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Dante rivive in UmbriaDante perduto nella selva oscura

Più che selva, sembra che Dante si trovi già in una anticipazione del regno infernale dato che l'ambiente assomiglia più ad una caverna che non ad un bosco. Gli aggettivi danteschi del quinto verso "esta selva selvaggia e aspra e forte" sono stati elaborati: la selvatichezza nelle orride teste antropomorfe che costituiscono la vegetazione, l'asperità nella ruvidezza del paesaggio e la forza nella capacità del paesaggio di annullare l'uomo tanto da farlo diventare quasi tutt'uno con esso. Dante protagonista con il braccio destro alzato quasi volesse stropicciarsi gli occhi "tant'era pien di sonno" (Inf. I, 11) allude più verosimilmente ad Adamo scacciato dall'Eden. Come Adamo anche Dante deve nascondersi la testa, ovvero l'intelletto peccatore, dalla luce accecante dell'ira divina. La penombra che gli avvolge la testa è già quella che caratterizza il mondo degli inferi. Difatti, la luce presente proviene da un altrove più in alto, evidentemente da fuori della caverna. Il fatto che il corpo del pellegrino sia già quasi del tutto assimilato al paesaggio e che la testa sia avviluppata nell'oscurità indica che Dante è oramai irrimediabilmente da considerarsi un peccatore avviato verso la sua grande avventura attraverso i regni dell'aldilà. Vale a dire, Dante dovrà molto tribolare prima di uscire a rivedere le stelle.

Dante perduto nella selva oscura


Presentazione
Dante perduto nella selva oscura (Inferno, I)
Dante - seguace ed incarnato di Cristo (Inferno, I)
L'arrivo di Caronte (Inferno, III)
Il Nobile Castello del Limbo e il suo interno (Inferno, IV)
Minosse tremendo (Inferno, V)
I lussuriosi Guido Guinizelli e Arnaut Daniel (Purgatorio, XXVI)
Anime del girone degli invidiosi (Purgatorio, XIII)
Il cielo di Mercurio - gli spiriti operosi (Paradiso, V-VI)
Invettiva di san Benedetto da Norcia (Paradiso, XXII)
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