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Presenze

Peter Behanopere

cover Nell'avvicinarsi alla dimensione creativa di questo artista irlandese è necessario lasciarsi avvincere dall'esigenza di sottoporsi a una salutare introspezione personale. Le figure umane che popolano le opere di Peter Behan, con le loro distorsioni pervase a volte di solitaria malinconia, talaltra venate da una sorta di beffarda ironia e autoironia, invitano infatti a riflettere sulla quotidiana commedia umana che ci vede contradditoriamente protagonisti. Il suo segno mobile e inquieto, di derivazione espressionista, è nel contempo genuino prodotto dell'humus culturale irlandese, ove l'acre sorriso di un umorismo disincantato e financo corrosivo non appare mai disperato fino all'annientamento: Behan riesce infatti a strapparci una risata liberatoria cui si sovrappone immediatamente, insinuandosi sottilmente sottopelle, una sensazione di incontrollato malessere. Ciò avviene forse perché i personaggi messi in scena dall'artista, con i loro sdoppiamenti neurotici e la loro difficoltà comunicativa che li spinge sovente o a debordare sulla superficie o a rinchiudersi in strani imperscrutabili silenzi, finiscono ben presto con assomigliare al nostro interrogarsi, mai del tutto risolto, su cosa davvero significhi la recita che siamo obbligati a rappresentare ogni giorno. Ed ecco quindi che le immagini di Behan, con la loro in apparenza strana convivenza di ilarità e tristezza, ricordano le pagine egualmente cariche di ambiguità irresolubili di uno dei più grandi spiriti irlandesi del Novecento, James Joyce: tutto è inestricabilmente e continuamente intersecato in una tragicommedia senza fine, sia l'anelito a cercare una positiva dialettica con l'altro da sé sia l'impossibilità a realizzarla davvero per il peso preponderante che attribuiamo al nostro io. Emidio De Albentiis

E' nato a Dublino nel 1939


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