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Il catalogo generale dei dipinti di Franco Gentilini
Il catalogo generale dei dipinti di Franco Gentilini è finalmente uscito dai tipi di De Luca, la storica casa editrice fondata da Luigi De Luca ed ereditata dal figlio Stefano. Una lunga gestazione nella raccolta e nell'elaborazione dei materiali e nei procedimenti di stampa ha fatto attendere, per lunghi anni, questa pubblicazione, essenziale per l'opera del pittore faentino scomparso nel 1981. Firmato da Giuseppe Appella, il catalogo si è avvalso della collaborazione di Margherita Manno e di chi scrive, con la preziosa e fattiva consulenza d'archivio di Luciana Giuntoli Gentilini, seconda moglie dell'artista. Il testo critico di Appella, un'antologia di tavole a colori, le schede di tutti i dipinti - ciascuna affiancata dalla riproduzione in bianco e nero dell'opera corrispondente - una lunga ed articolata biografia e una dettagliata bibliografia nutrono le 850 pagine del libro, rilegato e confezionato in un cofanetto in blu e azzurro.
L'opera costituisce attualmente il punto più aggiornato delle ricerche pubblicate e conosciute sulla storia e sul lavoro di Gentilini, figlio di calzolaio, che si scopre fin da subito portato per il disegno e che, dopo scuole serali e la pratica pittorica nella fabbrica Focaccia & Melandri di Faenza, si reca a Bologna da Giovanni Romagnoli venendo inaspettatamente accolto dalla stima e dal concreto aiuto del pittore. La pittura en plein air a Faenza, sotto la guida di Mario Ortolani, consolida la resa delle luci vibranti e delicate tipica di questo suo periodo, che inaugura le prime collettive giovanili e sindacali. Dopo il breve soggiorno a Roma nel '29, la partecipazione alla Biennale del '30 e soprattutto un viaggio a Parigi nello stesso anno, nel '32 si trasferisce definitivamente nella Capitale.
Il primo studio romano, a vicolo del Gallinaccio, gli offre l'opportunità di mangiare con gli artisti romani, tra cui Antonio Donghi. Per due anni divide poi lo studio con Mannucci, che gli scolpisce un ritratto in gesso patinato. A Roma respira l'atmosfera infuocata e il segno graffiante delle visioni di Scipione, che influenzeranno il ritmo e la vibrazione del suo tratto, il surrealismo disincantato di Mafai, il tonalismo di Capogrossi, Cavalli e Cagli, con cui ha una proficua collaborazione, e si lega a Falqui, Sinisgalli, Diemoz, De Libero, estimatori dei suoi lavori, approfondendo la sua passione per la lettura, in particolare poesie, nutrita fin dal periodo faentino. E' grazie a loro che entra nella redazione di riviste come "Quadrivio", "Domenica" e "La Fiera Letteraria", illustrando con i suoi disegni racconti e romanzi a puntate. Il '33, anno della sua prima personale alla Galleria di Roma, registra inoltre un ciclo di dipinti ispirati più strettamente alle tematiche e allo stile del Regime. La prima partecipazione alla Quadriennale, seguita da innumerevoli altre, è del '35.
L'insegnamento al Liceo Artistico romano, che prelude al futuro incarico nell'Accademia, gli consente una stabilità economica che favorisce la sua ricerca pittorica, subendo prima il fascino del gioco sognante di Chagall e della deformazione espressionista ensoriana (La camera incantata, le Periferie), fino ad arrivare ad uno stile personale e immediatamente riconoscibile, iconico pur nella lirica essenzialità e nel ritmo di un andamento architettonico delle linee che si sposa sempre più indissolubilmente all'indagine materica. Un andamento che traduce nell'aspetto formale della composizione l'ironica e divertita visione - quasi una filosofica lezione di vita - della Roma dei saltimbanchi, dei fruttivendoli e dei venditori ambulanti, di timide e ammiccanti ragazze di quartiere o di attoniti ed eterni banchetti conviviali, immutabili come le famose cattedrali che da questo momento in poi costituiranno una delle costanti più note del suo lavoro. Con il passare degli anni, invece, e fino alle ultime opere, l'essenzialità formale dei dipinti degli anni Cinquanta si flette verso un naturalismo più realistico, approfondendo lo studio del colore in direzione dei contrasti tonali piuttosto che nelle declinazioni ton sur ton.
Laura Turco Liveri
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