| artStudio |
| Presenze |
| Dante rivive in Umbria | Il cielo di Mercurio - gli spiriti operosi |
Chi sulla terra operò virtuosamente ma stimolato, per quanto a fine di bene, dall'ambizione della gloria e della fama, si trova ora nel cielo di Mercurio. Poiché il proprio guadagno si era sostituito al culto del Bene supremo, il grado di beatitudine di queste anime è minore rispetto a quello delle altre anime del Paradiso. Tuttavia, questi spiriti virtuosi sono paghi della sorte loro assegnata. Qui Gillessen esplora la sorte delle due anime che agiscono nel canto VI del Paradiso. Un gruppo di tre figure benedicenti incede verso chi legge la scena. I cappelli a punta, motivo ricorrente in gran parte della produzione artistica del Gillessen, di probabile ascendenza celtica, indicano che sono adepti, custodi di un sapere esoterico per definizione, quindi, non alla portata di tutti. Il primo mago è l'imperatore Giustiniano, colui che nel VI secolo sistematizzò l'accozzaglia di leggi (d'entro le leggi trassi il troppo e él vano) che regolavano l'impero romano dando così adito al Corpus iuris civilis. Giustiniano, infatti, nel corso del canto, fa una lunga descrizione della provvidenzialità dell'impero romano, descrizione, quindi, fideistica e teologica al contempo. Chi era in grado di capire tanta materia, era certamente mago divino. Il secondo personaggio, più umile rispetto a Giustiniano ma pur sempre degno di riverenza in quanto mago alla stressa stregua, è Romeo di Villanova. Rispetto all'imperatore, questo Romeo è mago, però, per ben altre ragioni. Giovanni Villani racconta che Romée de Villeneuve fu ministro di Raimondo Berengario e alla morte di questi, amministratore della contea e della figlia, Beatrice, futura moglie di Carlo I d'Angiò. Una leggenda provenzale, che Dante conosceva, voleva che Romeo fosse stato letteralmente un pellegrino il quale di ritorno da San Iacopo di Compostella si fosse fermato da Raimondo per aiutarlo nell'amministrazione della contea e negli affari di politica estera. Gli invidiosi sudditi di Raimondo calunniarono Romeo inducendolo a farsi ridare il muletto, il bordone e la scarsella con cui era arrivato e ad andarsene. Mettendo Romeo sullo stesso piano di Giustiniano, Gillessen dimostra di aver capito il ruolo che Dante gli attribuisce, quello, cioè, di rispecchiare il ruolo provvidenziale di Dante poeta. Vale a dire, Dante stabilisce un parallelismo fra il proprio operato in quanto poeta esule e l'operato di questo saggio ed umillimo pellegrino iacopeo. Pur scacciati di corte in corte e mai ringraziati, entrambi peregrinano impartendo briciole di saggezza a chi trovano per strada. "e se el mondo sapesse il cor ch'elli ebbe/ mendicando sua vita a frusto a frusto,/ assai lo loda, e più lo loderebbe." (Par. VI, 140-2)
| |
|
Presentazione Dante perduto nella selva oscura (Inferno, I) Dante - seguace ed incarnato di Cristo (Inferno, I) L'arrivo di Caronte (Infaaerno, III) Il Nobile Castello del Limbo e il suo interno (Inferno, IV) Minosse tremendo (Inferno, V) I lussuriosi Guido Guinizelli e Arnaut Daniel (Purgatorio, XXVI) Anime del girone degli invidiosi (Purgatorio, XIII) Il cielo di Mercurio - gli spiriti operosi (Paradiso, V-VI) Invettiva di san Benedetto da Norcia (Paradiso, XXII) index | |
| © Edizioni Art Studio | |