| artStudio |
| Presenze |
| Sergio Bizzarri: donne, amore e natura | opere |
Giunta a Spoleto ho trovato aperto il portone di una delle più autorevoli casate cittadine, il settecentesco Palazzo Spada, sede della Galleria d'Arte Moderna. Ho sceso una scalinata in antico cotto umbro e mi sono trovata in un caveau di straordinaria suggestione, tra volte e anfratti dalle cui pareti occhieggiava tutta la vita artistica di Bizzarri, dai primi informali materici degli anni '50, alle ultime grandi tele del '97. Una vita per la pittura, Bizzarri è del 1931, ma soprattutto di sodalizio con "la gente", con il cuore pulsante di un pubblico per il quale egli ha profuso energie e al quale ha rivolto appelli all'amore, alla vita, alla speranza, dal suo mondo pittorico di creature atemporali cariche di un vitalismo panico che trasuda spiritualità e misticismo, dai corpi nudi permeati di sacro erotismo, dai boschi incantati dove ruzzano elfi e ninfe dalla malizia casta. E' interessante rileggere a ritroso il percorso artistico di Bizzarri, cadenzato da trasferimenti: i primi studi-laboratorio furono angusti eppure suggestivi locali della Spoleto vecchia, quando fece il suo bagno natale artistico nella prima stagione del Festival dei Due Mondi, in una ebbrezza goliardica che gli fece spendere il ricavo della prima vendita in una "orgia" di vino e bruschetta in una taverna sgangherata con gli amici pittori della Rive Gauche (così aveva chiamato presuntuosamente il vicolo che li ospitava). Si trasferì negli anni '70 a Montebibico, in un monumentale castello del X secolo dal quale si domina la verde vallata esuberante di castagneti e oliveti che regalarono colore e atmosfera alle tele di quegli anni, movendo la mano commossa del pittore che inneggiava a una pace francescana con la malizia del sano gaudente. L'austero Montebibico fu improvvisamente abbandonato dietro il richiamo suadente di una boccata di mondanità: Bizzarri occupò una vecchia villa sulla Flaminia, eremo borghese di un momento di quieta rilassatezza spirituale che incoraggiava gli amici più fedeli a far visita al maestro senza più incorrere nei rischi di una impervia strada di montagna gelata e innevata nei mesi invernali. Astrattismo, visioni oniriche rasserenanti, alternati a turbamenti esistenziali accompagnarono gli anni della villa di Campo Salese, troppo vicina alla strada rumorosa infausta e insidiosa, eppure troppo lontana dal sito della sua infanzia artistica di cui Bizzarri sentiva sempre di più il richiamo e la nostalgia. Allora fece i bagagli, caricò i suoi quadri, i cocci dipinti, le schegge di pietra graffite e tornò a Spoleto, la sua vecchia città le cui mura avevano raccolto e ascoltato le sue prime aspirazioni, le amarezze e le speranze. A Spoleto dunque l'ultima tappa dell'inquieto pellegrino dell'arte? Nessuno può saperlo, per ora ci basti leggere entro le ampie stanze riempite con sapienza da più di quaranta anni di pittura come in un museo, l'intenzione di Bizzarri di restare accanto al suo pubblico al quale intende regalare ancora, per chi sa quanto, momenti di cultura, amicizia, tenerezza e fiducia attraverso il colore che è la sua ragione di vita e vorrebbe fosse la ragione di ogni esistenza cui nuoce l'ombra e l'appannarsi dell'arcobaleno. CARLA PONTI
Palazzo Spada, Via delle Terme 3/5 - Spoleto (Perugia) tel 0743.45699 - ab 0743.40458 - cell 328.8262482 orario: 10.30-13 e 16.30-19.30 e-mail: Sergio Bizzarri c/o artStudio | |
| © Edizioni Art Studio | |