| artStudio |
| Presenze |
| Dante rivive in Umbria | Dante - seguace ed incarnato di Cristo |
Questo ritratto, benché inserito fra le opere "infernali", rappresenta un Dante in un "prima" o un "dopo" distaccato dall'avventura della Commedia. Egli è un uomo che contempla con dolore e piena cognizione di causa le fatiche, non si sa se passate o future. Chiarificatori in tale senso sono l'abito monacale e la corona di spine che indicano che il poeta doctus ha già estrinsecato l'homo interior scoprendo così la propria natura cristica. Gillessen dimostra qui di avere a lungo riflettuto sia sul testo dantesco sia sulla letteratura critica. Nella iconografia più consueta, Dante viene raffigurato incoronato di foglie di alloro. Tuttavia, qui egli porta serenamente in testa una corona di spine. Dette spine lo trafiggono facendolo sanguinare. La corona in sé, quindi, è segno di trionfo, di vittoria, ma anche infula dell'animale sacrificale. Il pellegrino incoronato è, quindi, il Cristo che sarà crocifisso o il cristiano che dovrà sottomettersi alla volontà di Dio onde subire tormenti e ferite. Il parallelismo fra Cristo e Dante è già perfettamente esplicitato. Per poter tornare dal Padre creatore, Cristo morto sulla croce è dovuto scendere Venerdì Santo sin nelle viscere dell'inferno. La stessa terra ebbe un sussulto, un terremoto, per la morte del Figlio di Dio, onde le tre "ruine" che Virgilio non riconoscerà in quanto era morto 19 anni prima di Cristo. L'Unto pantocrator liberò i Patriarchi dell'Antico Testamento e rimase nei regni oscuri per due giorni. Solo nel terzo giorno Cristo risorse trionfante, Figlio veramente degno del Primo Amore. Se l'uomo-microcosmo, secondo la mentalità bassomedioevale, è specchio del macrocosmo, allora, analogamente Dante, poeta pellegrino, è intimamente cristiano solo se segue le orme di Cristo. Dunque, anche Dante scende fin nelle viscere dell'Inferno il giorno di Venerdì Santo e rimane due giorni nei regni dell'oltretomba, l'Inferno e il Purgatorio. Solo nel terzo giorno e, quindi, nella terza cantica, Dante potrà contemplare le meraviglie dell'empireo e il sacerrimo volto di Cristo. Il costo, però, di tanta avventura è un profondo dolore empatico per le afflizioni umane e fatiche e ferite di una natura tale da cancellare ogni vestigio di peccato in lui. Gillessen, dunque, presenta Dante come un novello Cristo, l'homo exemplaris per antonomasia, che scenderà persino in fondo all'Inferno per il bene di tutta l'umanità e per la maggiore gloria del Padre.
| |
|
Presentazione Dante perduto nella selva oscura (Inferno, I) Dante - seguace ed incarnato di Cristo (Inferno, I) L'arrivo di Caronte (Inferno, III) Il Nobile Castello del Limbo e il suo interno (Inferno, IV) Minosse tremendo (Inferno, V) I lussuriosi Guido Guinizelli e Arnaut Daniel (Purgatorio, XXVI) Anime del girone degli invidiosi (Purgatorio, XIII) Il cielo di Mercurio - gli spiriti operosi (Paradiso, V-VI) Invettiva di san Benedetto da Norcia (Paradiso, XXII) index | |
| © Edizioni Art Studio | |