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| Giuseppe De Gregorio | ||||
nei miei quadri il legame di necessità che mi unisce agli oggetti e cogliere la vita che c'è in essi; che io dipinga un granchio o un albero o un insetto o un fossile non ha molta importanza: importante è vedere come la natura sia in sostanza identica a se stessa; la forma stessa non cambia, a ben guardare, un granchio morto sulla spiaggia può somigliare alle radici di un albero. E' evidente dunque la profonda unità delle cose, la stessa vita che si sottende ad esse e che si esprime in una sottile unità formale. Non parlo qui certo della natura come "vasto orizzonte" ma di quei particolari di essa cui l'occhio si deve applicare come una lente d'ingrandimento per coglierne tutto il fascino vitale. Giuseppe De Gregorio
A non convenzionale presentazione dell'ottuagenario pittore spoletino, assai noto al pubblico come alla critica più qualificata (Giovanni Carandente, Enrico Crispolti, Raffaele De Grada, Bruno Toscano - per citare alcuni nomi) quale esponente di spicco dell'arte italiana contemporanea, questa redazione desidera proporre alcune significative parole con le quali l'artista stesso esplica, con grande pacatezza e sobrietà, le ragioni del proprio vivere ed operare. In sintesi, una costante ricerca per cogliere e fissare il magico attimo fuggente in cui cose ed eventi singoli e fugaci riescono, pur filtrati attraverso personali pulsioni ed esperienze, ad essere rappresentazione del tutto eterno. | ||||
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