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| Mirta De Simoni Lasta | opere |
Mirta De Simoni, nell'ultimo decennio del secolo, affronta di nuovo le tematiche dell'espressionismo, tenendo conto di una analisi, ricca di differenze, che il periodo storico le offre. Così queste tele di buona misura (per la presente mostra però sono state scelte quelle più piccole) affrontano una visione del mondo assai diversa da quanto è accaduto nei momenti precedenti: espressionismo di Dresda figurativo, nuova oggettività, passaggio dal figurativo all'astratto (da Nolde a Rotchko), espressionismo astratto come prima scuola dell'autentica pittura americana (Action Painting), transavanguardia, "pittura selvaggia", e così via. Uno dei temi fondamentali della De Simoni è quello dell'esplosione. L'esplosione atomica di Alamo, poi i bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki, in seguito (1970) Zabriskie Point di Michelangelo Antonioni. Mentre si precisano trattazioni astrafisiche su cicli di esplosioni ed implosioni che governerebbero la vita galattica. (Cioè teorie molto al di là dalle ipotesi di Einstein e di Planck). Il mondo di Hawking e di Prigogine è infatti assai diverso da quello dei primi anni del secolo e questa ciclicità, creativa e distruttiva, getta una luce terrificante sulla nostra presenza sulla terra. (Il Robot spaziale su Marte ci parla, infatti, di un pianeta dopo l'occupazione di esseri possibilmente umani) mentre Antonioni accennava all'implosione consumistica che potrebbe esplodere da un momento all'altro o sta già esplodendo (crescita inarrestabile della disoccupazione e pressione degli extracomunitari sul mondo sofisticato ultra civilizzato). Motivi sufficienti per una nuova fase della Action Painting, ormai lontana da quella che si sviluppò negli Stati Uniti alla fine del secondo conflitto mondiale. La stessa costituzione della materia, la conoscenza dei fenomeni ad essa connessi (sincrotroni) tutto ci fa meditare sui processi esplosivi ed implosivi. La materia che, esplodendo, crea enormi campi di energia e via dicendo. De Simoni nel suo studio decentrato nella tranquillissima Volano, ha modo di auscultare questo universo delle dissimiglianze (così lontano da quello classico) e dà libero spazio alle detiagrazioni cromatiche di un infinito instancabilmente occupato a crearsi e distruggersi. Grandi campiturc bianche, blu, rosse, con vaste campiture monocromatiche, spruzzi materici ai confini del quadro, allusione ai "buchi neri" (forse, nei profondi blu alla Klein), la spasmodica tensione dello spezzettarsi dei materiali in minimi frammenti autonomi, carichi di energie spaventose. La tela così, è, evidentemente, parte di un episodio che, chi guarda, può immaginare dirompere per le pareti nella stanza e fuori, continuando per lo stesso vuoto eterno Questa sterminata creazione di particelle conglomerate e dissociate, alle quali viene concessa la massima libertà d'azione, appartiene all'intimo della nostra pittrice che ne ha fatto, di recente, scopo di una ricerca totale che ad ogni quadro si rinnova, muta, esalta sia nelle cromie sia nei volumi espansi, dilatati, lacerati fino all'urlo cosmico. La liberazione, lo scatenamento, lo sprigionarsi di questo spazio interplanetario in continua eruzione vulcanica (interrotta forse nei blu ombrosi e quasi fermi come allusioni ai "buchi neri", forme implosive; di enorme capacità esplosiva) tutto questo dimostra quanto il nostro secolo sia andato oltre, spezzando le similitudini e le simmetrie del classicismo e portando l'urlo dell'"informale" ben oltre a quanto hanno fatto gli stessi futuristi e gli altri "ismi" nei primi decenni del '900. (Se mai può essere doveroso ricordare, in altro contesto, le anticipazioni kandinskiane). Il lavoro della De Simoni è infatti tutto mentale e tutto pittorico alla ricerca di un ordine professionale a queste, direi quasi, apparizioni demenziali di una natura che assomiglia sempre di più alle ire dei vulcani; furie che vediamo nitide nelle colate rossastre, nei flussi magmatici, nei fiumi di materia che la De Simoni evidenzia durante i suoi percorsi e la sua narrazione. Alla fine, per paradosso, ci rendiamo conto che il nostro discorso) è quasi più figurativo che astratto: De Simoni figura le implacabili distruzioni, che, comunque, preannunciano nuovi cicli vitali in uno spazio sterminato, fatto dall'accavallarsi delle eternità dove le innumerevoli Galassie possono dare vita a pianeti, sedi di storie simili o dissimili dalle nostre (delle quali, per ora, non abbiamo segnali descrittabili fino in fondo). Ma che testimoniano un mondo tanto) più vasto di quello che, fino ad ora, abbiamo potuto tentare di ravvisare. Forse in questa inarrestabile ansia, sta il nostro destino, la nostra storia, il senso più dinamico della nostra avventura. Ed è in questa direzione che vediamo incamminate parte delle future fantasie dell'arte concettuale, già così felicemente preavvertite da Lucio Fontana. Luigi Serravalli, agosto 1997
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