ed è coperto da un fitto bosco di lecci secolari, sacri in età romana (lucus = bosco sacro), che tuttora verdeggiano nonostante periodi di incuria e incontrollato sfruttamento. Già luogo di antichissimo culto pagano, durante il medioevo divenne una vera e propria Tebaide ospitando numerosi eremi; oggi è un ameno luogo di villeggiatura. La vita eremitica nel monte iniziò con Sant'Isacco nel V secolo e fu proseguita dai Benedettini dipendenti da San Giuliano. Separatisi dall'abbazia suddetta, gli eremiti del Monteluco formarono una Congregazione autonoma accentrata attorno all'eremo di Santa Maria delle Grazie, con una propria Regola. Gli eremi, divenuti con il tempo piccoli conventi, furono per secoli interdetti agli estranei e, sino e ancor dopo la Restaurazione, fu vietatissimo alle donne ascendere il monte, salvo tre giorni l'anno. A partire dal XVI secolo furono aperti ai laici come luogo di temporaneo ritiro spirituale (anche Michelangelo, nel 1556, vi soggiornò e visitò i monaci) sino a che, alla fine del Settecento, il governo della Repubblica Romana espulse la congregazione dal Monteluco prendendo possesso degli eremi. Di questi romitaggi, alcuni dei quali sono ora splendide ville,

Ville sul Monteluco

oltre all'Eremo di San Francesco, restano visibili, all'interno dell'odierno "bosco sacro", la sommità del monte, alcune grotte ove pregarono numerosi santi.

Grotta di S. Antonio

Nel bosco si trova pure un cippo con iscrizione, copia della Lex Spoletina del III secolo a.C per la salvaguardia dei boschi, il cui originale è conservato al Museo Archeologico Nazionale, scritta in latino arcaico; sul piedistallo è la traduzione dell'antico testo.

Lex Spoletina

Particolarissimo il piccolo camposanto, abbarbicato ad un fianco del monte esternamente al bosco sacro, cui si accede dal lato destro del piazzale, dal quale si scopre un panorama di incomparabile bellezza e suggestione.

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