artStudio
Presenze

Dante rivive in UmbriaL'arrivo di Caronte

Ed ecco verso noi venir per nave / un vecchio, bianco per antico pelo, / gridando: "Guai a voi, anime prave! / Non isperate mai veder lo cielo: / I' vegno per menarvi all'altra riva / nelle tenebre etterne, in caldo e én gelo." (Inf. III 82-7)

Nel commento di questo celeberrimo locus dantesco, Sapegno 007 differenzia nettamente fra il Caronte di Virgilio e quello di Dante. Completamente assente nella tradizione omerica, Charun, come portitor o nocchiero infernale, di ascendenza greco-etrusca, 008 in Virgilio è presentato con poesia descrittiva e pittorica. 009 Il Caronte virgiliano è horrendus, ovvero, orripilante. Dal mento pende una lunga barba bianca incolta e, parimenti, gli pende dalle spalle un sordido mantello. Il Caronte di Dante è, invece, violento e minacciante che bruscamente irrompe nella scena ponendo momentanea fine alle delucidazioni paterne che Virgilio impartisce a Dante. Questo Caronte è un vecchio canuto con "lanose gote" e gli "occhi ...di fiamme rote" quale anticipazione degli "occhi di bragia" al verso 109. Vale a dire, Dante non solo traduce l'aspetto fisico del nocchiero acheronteo ma anche la violenta intensità del suo carattere.

Gillessen segue da vicino la poetica rielaboratrice di Dante, ovvero, non si limita a tradurre in pittura i versi danteschi così come sono. Rispetto alla nuda parola, Gillessen scende ben oltre. Il Caronte gillesseniano non è il vecchio canuto di Dante, sintagma, questo, che potrebbe in altre circostanze persino esigere riverenza. Gillessen trascende la sensibilità bassomedioevale di Dante per presentare Caronte per quello che è archetipicamente, ovverosia, l'orripilante demone Charun di ascendenza greco-etrusca, una figura semibestiale armata di pesante martello (ora trasformato in pertica). Gli occhi non trasmettono affatto l'idea virgiliano-dantesca di fuoco, bensì di tenebre, corrispettivo, questo, di una mancanza di intelligenza. Le mani simili a zampe, il crine e barba incolti, il sorriso quasi sadico al di sotto di un naso abnorme e il muso tutto quasi leonino o canino sono gli elementi animaleschi del demone.

Nell'Inferno III il lettore assiste alla scena dell'arrivo di Caronte dal punto di vista di Dante, "Ed ecco verso noi...". Questa è una costante nella poetica dantesca, vale a dire, la Commedia non è altro che una visione raccontata da chi l'ha avuta. In altre parole, la validità e la veridicità dell'esperienza sono garantite solo dal punto di vista individualistico. Noi vediamo ora in quanto Dante scrisse di aver visto allora. Pertanto, il lettore, "presente" in riva all'Acheronte assieme ai due poeti vede arrivare da lungi il vecchio canuto il quale dapprima piccolo e indistinguibile coll'avvicinarsi diventa sempre più grande e distinguibile. Gillessen, invece, inverte tale prospettiva. Il primo apparire del nocchiero viene così descritto non dal punto di vista di Dante bensì da quello della stessa mente bruta di Caronte. Ora il traghettatore vede due figure lontane che non riesce ancora a discernere bene. Di conseguenza, Caronte non è ancora giunto alla realizzazione del fatto che Dante è ancora vivo, ovvero, Caronte non ha ancora nemmeno formulato il pensiero sotteso ai versi 88-89 "E tu che se' costì, anima viva, / pàrtiti da cotesti che son morti." Chi legge il dipinto di Gillessen assiste ai meccanismi mentali dell'uomo-bestia e penetra così nella tridimensionalità concreta dell'aldilà. A prescindere dai celebri racconti alla stregua di quello di Francesca, raramente nei commenti tradizionali della Commedia, verbali o pittorici che siano, è dato di assistere così facilmente ed intimamente alla formulazione della reazione di questo aldilà alla presenza di Dante e tanto meno di vivere piccoli squarci della Commedia dal punto di vista della stessa mente degli esseri diabolici che la popolano.

L'arrivo di Caronte


Presentazione
Dante perduto nella selva oscura (Inferno, I)
Dante - seguace ed incarnato di Cristo (Inferno, I)
L'arrivo di Caronte (Inferno, III)
Il Nobile Castello del Limbo e il suo interno (Inferno, IV)
Minosse tremendo (Inferno, V)
I lussuriosi Guido Guinizelli e Arnaut Daniel (Purgatorio, XXVI)
Anime del girone degli invidiosi (Purgatorio, XIII)
Il cielo di Mercurio - gli spiriti operosi (Paradiso, V-VI)
Invettiva di san Benedetto da Norcia (Paradiso, XXII)
index

© Edizioni Art Studiomail