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Soligo Art Project, le due facce del rinnovamento
Dall'intervista dell'agosto 1998 a Francesco Soligo (Next, n. 48), scomparso prematuramente nel '99 a soli 52 anni e che ha rappresentato per quasi trent'anni - dal '71 al '98 - tanti artisti che hanno contribuito a costruire la storia dell'arte recente, prendiamo oggi lo spunto per tracciare un percorso professionale e umano dell'uomo e della sua galleria, lo Studio Soligo, ora ereditato dalla moglie Raffaella e dai figli Raffaele e Giulio, coadiuvati da Fabio Falsaperla.
Soligo ha aperto ufficialmente nel 1971 nella storica sede di Via del Babuino 51 - accanto alla Galleria Il Cortile di Luce Monachesi - con una mostra di Giulio Turcato seguita subito da una di Mario Schifano. Fin dall'inizio, quindi, la Galleria Soligo si è posta nel filone sperimentale di quanti sostenevano che le modifiche sostanziali vissute dall'arte in quegli anni non portavano alla morte di ogni forma espressiva, ma al contrario contenevano i germi di un nuovo modo di essere e di indagare il mondo. aIn un periodo in cui l'ambiente romano favoriva gli incontri tra artisti, intellettuali e i primi, coraggiosi collezionisti - come il barone Franchetti - Franco, testimone e partecipe di questo clima fin da ragazzo, si è mosso poi coerentemente, legandosi in un rapporto di reciproca stima, amicizia e incoraggiamento a personalità del calibro di Tano Festa e Franco Angeli - di cui ancora oggi Raffaella Soligo tiene l'archivio - e valorizzando in seguito le successive tendenze contemporanee senza tuttavia indirizzare la galleria verso una linea precostituita. Ne è conseguita un'attenzione preminente verso l'area della ricerca pittorica d'avanguardia, con una predilezione per l'arte aniconica e le implicazioni ulteriori della Pop Art italiana. Del resto, l'attività di ricerca di nuovi talenti e il criterio di scelta degli autori da seguire con continuità si è sempre basato, come ancora oggi e per tutti gli artisti della galleria, sulla corrispondenza tra la persona e le motivazioni interiori dell'opera. In altre parole, preminente è la sincerità dell'artista nel suo lavoro che si riflette poi nei rapporti con se stesso e con gli altri. In tal senso, la collaborazione con i critici d'arte, fra cui si contano Trini, Gallo, Balmas, Crispolti e Bonito Oliva, è sempre stata la meno tradizionale possibile e la più proiettata verso nuovi orizzonti, mentre non sono mancate presenze più o meno durature di artisti come D'Orazio, Pace, Palumbo, Kattinis, Di Stasio (pittografie del '74), Corongiu, Bressan, Virduzzo, Burattoni, Boudinet, Salzedo, Thomas, Germanà, Faccioli, Knoblauch, Franceschelli, Stefanoni, Podestà, Giancarlo Benedetti e Galeano, Mangone, Santolini, e così via.
La fase della Scuola di Piazza del Popolo, arricchitasi nel tempo con Renato Mambor e Cesare Tacchi, è stata affiancata con Nicola Maria Martino che, a sua volta, ha portato al gallerista romano la ricerca del suo allievo Alberto Parres, improntata su un tipo di gestualità che recupera in chiave pittorica tendenze postinformali in una personale riflessione narrativo-evocativa. Un'altra presenza nella galleria è stata Cesare Berlingeri, introdotto nel '78 dal nobile siciliano Ciccio Alliata. I suoi piccoli progetti tela su tela giocati sulle trasparenze lasciavano intravedere le future "Piegature", concepite in chiave più concettuale. Con Esteban Villalta Marzi si aggiunge alla linea della galleria una ricerca espressiva permeata da un cromatismo molto acceso che utilizza, per fotografare la realtà contemporanea, il linguaggio stilizzato dei Cartoons, nella scia della Pop Art made in Italy.
Gli anni '80 vedono nello Studio Soligo quel punto di aggregazione che era progressivamente venuto a mancare nei salotti della capitale diventando l'anello di congiunzione tra la tradizione anni '60 e '70 e le nuove generazioni di artisti.
Negli anni '90 invece, nonostante l'ormai avvenuta crisi delle gallerie, Soligo inserisce nel suo gruppo un altro pittore, Fabrizio Campanella, che propone con la sua ricerca un'ulteriore concezione della forma in un'opera strutturalmente e cromaticamente calibrata, nel vigore prorompente di ritmi visivi sinesteticamente affini alla musica. Il ponte tra la prima fase della galleria, nella storica sede di Via del Babuino, e la nuova in Via Margutta 49 è così impostato da Franco, che purtroppo non riesce a vedere finiti i lavori di ristrutturazione, lasciando tuttavia una grande eredità ideale raccolta, come si diceva, dalla moglie, dai figli e dal socio Falsaperla. Lo Studio Soligo-La.Ra. Arte, quindi, lavora sostanzialmente con lo stesso "parco artistiî, ribadendolo anzi, nella stagione '99-2000, con la mostra inaugurale della nuova sede con opere degli anni '60 di Tacchi, seguita da quelle sui lavori più recenti di Campanella, Parres e Nakajima; e approfondendolo oggi in senso storico con il recupero degli artisti degli anni Sessanta (Festa, Angeli, Schifano, Tacchi, Mambor e Lombardo) nell'incontro-dialogo tra maestri storicizzati e nuove ricerche.
La SoligoArtProject di Raffaele Soligo, invece, ha l'ambizione di inaugurare una nuova concezione di galleria, molto aperta agli scambi con altri centri di promozione dell'arte in Italia e all'estero, applicando al proprio lavoro metodologie sperimentali e utilizzando i moderni mezzi di comunicazione, da cui oramai è difficile prescindere, ma la concezione della qualità sopra ogni cosa rimane la tradizionale prerogativa di scelta rispetto al nuovo a tutti i costi, già troppo visto e certamente molto poco duraturo nella cultura collettiva. Per questo, l'attività di archiviazione del lavoro degli artisti seguiti viene qui ritenuta imprescindibile e necessaria al fine di garantire una regolare e corretta informazione sul lavoro storico e contemporaneo di tutti gli autori della galleria. Artisti di viaggio di questa nuova avventura sono Parres, Villalta Marzi, Campanella, il binomio Galeano-Cattani, Thomas, Knoblauch, Burattoni, Podestà e Pace, oltre ai maestri già citati. Significativa in tal senso la mostra inaugurale della galleria, che prevede una raccolta di disegni di Mambor, direttamente collegata alla personale "Ricalcare", opere di Mambor 1961-69, inauguratasi alla La.Ra.Arte lo scorso 27 ottobre. In programmazione per la seconda parte della stagione 2000-2001, Via Margutta 49 prevede una personale di Villalta Marzi.
Interessante, in proposito, l'inchiesta Morte della Pittura?, a cura di Achille Perilli e Fabio Mauri, condotta tra critici d'arte, pittori, scultori, scrittori e musicisti affermati ed emergenti (pubblicata in: Almanacco Letterario Bompiani, Milano, 1961, pp. 267-282). Per Piero Dorazio, ad esempio - il pittore che, sensibile ai giovani artisti, presentò Schifano a Soligo - anche in quegli anni c'era molto da fare, in termini di linguaggio visivo (Ivi, p. 271).
La.Ra.Arte, Via Margutta 49 - 00187 Roma
tel 06 36005158, fax 06 36091562
e-mail: soligo@soligo.com - web: www.studiosoligo.it
SoligoArtProject, Via Panisperna, 244 - 00184 Roma
tel 06 48930240, Fax 06 48987471
e-mail: quiarte@libero.it - web: www.SoligoArtProject.com
Laura Turco Liveri
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