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Antonino Carboneopere

cover Dicono sia opportuno che io mi presenti, ma lo vorrei fare a modo mio, anche perché non ho dimestichezza con le lettere.
Dunque, sono nato nel "paese" più bello, Scicli, più a sud di Tunisi: caldo, palme nane, asfodeli e "puddazzi" (non ricordo la dizione in lingua), carrubi, fichi d'india, ibiscus rosa sinensis, mucche e perciò tori di razza "modicana", muri a secco dappertutto, terra assetata e magra, quando non è rocciosa. Il carretto istoriato con mille colori da pittori che vorrei potere eguagliare, trainato dal mulo o dal cavallo, a volte impennacchiati, il carrettiere che a voce spiegata intona arie antiche rese più armoniose dal rumore degli zoccoli e del carretto, propiziate dalla strada di terra battuta e dal rimbombo provocato da due file di candide case, nonché dal silenzlo dell'alba.
Ebbene, anche questo contribuisce al completamento di un ambiente decisamente singolare; anzi, contribuiva, perché il carretto ormal quasi dei tutto scompareo non solca più le tanto diffuse trazzere. Questi gli ingredienti che mi sono lasciato dietro e che col passare degli anni, tanti, sono riaffiorati in me come mossi da forza occulta; ho subìto il loro peso e, forse per una sorta di liberazione, oppure, quale tributo per vecchia ingratitudine, comunque inconsapevolmente, li ho rappresentati, dipinti:
il comune fico d'india, definito frutto dei poveri, ingigantito perché gli attribuisco l'onore, a torto o a ragione, d'essere li simbolo della mia terra, il toro, per me soggetto di estremo interesse, non per la sua forza e maestosità. che pure il "modicano" possiede a dismisura, ma per un fatto inconscio da attribuire ad un passato piuttosto lontano; non c'è magnificenza nei miei tori, spesso sono vecchi, scarni, dimagriti dalla perenne siccità e principalmente addolorati, tormentati da motivi forse intuibili. I "pupi", i miei "pupi". non hanno le pretese di imbattibili guerrieri; oltre ad assere disarticolati, evidenziano debolezze fisiche e combattentistiche: così mi piacciono.
I muri a secco, grazie alla loro diffusione rappresentano una nota irripetibile; li vedo uno sopra l'altro sovrastati da carrubi ricchi di ucceili, e custodi delle magnifiche palme nane e delle altre innumerevoli entità spontanee.
Ho il dovere di riparlare del carretto: il carretto siciliano mi ha esaltato e mi esalta per la sua struttura infallibile e perché elemento predominante nel paesaggio siciliano; forse per una sorta di rivincita, considerata la fine ingloriosa che si accinge a fare, lo difendo attraverso le rappresentazioni fra le più sofferte.
Ho indicato brevemente le fonti principali dalle quali scaturisce la mia opera, e se questa non dovesse ottenere la sufficienza mi dispiacerebbe perché mi rifiuterei di ricominciare.
Ringrazio quanti mi leggeranno. (Antonino Carbone)

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